15 proposte per la giustizia sociale

Nel Rapporto si riflette su come le diseguaglianze tra persone e tra territori siano laceranti per la coesione sociale e le libertà individuali. La sinistra se ne è disinteressata, abbagliata dalla sirene del merito e del mercato, derubricando le diseguaglianze a una novecentesca lotta di retroguardia

Filippo Barbera * • 26/3/2019 • Studi, Rapporti & Statistiche, Welfare & Politiche sociali • 277 Viste

Presentato a Roma il rapporto «15 proposte per la giustizia sociale» del «Forum diseguaglianze e diversità»

Il «Forum diseguaglianze e diversità» ha presentato ieri al Teatro de’ Servi (Roma) l’atteso rapporto dal titolo «15 proposte per la giustizia sociale», ispirate al lavoro dell’economista inglese Anthony Atkinson (www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/).

Il messaggio del Forum è forte e chiaro: le diseguaglianze tra persone e tra territori sono profonde e molteplici, riguardano dimensioni economiche, di accesso ai servizi fondamentali, di riconoscimento, rappresentanza e potere. I loro effetti sono laceranti per la coesione sociale, il benessere e le libertà individuali. Generano rabbia e risentimento, alimentando i populismi. La sinistra se ne è disinteressata, abbagliata dalla sirene del merito e del mercato, derubricando le diseguaglianze a una novecentesca lotta di retroguardia. Ma così non è.

La lotta alle diseguaglianze, qui il messaggio del Forum, deve tornare nell’agenda politica. E devo farlo in modo radicale, rimettendo al centro i meccanismi di formazione della ricchezza (le c.d diseguaglianze pre-distributive). Occorre combattere le diseguaglianze dove la ricchezza si crea, a monte e non solo a valle dei processi economici. Ciò richiede di rimettere al centro dell’azione collettiva e pubblica l’idea che nelle diseguaglianze non ci sia nulla di ineluttabile: esse sono il frutto di scelte (o di non-scelte) politiche. Le alternative possono esistere.

Il Forum individua tre meccanismi di formazione della ricchezza, su cui intervenire in modo radicale. Il primo è il cambiamento tecnologico. La rivoluzione tecnologica in corso apre un paesaggio di «sentieri che si biforcano», dove le enormi possibilità di emancipazione che le tecnologie mettono a disposizione si scontrano con una struttura economica dominata da giganteschi oligopoli, dotati di enorme potere di controllo. La tecnologia e i suoi effetti non sono indipendenti dai rapporti di forza tra capitale e lavoro.

Qui la rilevanza del secondo meccanismo: la relazione fra lavoro e impresa, fra lavoratrici e lavoratori, tra potere del capitale e potere del lavoro dentro l’impresa. Infine, la terza proposta suggerisce di ridurre la diseguaglianza di opportunità nel passaggio tra le generazioni, ripristinando un sistema progressivo di tassazione della «ricchezza ricevuta» (eredità e donazioni) da redistribuire per accrescere la libertà dei giovani di perseguire i propri piani vita. Queste tre proposte si inseriscono all’interno di un disegno complessivo, che richiede il potenziamento dell’azione pubblica, la messa a tema della questione ambientale, la centralità di azioni «curvate» sulle specificità e sui bisogni dei territori «marginali», la parità fra i generi.

Il rapporto è frutto di un vero lavoro collettivo dove ricercatori e intellettuali hanno lavorato fianco a fianco con realtà importanti dell’associazionismo, confrontandosi con attori politici e sociali, raccogliendo spunti e critiche in modo aperto e costruttivo. I contenuti del rapporto sono un messaggio a quei partiti che li vorranno fare propri: la lotta alle diseguaglianze può e deve rappresentare la stella polare per la ricomposizione di una credibile offerta politica alternativa alla deriva autoritaria e populista. I temi trattati nel rapporto (15 proposte, 167 pagine, decine di grafici e tabelle) sono molti, forse troppi per costituire – senza mediazioni – una piattaforma programmatica.

Occorrerà assegnare delle priorità, decidere su cosa concentrare l’azione politica. Bisognerà anche disegnare una comunicazione politica efficace, in grado di trasformare i contenuti «alti» del lavoro fatto in proposte credibili e in alleanze strategiche, destrutturando nel contempo la propaganda delle destre populiste. Serve poi la forza dell’esempio positivo, mostrare che ciò che è scritto nel report si può fare. I Comuni che hanno aderito alle proposte (Milano, Bologna, Napoli, tra gli altri) possono sin da domani disegnare azioni e misure conseguenti. Possono nascere nuove proposte di legge, nuovi modelli gestionali operativi e radicalmente alternativi, si devono vedere impatti sulla coesione sociale e sulle libertà individuali. Le idee, ora, devono trovare gambe robuste per camminare.

* Fonte: Filippo Barbera, IL MANIFESTO

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