Migranti salvati da petroliera in rotta verso Malta, Salvini: «Dirottata, sono pirati»

La Elhiblu 1 era intervenuta in soccorso di un barcone con 108 persone. La Valletta schiera le navi militari. Salvini: «Criminali»

Carlo Lania * • 28/3/2019 • Immigrati & Rifugiati • 250 Viste

L’arrivo della Elhiblu 1 al limite delle acque territoriali di Malta è previsto per questa mattina all’alba. Se durante la notte le cose non saranno cambiate, la petroliera di proprietà turca troverà ad attenderla le navi della Marina militare maltese pronte a tutto pur di impedirle di avanzare ulteriormente e raggiungere un porto dell’isola. Le autorità della Valletta sono state infatti chiare nel definire l’imbarcazione, che batte bandiera dello Stato micronesiano di Palau, come una «nave pirata» ostaggio di un presunto «dirottamento» messo in atto da un gruppo di migranti salvati ieri al largo della Libia. E di «pirati» parla anche il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini, che su Facebook promette: «Le acque italiane sono precluse ai criminali».
Quanto sia realmente accaduto a bordo della nave cisterna in realtà è una storia in gran parte ancora tutta da scrivere. Fino a ieri sera gli unici fatti certi erano che la nave, con a bordo 12 persone di equipaggio, in maggioranza turche, dopo essere partita da Istanbul e giunta in acque libiche è intervenuta in soccorso di un barcone in difficoltà con a bordo 108 persone, tra le quali 33 donne. Il salvataggio sarebbe stato coordinato dalla Guardia costiera libica che al comandante della Elhiblu 1 avrebbe indicato Tripoli come porto sicuro verso il quale dirigersi. E così è stato fino a quando, arrivati a sei miglia dalla capitale libica, la petroliera ha invertito la rotta e messo la prua in direzione Nord, vale a dire verso Malta e l’Italia.

Il motivo dell’improvviso cambiamento al momento si può solo immaginare. Di sicuro non è la prima volta che, dopo aver capito che stanno per essere riportati nei centri di detenzione libici, gruppi di migranti fanno di tutto pur di non tornare nell’inferno dal quale pensavano di essere fuggiti. Una vicenda analoga, ad esempio, è accaduta a luglio dell’anno scorso al Von Thalassa, un rimorchiatore in servizio presso una piattaforma petrolifera al largo della Libia.

Dopo aver salvato 67 migranti in difficoltà che stava riportando in Libia, il comandante ha fatto marcia indietro e puntato verso l’Italia. Allora si parlò di ammutinamento dei migranti e di violenze nei confronti dell’equipaggio italiano. La successiva inchiesta della procura di Trapani ha escluso l’ammutinamento e portato all’iscrizione a registro degli indagati per concorso in violenza privata continuata e aggravata di sole due persone, un ghanese e un sudanese.

Finora, comunque, mai i migranti sono riusciti a prendere il controllo della nave.
Ieri i media maltesi riferivano di un ultimo messaggio inviato dalla petroliera e nel quale il comandante parlava di nave «in mano ai pirati». Poco dopo la Elhiblu 1 è entrata nell’area Sar maltese facendo scattare l’allarme sull’isola. «Poveri naufraghi che dirottano il mercantile che li ha salvati perché vogliono decidere la rotta della crociera», ha subito attaccato il titolare del Viminale. Poi, in diretta Facebook, ha mostrato su una cartina la rotta seguita dalla nave, «a mezza via tra Italia e Malta», e avvertito: «Io dico ai pirati: l’Italia scordatevela».

«E’ evidente che non si tratta di pirati, bensì di persone che scappano dai lager, dai campi di concentramento», ha affermato invece Luca Casarini, capomissione della nave Mare Jonio che fa parte della piattaforma Mediterranea. L’ong ha anche chiesto che alla Elhiblu 1 venga «immediatamente assegnato un porto sicuro in un Paese europeo dove alle persone salvate siano garantiti i diritti umani fondamentali».

* Fonte: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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