La marea fucsia inonda Verona, «Siamo centomila»

Non una di meno. Partecipazione oltre le aspettative al corteo contro il Congresso delle famiglie. Interventi di attiviste e attivisti da tutto il mondo che oggi si riuniranno in un’assemblea aperta

Giulia Siviero * • 31/3/2019 • Libertà & Nuovi diritti, Movimenti, Welfare & Politiche sociali • 305 Viste

VERONA. «Lucha Internacional!», così festeggia ballando alla testa del corteo Marta Dillon, attivista argentina chiamata per le giornate femministe e transfemministe di Non Una di Meno a Verona contro la tredicesima edizione del Congresso mondiale delle famiglie, che riunisce il movimento antifemminista, antiaborstista e contro i diritti delle persone Lgbtqi del mondo. E mentre dentro al palazzo uno dei leader di Forza Nuova annuncia la nascita di un nuovo comitato per abrogare la 194, mentre si dice che «la rivoluzione sessuale ha portato al degrado della società», che «il multiculturalismo è una minaccia per la civiltà cristiana» e «che l’emancipazione delle donna è un’illusione che fa credere alle donne di poter fare quello che vogliono», decine e decine di migliaia di corpi «resistenti a favolosi» occupano con determinazione e con una marea fucsia tutta la città: «Siamo 100mila!», twitta nel tardo pomeriggio Non una di meno, «un numero oltre le aspettative di cui non si potrà non tenere conto», e anche la questura rivede al rialzo le sue «stime».

MENTRE IL PRIMO FURGONE è già quasi arrivato, l’ultimo deve ancora muoversi dal punto del concentramento. Passando accanto alla Gran Guardia dove è ospitato il Congresso, le attiviste e gli attivisti si fermano, alzano i loro pañuelos e leggono: «In questo palazzo, rigorosamente a porte chiuse e difeso da una militaresca zona rossa, si sta riunendo chi sostiene che l’aborto sia paragonabile al cannibalismo, che le persone omosessuali, trans e intersex siano malate o criminali, che i tumori al seno siano colpa delle donne che scelgono di non avere figli in giovane età». Dalla scalinata del palazzo qualcuno alza il braccio nel saluto fascista.

Le manifestanti proseguono. «La cosa ancora più grave è che all’interno di questo palazzo ci sono anche tre ministri del governo italiano: Bussetti, Salvini e Fontana al fianco di personaggi come il senatore Pillon ed esponenti politici di stati dove l’omosessualità è reato, dove l’aborto è illegale o dove vengono sistematicamente presentati progetti di legge per renderlo tale».

Questo gruppo di fondamentalisti, dicono le attiviste «presenta la famiglia naturale come unico modello possibile e la soluzione a tutti i problemi della società. Noi rispondiamo con la consapevolezza che nella famiglia patriarcale eteronormata si produce e riproduce un modello sociale gerarchico e sessista. È il luogo dove si verificano la maggior parte delle violenze di genere e dove vengono imposte la divisione sessuale del lavoro e l’oppressione. L’ideologia dietro la famiglia naturale è usata per propugnare il razzismo di chi afferma la necessità che le donne bianche figlino per preservare la purezza della razza. Per questo ribadiamo che la libertà di autodeterminazione delle donne e di tutte le soggettività Lgbt*qi+ non può prescindere dalla libertà di movimento delle e dei migranti».

E ANCORA: «Quello a cui stiamo assistendo in questo momento è un attacco a tutti i diritti conquistati dalle lotte femministe in passato: il divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia. È una reazione scomposta alla potente sollevazione globale delle donne che sta facendo saltare un ordine basato su coercizioni, sfruttamento e gerarchie».

CONTRO QUESTA AGGRESSIONE, ripetono le attiviste e gli attivisti di Non Una di Meno «non ci limitiamo a difendere quello che è stato conquistato. Siamo qui anche perché quello che abbiamo oggi non ci basta: vogliamo poter decidere liberamente e completamente come e dove vivere le nostre vite, come condividere il nostro tempo e costruire relazioni con le altre persone…».

La marea femminista, transfemminista, antirazzista e antifascista che ha inondato Verona è stata accompagnata dalla rete dei centri antiviolenza, dalle associazioni per i diritti delle persone Lgbtqi, dalle famiglie arcolabeno, dai collettivi universitari, dalle reti che lavorano sul territorio da anni e da migliaia di persone della cosiddetta società civile arrivate da tutta Italia. Al corteo tra le tantissime associazioni anche Libera a i Sentinelli di Milano, Arcigay e Arcilesbica, L’Associazione per ilm rinnovamento della sinistra, esponenti dei verdi, dei radicali, del Pd e di Leu con il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. In piazza anche Laura Boldrini, Monica Cirinnà e Livia Turco, l’ex segretaria della Cgil Susanna Camusso e l’attuale segretario generale Maurizio Landini, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris…

DURATE LA PARATA hanno preso parola attiviste e attivisti da Polonia, Uganda, Kurdistan, Spagna e molti altri paesi e che oggi si riuniranno in una assemblea transazionale e aperta per lavorare sulle loro relazione e le loro pratiche.

La risposta politica di Non Una di Meno al Congresso era iniziata già giovedì con una mostra che attraverso i dossier fatti dal collettivo giovanile Suburban e della rete «Assemblea 17 dicembre» hanno raccontato perché il Congresso si è svolto proprio a Verona, città definita Vandea d’Europa proprio dai movimenti di estrema destra presenti al Congresso.

MA DURANTE la «Città Transfemminista» sono stati anche organizzati convegni per spiegare bene che cos’è la presunta ideologia del gender, sono stati proiettati documentari per raccontare come la 194 è sotto attracco in Italia e anche in altri paesi del mondo, sono stati fatti laboratori di piazza partecipatissimi sulla scuola libera da sessismo e razzismo, e molto altro ancora. «Siamo qui – hanno spiegato le organizzatrici – per aprire spazi di liberazione a partire dalla forza globale del nostro movimento e dai nostri corpi sovversivi».

* Fonte: Giulia Siviero, IL MANIFESTO

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