Logistica. Un nuovo sciopero contro le violenze al magazzino Zara

Logistica. Un nuovo sciopero contro le violenze al magazzino Zara

Appalti . Filt Cgil: tutte le coop hanno la stessa sede legale, l’azienda non può non saperlo

L’aggressione ai lavoratori in sciopero nel magazzino di Castel Giubileo di mercoledì mattina provoca una accelerazione nella vertenza della logistica Zara. Mentre Filt e Filcams Cgil si uniscono per chiedere al più presto un incontro alla proprietà perché si faccia carico della gravissima situazione nell’appalto che coinvolge circa 1.100 lavoratori in gran parte del consorzio di cooperative Il Faro, vari lavoratori di città diverse decidono di continuare la loro mobilitazione che va avanti da una settimana – in solidarietà dei colleghi romani vittime del blitz dell’amministratore delegato della cooperativa e dei vigilantes muniti di taser che hanno mandato tre di loro in ospedale.

A RIMINI I LAVORATORI delle cooperative Twin Service e Logistic World «per i gravi fatti accaduti presso il magazzino Zara di Roma e a sostegno della vertenza che li vede impegnati nei confronti di ambedue le cooperative, ha deciso di proclamare lo sciopero di tutti i lavoratori impegnati presso i magazzini di Zara di Rimini e Riccione a partire da mezzanotte di giovedì 7 marzo e fino a mezzanotte del 10 marzo, con presidi permanenti al fine di ottenere un tavolo per la risoluzione della vertenza in atto. Inoltre, viene proclamato per sabato 9 marzo dalle ore 10 alle 12 un presidio di protesta davanti al negozio Zara del Centro Commerciale «Le befane», comunica la Filt Cgil territoriale.

«QUELLO CHE CONTESTIAMO a Zara – spiega Danilo Morini che per la Filt Cgil tiene le fila delle varie vertenze sul territorio – è di aver appaltato la sua logistica ad una serie di cooperative a partire dal consorzio Il Faro molte delle quali hanno la stessa sede legale nello studio dell’avvocato Biagio Cagnetta di Milano (come ad esempio le due che operano a Rimini, ndr), e molte delle quali sembrano far riferimento all’imprenditore di Imperia Roberto Picena, già indagato per intermediazione illecita di manodopera. Per questo pensiamo che Zara stessa debba farsi carico della situazione arrivando anche a pensare di assumere direttamente i lavoratori».

LE VARIE VERTENZE sul territorio – la più avanzata è quella del Lazio che coinvolge proprio il magazzino di Castel Giubileo – hanno tutte un tratto comune. «Ai lavoratori delle cooperative veniva applicato il contratto multiservizi che ha condizioni peggiori di quello della logistica – continua Morini – . Dai racconti dei lavoratori, buona parte egiziani, sappiamo che molti di loro erano costretti a lavorare per il doppio di ore senza straordinari pagati. Dopo la nostra mobilitazione anche il consorzio Il Faro applica a tutti dal primo febbraio il contratto della logistica ma non ha ancora riconosciuti gli arretrati per sanare la situazione».
La vertenza Zara dal punto di vista sindacale è una assoluta novità. Finora nella logistica erano i Cobas a rappresentare la maggioranza dei lavoratori, specie migranti, e lo strumento dei picchetti e dei blocchi dei magazzini era completamente estraneo ai sindacati confederali. «È chiaro che non è facile entrare nel mondo della logistica e neanche rappresentare lavoratori che hanno un modo di intendere i loro diritti non usuale per noi – ad esempio chi sa che tornerà in Egitto guarda più ai soldi che può avere che al contratto – ma come Cgil vogliamo entrare in questo mondo e il nostro obiettivo è sempre quello di rappresentare i lavoratori: se per far emergere le loro condizioni serve bloccare un magazzino, noi li appoggiamo», spiega Morini.

ALTRA NOVITÀ. Ieri ai lavoratori di Castel Giubileo è arrivata anche la solidarietà della parlamentare del Pd Chiara Gribaudo che ha chiamato in causa il colosso dell’abbigliamento: «Come può una grande azienda come Zara permettere questa brutalità negli appalti dei suoi negozi? Mi auguro che la società metta subito mano alla vicenda, allontani il prima possibile i colpevoli e garantisca l’applicazione del contratto collettivo di settore».

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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