Difesa o omicidio? Silenzio alla camera, si spara

Nessun ostacolo per la legge bandiera di Salvini. Grillini muti per tutta la giornata, il dissenso del Movimento 5 Stelle si limita a qualche assente e a qualche voto segreto a favore di un emendamento Pd

Andrea Fabozzi * • 6/3/2019 • Carcere & Giustizia, Politica & Istituzioni, Welfare & Politiche sociali • 267 Viste

Il leghista unico ministro in aula annuncia che il provvedimento sarà approvato oggi e definitivamente dal senato entro fine mese. Con l’appoggio di Forza Italia e Fratelli d’Italia

Cinque ore e più di discussione, sessantotto interventi, sei articoli approvati, quarantuno emendamenti bocciati e neanche un intervento di un deputato di maggioranza. Con una sola eccezione della durata di trenta secondi, quando il liberal-leghista Basini non si è trattenuto e ha esclamato: «Non si possono mettere due carabinieri davanti a tutti i venti milioni di appartamenti italiani». Spiegando così la necessità della legge sulla legittima difesa, provvedimento bandiera di Salvini ingoiato come una medicina amara dal Movimento 5 Stelle. La camera lo approverà oggi, il senato dovrebbe riuscire a farlo diventare legge dello stato prima della fine del mese.

Nell’emiciclo di Montecitorio, il dissenso dei 5 Stelle si mostra nei banchi vuoti, lucine spente nel tabellone elettronico che replica gli spicchi dell’aula. Alla prima votazione sono 32 gli assenti non giustificati, e 31 quelli giustificati perché in missione. In pratica il 30% del gruppo non si è presentato. Non c’è il ministro della giustizia, competente per materia. A rappresentarlo il sottosegretario Morrone, ovviamente leghista. E c’è, unico ministro, Salvini. Appare e riappare in aula, il tempo di farsi fotografare e dettare alle agenzie: «Sono tranquillissimo, la legge sarà approvata entro domani». Cioè oggi. E ha ragione.
I 5 Stelle non parlano, i capi del gruppo passano il tempo piegati sui tabulati che danno un nome agli assenti. Tra gli altri Corneli, Ehm, Ricciardi, Sarli, Sportiellio, Colletti, Cunial, Chiazzese, Gallo, Romaniello: diversi di loro avevano trovato il modo di raccontare un malessere per questo tentativo dell’alleato leghista di depenalizzare l’autodifesa armata in casa. Ed è l’occasione perfetta per esprimere questo dissenso sotterraneo, muto. Perché la legge non rischia nulla, sostenuta com’è da Forza Italia e Fratelli d’Italia. A Montecitorio i numeri sulle pistole sono a prova di bomba.

Forza Italia anzi fa di tutto per intestarsi la legge, che pure avrebbe voluto ancora più esplicita. Chiedeva l’inversione totale dell’onere della prova, a favore di chi spara in casa. Dai berlusconiani arrivano interventi a raffica e frequenti litigate con i deputati del Pd. Che sono adesso contrarissimi e dunque in imbarazzo, avendo nella scorsa legislatura proposto (e quasi condotto in porto) quella stessa nozione di «grave turbamento» per escludere la punibilità di chi eccede nell’autodifesa. Non a caso nella prima lettura, alla fine dello scorso anno, in senato, il Pd votò a favore dell’articolo 2 della legge leghista.

Anche la Lega, probabilmente per non risvegliare l’alleato dalla narcosi, evita accuratamente di intervenire. Il Pd ottiene un voto segreto sull’emendamento che punta a cancellare la maggiore novità del provvedimento, quella per la quale l’autodifesa all’interno del proprio domicilio è «sempre» proporzionata all’offesa, dunque «legittima». L’appoggio di Forza Italia e Fratelli d’Italia copre ogni defezione dei grillini, che pure c’è senz’altro perché ai 111 voti delle minoranze contrarie al provvedimento (92 del Pd, 12 di Leu e 7 del misto) se ne aggiungono altri 14. Franchi tiratori molto probabilmente grillini hanno provato ad affossare la legge di Salvini, sapendo benissimo di non correre il rischio di riuscirci.
Ma non sarà quell’avverbio, «sempre», a far avverare le promesse dei leghisti ai loro elettori. Chi sparerà in casa propria per difendersi non potrà in ogni caso sottrarsi al controllo dei magistrati. L’inchiesta sarà comunque aperta e lo sparatore si ritroverà indagato, per accertare i fatti e valutare l’attualità del pericolo. «Riusciremo almeno ad abbreviare i tempi delle inchieste», ha ripiegato a un certo punto uno dei due relatori di maggioranza, che è appunto di Forza Italia. Ma anche questo è discutibile, perché bisognerà appurare se non si è trattato di un eccesso consapevole di reazione, magari basato proprio sull’idea che la legge adesso è favorevole a chi reagisce. E per i casi di eccesso colposo sono stati i magistrati ad avvertire che sarà difficilissimo distinguere tra un turbamento semplice e un turbamento «grave».

* Fonte: Andrea Fabozzi, IL MANIFESTO

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