Protesta dei precari Anpal: «Senza stabilizzazioni bloccheremo l’avvio del reddito di cittadinanza»

Workfare all’italiana. La protesta dei 654 lavoratori precari dell’agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (Anpal)

Roberto Ciccarelli * • 14/2/2019 • Welfare & Politiche sociali • 278 Viste

Se la selezione dei 6 mila «navigator» andrà in porto, l’ente che gestirà l’importante partita sul sussidio avrà il 94% del personale precario. “Di Maio aveva denunciato l’assurdità della precarietà nelle aziende di stato, con lui il precariato si moltiplica”

Blocco delle attività e scioperi durante la selezione dei seimila «navigator» che il governo Lega-Cinque Stelle intende fare assumere per due anni con contratti precari dall’Anpal Servizi entro le elezioni europee di maggio, quando dovrebbe partire l’erogazione del cosiddetto «reddito di cittadinanza». I 654 operatori precari delle «politiche attive» – quelli che secondo il neo-presidente dell’Anpal Mimmo Parisi dovrebbero «formare» i navigator – chiedono un «piano di stabilizzazione che dovrà necessariamente chiudersi prima dell’avvio della misura»: il prossimo aprile. La mobilitazione, iniziata l’anno scorso, continuerà durante l’iter parlamentare di approvazione del decreto approvato al Consiglio dei ministri che dovrà concludersi entro il 29 marzo.

Dopo uno speakers’ corner sotto la sede di Anpal Servizi nel quartiere Parioli di Roma, ieri si è tenuto un incontro al ministero del lavoro con il capo-segreteria Andrea Mihaiu del sottosegretario Claudio Cominardi che è stato giudicato «insoddisfacente» dal coordinamento dei precari, protagonista da un anno della lotta per la stabilizzazione. Tra i 77 emendamenti presentati alla commissione lavoro del Senato dalla maggioranza gialloverde non c’è al momento una proposta concreta per risolvere il paradosso clamoroso di precari che formeranno altri precari che dovranno guidare i “poveri assoluti” a cercare un lavoro. Tra i 450 milioni di euro previsti quest’anno, solo uno è stato stanziato dalla legge di bilancio per la stabilizzazione graduale dei lavoratori a tempo determinato. È esclusa la maggioranza dei collaboratori. «Di Maio aveva denunciato l’assurdità della precarietà nelle aziende di stato, con lui il precariato si moltiplica». Il coordinamento dei precari chiede invece 30 milioni di euro per tutti, un tavolo tecnico con il ministero e il presidente Anpal Parisi. «Senza di noi non si fa nemmeno un’ora di reddito di cittadinanza» ha detto un’operatore durante lo speakers’ corner.

Alla manifestazione hanno partecipato almeno duecento persone arrivate da molte regioni tra cui Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia e Basilicata, più alcuni dipendenti dell’ente che hanno aderito allo sciopero di 4 ore indetto dalle camere del lavoro precario e autonomo (Clap). È emersa l’idea di una «comunità professionale» che si percepisce come «attivatrice di diritti sociali» e non come «controllore della vita dei poveri»: «Noi non siamo i poliziotti del workfare». Una posizione che può aprire nuovi scenari critici nella recente storia italiana delle «politiche attive del lavoro». I precari hanno annunciato una «consultazione pubblica» tra i colleghi, anche dei centri per l’impiego, «per aprire un nuovo percorso sindacale» e una «carta dei diritti degli operatori». Mentre le regioni e Di Maio hanno siglato una tregua sul nodo costituzionale dell’attribuzione delle competenze sulle politiche del lavoro, circola la stima di 100 mila candidati per 6 mila posti da «navigator». Se, per miracolo, la selezione andrà in porto, l’Anpal supererà ogni record: il 94% del personale sarà precario. A meno che non siano le regioni ad assumere i «navigator». Ma lo potranno fare solo tra un anno, forse. Troppo tardi. Il governo ha fretta.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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