Medici senza frontiere: in Libia «migranti malnutriti nei centri di detenzione»

«Aprendo la porta di una stanza usata in passato per stipare del cibo abbiamo trovato 31 persone chiuse a chiave – racconta Sam Turner, capomissione di Medici senza frontiere in Libia – Lo spazio era di circa 20 metri quadrati. Non potevano stendersi. C’era poca luce. Poca aria. Dovevano fare i bisogni nelle bottiglie. Abbiamo [&hellip

Giansandro Merli * • 21/3/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 163 Viste

«Aprendo la porta di una stanza usata in passato per stipare del cibo abbiamo trovato 31 persone chiuse a chiave – racconta Sam Turner, capomissione di Medici senza frontiere in Libia – Lo spazio era di circa 20 metri quadrati. Non potevano stendersi. C’era poca luce. Poca aria. Dovevano fare i bisogni nelle bottiglie. Abbiamo visto pessime condizioni di detenzione, ma questo episodio è stato particolarmente scioccante». Turner ha partecipato alla stesura di un rapporto sul centro di detenzione di Sabaa, a Tripoli, pubblicato ieri dalla Ong. È uno dei cinque in territorio libico in cui Msf offre settimanalmente assistenza medica e alimentare. Sono detenute circa 300 persone. Tra loro 100 minori.

MSF HA CONDOTTO due cicli di analisi di valutazioni nutrizionali, tra gennaio e febbraio di quest’anno. Circa un quarto delle persone sono risultate in stato di malnutrizione. Il 24% tra gli adulti e il 26% tra i minori. «Le persone perdono rapidamente peso e in alcuni casi anche altezza – spiega Turner – I minori sono più bassi rispetto ai loro coetanei. Il sistema immunitario si indebolisce. I livelli di energia sono ai minimi». Oltre ai danni fisici la situazione produce effetti psicologici ancora più inquietanti. «Pensate di trovarvi in un posto in cui non avete nessun modo di procurarvi del cibo. E che quel cibo non arrivi per uno, due, tre giorni. E che quando finalmente vi viene dato consiste solo in un piatto di pasta, bollita, senza niente. Le persone vivono così, con questa paura costante addosso», aggiunge il responsabile di Msf.

SE LE CONDIZIONI A SABAA e negli altri centri di detenzione sono indegne, la situazione che i migranti vivono fuori può essere perfino peggiore. Lo dimostra un dato rilevato nel rapporto: la percentuale di malnutrizione tra le persone appena entrate nella prigione è più alta di quella dei detenuti di lungo periodo. Circa il 50% in più. «Oltre al tragico conto dei morti in mare, mai come ora sottostimato, – dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di Msf – bisogna tenere quello delle persone che perdono la vita nell’inferno libico».
SONO 670MILA i migranti presenti nel paese nordafricano, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Human rights watch (Hrw) ha denunciato a gennaio di quest’anno che almeno 5.700 sono detenuti arbitrariamente. «Violenze e torture sono all’ordine del giorno – continua Eminente – Le persone sono picchiate mentre parlano al telefono con i familiari per estorcere loro dei soldi. Quando pagano o riescono a fuggire si imbarcano. Ma se vengono respinte il circolo ricomincia».

LA LIBIA È AL CENTRO della strategia italiana di contrasto dei flussi migratori. Gli accordi inaugurati dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti (Pd) sono stati intensificati da quello attuale, Matteo Salvini. «Dopo il recente salvataggio di 49 naufraghi ho sentito dire di nuovo al governo italiano che la Libia sarebbe un paese sicuro – afferma Turner – Le condizioni che vediamo tutti i giorni e che abbiamo descritto nel rapporto dimostrano ancora una volta che questo è falso».

* Fonte: Giansandro Merli, IL MANIFESTO

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