Ddl Pillon. Va in scena a Roma l’odio contro le donne

Ddl Pillon. Va in scena a Roma l’odio contro le donne

Continuano a scorrere le immagini dell’incontro svoltosi giovedì pomeriggio nell’aula consiliare del primo municipio a Roma. Organizzato dalla Lega sul tema «Famiglia e natalità», aveva come invitato principale il senatore Simone Pillon che – arrivato lì – è stato contestato dalle molte donne presenti – da Non Una Di Meno a Di.Re, dalla Casa internazionale delle donne a Differenza Donna e altre associazioni. Vedendo quei video, che nelle scorse ore hanno fatto il giro della rete, la scena è chiara: le attiviste che tentano di prendere parola per aprire il conflitto politico che il testo del ddl Pillon impone, vengono pubblicamente insultate, strattonate, maltrattate; in un contesto in cui un senatore cerca di spiegare, come si trattasse di un concetto innocuo, gli indiscutibili benefici di questa fantomatica «famiglia italiana» che deve opporsi alla invasione migrante.
Nel mondo colorato dei «buoni sentimenti» di Pillon, mentre sbraita quanto sia giusto e santo propugnare una struttura tradizionale e patriarcale, in quella stessa stanza si consumano alcuni scambi piuttosto indicativi di quale sia la vera temperatura etica, oltre che politica e spirituale, di questa maggioranza di governo. Per primo si alza un uomo che dopo un paio di considerazioni triviali e stizzite, si scaglia contro una delle attiviste che, come unica colpa, ha quella di tenere fra le mani uno striscione. Il paradosso vuole che su quello striscione stia scritto «Giù le mani dalle donne» mentre un uomo sta appunto cercando di colpirla. Nel silenzio di tutti i convenuti al tavolo dell’incontro. In un secondo frammento del video, un altro ospite al tavolo invita le donne a lasciare la sala consiliare, al grido di «Zoccole, andatevene via». Anche qui, nessuno fa niente, compreso il senatore Pillon che – non pago di aver fatto consumare questo ignobile spaccato di violenza – sulla sua bacheca di Facebook ieri chiama le attiviste, spintonate e dileggiate, «nazi-femministe cirinnanti». Canzonandole in ogni modo possibile che, se non fosse finito il tempo dello scherzo e dello sfottò a tutti i costi a cui ampiamente ci abituano alcuni rappresentanti di questo governo, ci sarebbe da seppellirli di risate. Non solo perché Simone Pillon sembra essersi linguisticamente risvegliato dopo una ibernazione centenaria da cui vaneggia di «individualisti che vogliono vivere e morire da soli»; vi è in questa icona impotente del perbenismo una pericolosità sadica tutta interna al testo del ddl su cui in questi mesi si sono espresse professioniste che, dalla materia giuridica a quella intorno al sostegno contro la violenza alle donne, sono state coadiuvate dal lavoro paziente e capillare di altrettante attiviste. Un documento retrogrado, reazionario, specchio piuttosto fedele di quel luogo simbolico mortifero in cui la Lega – di cui Simone Pillon è degno rappresentante – vorrebbe sospingere decenni di libertà femminile. La famiglia italiana è, per Pillon e la Lega, ostaggio del Gender, oltre che delle ong, finanziate dai poteri forti, che hanno portato nel nostro paese un carico di genti arrivate chissà da dove per minacciare il nostro tessuto identitario. Ciò contro cui si deve lottare senza sconti è invece l’idea dell’umano come irrilevante secondo le latitudini che abita, se non sono italiani si possono lasciare pure in mare a concludere la loro sorte di miseria; chissà in quale parte delle sacre scritture si avverte che la sventura dei propri simili è una congiura ai danni del proprio privilegio. Ma il dio personale di Simone Pillon non si limita solo al razzismo metodico, è una divinità ridotta alla meschinità terrena di essere servo del potere di un partito politico, è una entità capricciosa a causa del testosterone di maschio bianco che vorrebbe fondare nuclei famigliari in cui le donne non sono soggetti dotati di autonomia bensì di prostrazione. Continuare a dire che intanto il ddl non passerà non è più sufficiente, bisogna che qualcuno si prenda delle responsabilità politiche davanti a un rancore simile. Che è contro l’umano, lasciato morire in mare. Che è contro donne e bambini quando non si piegano agli istinti proprietari di rabbiosi maschi abbandonati. Che diventano violenti quando si dice loro Adesso basta.

* Fonte: Alessandra Pigliaru, IL MANIFESTO

Foto: Pixabay CC0 Creative Commons



Related Articles

Regolamento di Dublino, decennale amaro: persone detenute, asilo non garantito

 

Compie dieci anni il Regolamento Dublino ma secondo il Cir e altre organizzazioni c’è poco da festeggiare. Il sistema che vincola i richiedenti asilo al primo Paese europeo di ingresso viola i diritti. Servono regole più umane

Violenza su donne, rapporto Nazioni Unite “In Italia buone leggi, ma poca protezione”

Violenza su donne, rapporto Nazioni Unite "In Italia buone leggi, ma poca protezione"

A Ginevra viene presentato il documento stilato dal relatore speciale Rashida Manjoo sui dati raccolti nel nostro Paese. Nel 2011 le donne uccise sono state 127. La violenza domestica è la forma più diffusa. Le raccomandazioni per eliminare le discriminazioni

Emergenza umanitaria tra ipocrisie e realtà 

Da internet.
Un paese di 60 milioni di abitanti, con il 12 per cento della popolazione europea, collocato nel cuore del Mediterraneo, può davvero pensare di non fare i conti con il fenomeno dei richiedenti asilo? Ma è tutto il sistema dell’accoglienza che non funziona e che necessita di una legge organica, con una chiara ripartizione di competenze tra centro e periferia, un coinvolgimento degli enti di tutela e una programmazione degli interventi. Quanto alle risorse, basta ricordare che l’accordo Italia-Libia costa 250 milioni di dollari l’anno, per venti anni.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment