Sentenza della Cassazione, «il decreto Salvini non è retroattivo»

I giudici rispondono al ricorso presentato da un cittadino della Guinea a cui era stata negata la richiesta: le nuove e più restrittive norme non valgono per le domande d’asilo presentate prima del 5 ottobre scorso

Giansandro Merli * • 20/2/2019 • Immigrati & Rifugiati • 1097 Viste

«La legge dispone per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo» e vale anche per il «decreto Salvini», convertito in legge a dicembre 2018. Lo stabilisce la Corte di Cassazione rispondendo al ricorso presentato da un cittadino della Guinea a cui era stata negata la richiesta di protezione. Il tribunale supremo afferma che le nuove e più restrittive norme introdotte dal decreto non valgono per le domande d’asilo presentate prima del 5 ottobre scorso, data dell’entrata in vigore.

IL PROVVEDIMENTO voluto dal leader della Lega cancella il permesso di soggiorno per motivi umanitari, disponendo alcune circostanze «speciali» per il riconoscimento di forme di protezione diverse da asilo politico e protezione sussidiaria. «Il permesso umanitario ha un’intima connessione con il diritto d’asilo costituzionale» e per questo la legge non può essere retroattiva, spiega la Corte.

OLTRE 23MILA MIGRANTI si sono visti negare negli ultimi quattro mesi la richiesta di una qualsiasi forma di protezione. Le Commissioni territoriali, su indicazione di quella centrale, hanno applicato immediatamente il decreto, dopo che già a luglio scorso erano state invitate insieme ai prefetti a una maggiore severità da una circolare del ministro dell’Interno.

Diversamente si sono comportate le Corti d’assise alle quali sono stati presentati i ricorsi. Quasi all’unanimità, con l’eccezione di quella di Firenze, hanno decretato l’irretroattività del provvedimento continuando a riconoscere il permesso umanitario.

«IN QUESTO MOMENTO in Italia la Commissione nazionale per il diritto d’asilo dice alle commissioni territoriali che devono giudicare solo sulla protezione speciale e non su quella umanitaria – spiega Loredana Leo, avvocata dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione – La Cassazione, invece, dice ai giudici di riconoscere la protezione umanitaria». Non è ancora chiaro se anche le commissioni dovranno adottare questo principio.

I PERMESSI UMANITARI sono diminuiti dal 28% di maggio 2018 al 2% dell’ultimo dato disponibile. La sentenza della Cassazione limiterà fortemente gli effetti del decreto Salvini. Dopo il 5 ottobre, infatti, le richieste di protezione sono state ben poche, in seguito al crollo degli sbarchi causato dalla guerra alle Ong e dagli accordi con la Libia.

La sentenza stabilisce anche che i requisiti per il riconoscimento della protezione devono essere verificati in base alla normativa precedente, ma il permesso sarà per «casi speciali» come stabilito da quella attuale. Vale due anni ed è convertibile in permesso per lavoro.

UN PICCOLO SPIRAGLIO che riaccende le speranze di alcune migliaia di persone altrimenti condannate alla clandestinità. Come lo sfortunato cittadino della Guinea che suo malgrado ha fatto giurisprudenza: a lui i requisiti per l’umanitaria non sono stati riconosciuti e il suo ricorso è stato respinto.

* Fonte: Giansandro Merli, IL MANIFESTO

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