Trump insiste e dichiara il muro con il Messico un’emergenza nazionale

 Il presidente segna un precedente che preoccupa il Gop. Democratici pronti alle barricate

Marina Catucci * • 16/2/2019 • Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 236 Viste

NEW YORK. Donald Trump, parlando dal giardino delle rose della Casa bianca, ha confermato ciò che si rumoreggiava da settimane, ovvero che per aggirare la rigidità del Congresso per niente prono a concedergli il budget necessario a costruire un muro tra Stati uniti e Messico, dichiarerà un’emergenza nazionale. Ciò che «The Donald» sta cercando di assicurarsi è un budget aggiuntivo di circa 8 miliardi di dollari, molto lontano dalle affermazioni della speaker democratica alla Camera, Nancy Pelosi, che ha più volte affermato di essere disposta ad investire per il muro un budget di 1 dollaro.

TRUMP HA ANNUNCIATO di voler anche firmare l’accordo bipartisan sulla finanziaria in modo da evitare un nuovo shutdown, un’interruzione delle attività lavorative che priva dello stipendio centinaia di migliaia di lavoratori federali. Molti dei colleghi di partito di Trump non sono d’accordo con la dichiarazione dello stato di emergenza, mossa che anche ai loro occhi appare sconsiderata, mentre i democratici stanno preparando azioni legali volte a bloccare questo provvedimento sin da quando Trump ha iniziato a ventilarne la messa in opera, a fine novembre.

IL TIMORE PRINCIPALE del Gop è che questa mossa segni un precedente pericoloso per un futuro presidente del partito opposto, che potrebbe utilizzare lo stesso metodo per far passare leggi severe sul controllo delle armi o relative al cambiamento climatico, due vere bestie nere per i repubblicani.

La possibilità di uno scenario simile è stata confermata dalla stessa Pelosi; si tratta di una paura che i democratici conoscono bene in quanto negli otto anni di mandato di Obama si erano ritrovati in una posizione simile con un presidente del loro partito che governava tramite decreti legge, creando un precedente pericoloso, usato spesso da Trump durante il primo anno di presidenza. Ora la nuova iniziativa del tycoon della Casa bianca dovrà affrontare tutta una serie di sfide giuridiche, a cominciare da quella del procuratore generale di New York, Letizia James, la quale ha già più volte affermato che questa è una crisi costituzionale, creata dal presidente. «Questa azione – ha dichiarato James – nuocerà agli americani in tutto il Paese, sprecando i fondi necessari a gestire emergenze reali e disastri reali, il tutto per fare avanzare l’agenda personale del presidente. Non rimarremo immobili di fronte a questo abuso di potere e combatteremo, usando ogni strumento legale a nostra disposizione».

Se questo è l’atteggiamento dei democratici, al momento con il pieno controllo della Camera, si apre lo scenario di una lunga battaglia.

Dichiarazioni belligeranti sono arrivate dai maggiori esponenti del partito opposto a Trump, da Sanders a Elizabeth Warren, a Kamala Harris, inclusi tutti i candidati alle prossime presidenziali del 2020: questa è anche l’occasione perfetta di fare un’opposizione di ferro per i rappresentanti di un elettorato che odia Trump più di ogni altro presidente nella storia Usa.

IN UNA DICHIARAZIONE rilasciata mentre Trump stava ancora parlando, la speaker Pelosi e il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, hanno affermato che il «presidente sta chiaramente violando il potere che appartiene esclusivamente al Congresso, potere che è stato sancito dai nostri fondatori nella Costituzione. Il Congresso, quindi, difenderà le autorità costituzionali nel Congresso stesso, nei tribunali e nel pubblico, utilizzando ogni metodo disponibile. Il presidente non è al di sopra della legge. Il Congresso non può lasciare che il presidente stracci la Costituzione».

* Fonte: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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