Grande Distribuzione. Carrefour licenzia, il modello «sempre aperto» non funziona

L’azienda che ha inventato i market 24/7 annuncia 590 esuberi I sindacati: quarta procedura in due anni, liberalizzazioni inutili. Ultima frontiera del precariato: offerto franchising come alternativa a perdere il posto

Massimo Franchi * • 19/2/2019 • Lavoro, economia & finanza • 653 Viste

È il marchio famoso in Italia per i supermercati e ipermercati aperti 24 ore 7 giorni su 7. Nei giorni in cui si blocca il disegno di legge per regolare le chiusure festive, la francese Carrefour annuncia altri 590 esuberi. Dimostrando come lo stesso modello «apertura continua» non funziona. Lanciato nel 2012 ha prodotto «fatturati e vendite in calo». E la quarta procedura di licenziamento collettivo dal 2017 a oggi.

PROPONENDO UNA NUOVA frontiera del precariato: agli esuberi viene lanciata un’ancora di salvezza rappresentata dalla possibilità di aprire punti vendita in franchising a marchio Carrefour totalmente a loro rischio e pericolo. Come dire: «Noi andiamo male, abbiamo un modello sbagliato e ti licenziamo. Ma magari tu sei più bravo di noi e con il nostro marchio potresti guadagnarci».
Venerdì scorso l’amministratore delegato di Carrefour Italia – circa 20mila dipendenti nel gruppo di cui 15mila diretti – ha annunciato il roboante «piano di trasformazione quadriennale 2019-2022» che nell’ultima parte incidentalmente prevede «un impatto riorganizzativo equivalente a massimo 590 equivalenti a tempo pieno, corrispondenti a circa il 4% della forza lavoro».

«L’AMMINISTRATORE DELEGATO ha vomesso in qualsiasi modo di parlare delle aperture 24/7 – spiega Fabrizio Russo della Filcams Cgil – ma è chiaro che quel modello non funziona perché i fatturati e vendite sono in calo nonostante l’aumento di orario: le liberalizzazioni di fatto non avuto alcuna incidenza sui fatturati. Carrefour è in situazione di difficoltà da diverso tempo e già nel 2017 ha portato avanti due procedure di licenziamento collettivo per che hanno coinvolto 600 lavoratori, ha disdetto la contrattazione aziendale e sul territorio non rispetta gli accordi». L’ultimo riferimento è a Milano dove la scorso domenica Filcams e Cobas hanno scioperato contro l’aumento delle domeniche lavorative da 12 a ben 26 l’anno.

I FRANCESI SONO ANCHE I PRIMI nell’utilizzare uno strumento – criticato dai Cobas – presente nel recente contratto nazionale della grande distribuzione sottoscritto dai sindacati confederali e Federdistrubuzione: il «Protocollo per la gestione di gravi crisi aziendali» che prevede di derogare dal contratto in caso di due Ebidta (margine operativo lordo) negativi. «Ma si tratta di una richiesta molto meno grave e non contestuale all’apertura della procedura di licenziamento collettivo e disdetta dei contratti aziendali», spiega Russo, «è estremamente grave l’ennesima messa in discussione dell’occupazione dopo i diversi accordi siglati nell’ultimo periodo con i quali la società si era impegnata a garantire la salvaguardia occupazionale, e dopo anni di sacrifici da parte dei lavoratori. Carrefour sta adottando misure altrettanto drastiche anche in altri paesi, solleciteremo quindi il Comitato aziendale europeo fra sindacati».

Il nuovo piano Carrefour però continua a prevedere aperture: 300 nuovi punti di vendita a insegna Market (100) ed Express (200) e lo sviluppo dell’eCommerce. Cambia invece il modello di grandezza dei punti vendita: basta iper mercati – in calo di fatturato secondo la Nielsen del 2,4% nel 2018 – con «riduzioni delle superfici di vendita di 5 ipermercati su 51».
Come detto invece è nuova anche la forma di «Incentivazione all’imprenditorialita» da proporre «ad alcuni dipendenti coinvolti nel piano» – leggasi «esuberi» – «ai quali l’azienda offrirà un affiancamento per avviare una propria attività imprenditoriale in franchising a marchio Carrefour».

CRITICA VERSO IL PIANO anche la Uiltucs che, sebbene apprezzi «la volontà di cambiare rotta sulla qualità degli investimenti annunciati» ritiene «sbagliata e contraddittoria» la scelta di Carrefour di ridurre gli organici e la richiesta di una revisione al ribasso dei salari, temi che dovevano essere trattati nel rinnovo del contratto aziendale, in scadenza a maggio.
La mobilitazione dei lavoratori – dopo gli scioperi a Milano – è molto forte, in questi giorni sono in programma assemblee per decidere come far ritirare i licenziamenti all’azienda.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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