Istat. Si conferma la «recessione tecnica» nel quarto trimestre del 2018

Il 2018 lascia un’eredità negativa sull’economia del 2019. L’Istat rivede al rialzo il dato congiunturale da -0,2 a -0,1%. Da venerdì i primi dati sulla produzione industriale del nuovo anno

Mario Pierro * • 6/3/2019 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 234 Viste

L’Istat ha confermato la «recessione tecnica» a dicembre 2018. Il prodotto interno lordo (Pil) ha registrato un valore negativo per due trimestri consecutivi: -0,1% di luglio-settembre (dato congiunturale rivisto al rialzo rispetto al precedente -0,2%) e -0,1% del trimestre ottobre-dicembre.

Nello stesso quarto trimestre del 2018, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% negli Stati Uniti, dello 0,3% in Francia ed è rimasto stazionario in Germania. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 3,1% negli Stati Uniti, dello 0,6% in Germania e dello 0,9% in Francia. A livello internazionale quello italiano è dunque il Pil più debole.
La nuova flessione dell’attività, dopo quella del terzo trimestre, è avvenuta in presenza di un aumento modesto dei consumi, degli investimenti e delle esportazioni nette, a cui si è contrapposto l’effetto negativo della contrazione delle scorte.

Il calo è osservabile anche dalla diminuzione del numero delle ore lavorate. Nel quarto trimestre del 2018 sono diminuite dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Questo è l’effetto di una diminuzione dell’1,9% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca; dello 0,2% nell’industria in senso stretto e dello 0,3% nei servizi, mentre nel settore delle costruzioni le ore lavorate sono cresciute dello 0,7%». Ciò ha causato inoltre un lieve aumento della disoccupazione dello 0,1%. Riguardo ai redditi da lavoro dipendente la crescita è stata pari allo 0,2% per effetto di un aumento dello 0,5% nell’agricoltura e nei servizi e dello 0,1% nelle costruzioni; nell’industria in senso stretto si registra un calo dello 0,5%.

Per capire se il Pil sarà negativo (o a zero) anche nel primo trimestre del 2019 – l’anno che dovrebbe essere caratterizzato da una «ripresa incredibile»per il presidente del Consiglio Conte – bisognerà aspettare venerdì quando sarà pubblicato il dato sulla produzione industriale di gennaio. Allora si inizierà a capire se la relativa tenuta di consumi, investimenti ed export registrata nell’ultimo trimestre dell’anno scorso sarà il segno di una resistenza. Oppure di una caduta che inciderà sulle sorti della difficile legge di bilancio che il governo Lega-Cinque Stelle si appresta ad istruire a partire dal Documento di Economia e Finanza (Def) di aprile e le successive tappe di controllo previste dai guardiani dei conti della Commissione Ue. «È una fase complicata in cui le imprese avvertono il sapore amaro della stagnazione e l’odore della recessione e questo non ci piace» ha detto il direttore generale di Federmeccanica Stefano Franchi.

* Fonte: Mario Pierro, IL MANIFESTO

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