GLOBAL CLIMATE STRIKE. LA GUERRA IN CORSO CONTRO LE NUOVE GENERAZIONI

Domani, sabato 16 marzo, ore 17,30, se ne discute a Milano all’ARCI Bellezza, a partire dalla pubblicazione del 16° Rapporto sui diritti globali

redazione • 15/3/2019 • Contenuti in copertina, Rapporto 2018 • 308 Viste

Domani, sabato 16 marzo, ore 17,30, ne discutono a Milano all’ARCI Bellezza (Palestra Visconti, via Giovanni Bellezza, 16/A), a partire dalla pubblicazione del 16° Rapporto sui diritti globali: Alfredo Alietti (sociologo, Università di Ferrara)
Alberto Castelli (politologo, Università di Ferrara)
Elena Lattuada (segretario generale CGIL Lombardia)
Matteo Malaspina (presidente ARCI Milano)
Sergio Segio (curatore del Rapporto, direttore di Società Informazione)
Guido Viale (economista)
Ingresso libero
 
Qui un brano tratto dall’introduzione del 16° Rapporto:
«Il presidente USA Trump ha dichiarato una guerra contro l’ambiente. Sono ben 76 i suoi provvedimenti in materia. A partire dall’uscita dall’Accordo di Parigi sul clima, annunciata già all’indomani del suo insediamento; per arrivare alla reintroduzione in molti casi dell’amianto, materiale che notoriamente uccide (sono stimati in almeno 15.000 gli statunitensi che ne muoiono ogni anno); passando per la rimozione dei limiti per i pesticidi e i fertilizzanti chimici, delle emissioni delle centrali elettriche, di quelle delle automobili e dal rilancio del carbone, la fonte fossile in assoluto più inquinante.
Una forsennata deregulation e un negazionismo sul riscaldamento climatico interamente a beneficio delle imprese, in particolare estrattive e petrolifere, e a tutto danno di lavoratori e consumatori; ma, in definitiva, dell’intera umanità, giacché alimentare politiche e perseverare in comportamenti contro l’ambiente equivale a segare il ramo su cui tutti siamo seduti sull’orlo del precipizio. Un deliberato e demenziale suicidio, che in questi casi maschera un omicidio di massa delle nuove generazioni. Una febbre distruttiva di cui il presidente della nazione più potente sembra essere preda. Ed è agevole comprenderne i motivi, dato che ha riempito la sua Amministrazione di manager provenienti dalle aziende di energie fossili. A partire dall’ora ex Segretario di Stato Rex Tillerson, amministratore delegato della ExxonMobil, compagnia petrolifera nella quale ha lavorato 41 anni (che lo ha compensato con un pacchetto pensionistico da 180 milioni di dollari), accusata di aver finanziato con decine di milioni la campagna negazionista e di disinformazione sul cambiamento climatico.
I primi provvedimenti di Trump sono stati di svuotare il Clean Power Plan, con cui Barack Obama aveva imposto l’accelerazione della chiusura delle vecchie centrali a carbone e la moratoria sulle concessioni per estrarre nuovo carbone. Poi ha fatto approvare l’oleodotto Dakota Access e aperto la strada a quello Keystone XL e revocato norme ambientali invise alla ExxonMobil. Ma basti dire che a capo dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente ha insediato Scott Pruitt, un repubblicano che in passato, come procuratore generale, aveva fatto più volte causa alla stessa Agenzia ambientale e che era stato finanziato dalle compagnie petrolifere. Ovviamente anche lui negazionista rispetto al climate change, ora dal vertice dell’Agenzia ha reso nuovamente legale l’uso dell’amianto nei materiali edili. Analoghe le caratteristiche del ministro dell’Energia voluto da Trump, Rick Perry, legato all’industria petrolifera, presente nei consigli delle società interessate all’oleodotto Dakota Access.
Insomma, la salute e il destino del pianeta negli USA sono nelle mani dei suoi diretti nemici».
[da “La banalità del disumano”, introduzione al 16° Rapporto sui diritti globali, di Sergio Segio]

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