I genitori dell’ex premier Renzi agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta

La procura di Firenze accusa i genitori dell’ex presidente del consiglio e l’imprenditore piemontese Gian Franco Massone di concorso in bancarotta fraudolenta, e di emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti

Riccardo Chiari * • 19/2/2019 • Carcere & Giustizia, Politica & Istituzioni • 296 Viste

Indagati con le stesse ipotesi di reato anche cinque amministratori di tre cooperative, due delle quali fallite, della “costellazione” di società dei coniugi Renzi.

FIRENZE. Tiziano Renzi e la moglie Laura Bovoli sono finiti agli arresti domiciliari, provvedimento deciso dal gip del tribunale di Firenze su richiesta del procuratore capo Giuseppe Creazzo e dei suoi sostituti Luca Turco e Christine Von Borries. Insieme ai coniugi Renzi è finito ai domiciliari il quasi ottantenne Gian Franco Massone, imprenditore piemontese che insieme al figlio Mariano è in affari con Renzi senior dal 2010, quando diventò socio della cooperativa Delivery service, poi fallita. E proprio il fallimento della Delivery e di altre coop sarebbe alla base della decisione del giudice delle indagini preliminari, che contesta ai genitori di Matteo Renzi le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, e di emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti.

Alle tre ordinanze di custodia cautelare si aggiungono altre cinque informazioni di garanzia, con destinatari gli altri amministratori di tre cooperative attraverso le quali si sarebbe strutturato un “sistema” di malaffare. I coniugi Renzi e Massone senior, secondo le anticipazioni del Corriere della Sera, sono stati nel tempo i veri deus ex machina delle cooperative, due delle quali – fra cui appunto la Delivery – sono già state dichiarate fallite. Le ipotesi di reato contestate riguardano da un lato l’emissione, tra il 2013 e il 2018, di fatture per operazioni inesistenti all’interno di una delle società, e dall’altro un’ipotesi di bancarotta fraudolenta che sarebbe stata commessa per le due altre società cooperative tra il 2010 e il 2013.

Oltre alla Delivery, Massone senior era stato ufficialmente l’acquirente a prezzo di saldo di una storica azienda della famiglia Renzi, la Chil post srl. Prima di fallire, la Delivery era stata utilizzata sia dalle aziende dei Renzi che da quelle di Massone junior. E proprio nella Delivery si era imbattuta la procura di Cuneo, impegnata in una inchiesta su una evasione previdenziale da 3,3 milioni di euro da parte di 13 coop al servizio della Direkta srl, il cui amministratore, Mirko Provenzano, è accusato di bancarotta fraudolenta.

Una volta trasferiti gli atti a Firenze per competenza, la procura del capoluogo toscano aveva inviato lo scorso anno i finanzieri a perquisire due coop, la Europa service Srl e la Marmodiv, entrambe collegate alla “Eventi 6”, società della famiglia Renzi. L’esame della documentazione acquisita ha convinto la procura a chiedere, e il gip a concedere, l’arresto dei coniugi Renzi e di Massone senior, per il timore di inquinamento delle prove ma anche per il pericolo della reiterazione del reato. Il giudice ha ritenuto fondato il sospetto secondo cui le cooperative “non hanno alcuna vita sociale, ma vengono costituite soltanto come schermo per altri affari”. Di parere opposto, va da sé, il difensore dei Renzi, l’avvocato Federico Bagattini.

Nel mentre Matteo Renzi ha annullato l’odierna presentazione del suo ultimo libro a Torino, e oggi pomeriggio alla 16 terrà una conferenza stampa in Senato. Intanto si è sfogato sui social network, dicendosi fiducioso nella giustizia ma sostenendo che se non avesse fatto politica i genitori settantenni non avrebbero mai dovuto subire l’arresto: “Chi ha letto le carte – assicura l’ex presidente del consiglio e attuale senatore – mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato”.

* Fonte: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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