Nuova Zelanda: terrorismo razzista in due moschee, 49 uccisi

A guidare il commando di 4 persone un bianco di 28 anni. Rivendicazione «anti-migranti». Sui caricatori usati i nomi di Breivik e Luca Traini. La premier: «Uno dei giorni più bui»

Mario Di Vito * • 16/3/2019 • Internazionale, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 211 Viste

Con la telecamera fissata sulla testa e il mitra in mano. Alle 13.30 di ieri (l’1.30 di notte in Italia) a Christchurch, sulla costa orientale della Nuova Zelanda, un commando di quattro persone guidate dal 28enne Brenton Tarrant ha fatto irruzione in due moschee della città e ha ucciso 49 persone, ferendone altre 48.

La sequenza è andata in livestream su Facebook: 17 minuti di terrore omicida con movenze da videogioco sparattutto, inquadratura in soggettiva con il mitra che punta e spara e poi i corpi che cadono. La polizia ha arrestato tutti e quattro i killer e poi ha disinnescato diversi ordigni piazzati nelle strutture, perché la strage era stata studiata, anche se l’idea di colpire in Nuova Zelanda è arrivata appena tre mesi fa. Tarrant aveva annunciato tutto sul forum online 8chan (variante estrema del già spesso eccessivo 4chan), dove il capo del commando aveva anche pubblicato un manifesto di 74 pagine in cui cercava di dare sostanza politica ai suoi deliri razzisti e anti-islamici.

LA PREMIER JACINDA ARDERN ha parlato esplicitamente di «attacco terroristico» e ha aggiunto che quello di ieri è stato «uno dei giorni più bui per il Paese».

Mentre la notizia stava facendo il giro del mondo, su Twitter sono comparse le foto dei caricatori dei mitra usati per la strage. Sopra c’erano scritti con un pennarello bianco alcuni nomi ai quali Tarrant si è ispirato: c’è Anders Breivik, che nel 2011 in Norvegia aprì il fuoco e uccise 77 persone tra i giovani di sinistra riuniti a congresso sull’isola di Utoya, c’è anche Luca Traini, l’uomo che nel febbraio di un anno fa prese una pistola e cominciò a sparare a tutte le persone con la pelle nera che incontrava per le strade di Macerata. Ne ferì sei, ma che quel giorno non sia morto nessuno è soltanto frutto del caso e di una cattiva mira. Tra gli altri nomi si leggono quello di Alexandre Bissonnette che nel 2017 uccise sei persone in una moschea di Quebec City in Canada; quello di Sebastiano Venier, doge di Venezia che combatté nella battaglia di Lepanto nel 1571; quello di Novak Nujosevic, comandante montenegrino che fece la guerra contro gli Ottomani nella seconda metà del diciannovesimo secolo; e addirittura quello di Carlo Martello, il re dei franchi che a Poiters frenò l’invasione musulmana in Europa. NON

SOLO NOMI, però, sui caricatori ci sono anche luoghi come Vienna (assediata per mesi dagli ottomani nel 1683) e Rotherham, città del Regno unito dove qualche anno fa è scoppiato un enorme scandalo legato alla pedofilia, con 1.400 bimbi abusati e arresti per lo più all’interno della comunità pachistana locale.

ULTIMA SCRITTA LEGGIBILE: «Remove kebab», meme antimussulmano diffuso su internet e che deriva da una canzone di propaganda nazionalista intitolata «Serbia Strong», brano che Tarrant avrebbe ascoltato prima di compiere la sua strage. Le iscrizioni lasciano vedere con chiarezza il mare fantastorico e molto ideologico in cui sguazzavano l’attentatore e gli altri del commando, un misto di eventi lontani nel tempo, stragisti di estrema destra, fatti di cronaca e mode diffuse online. Un pasticcio più e più volte indagato quando si parla di populismi e nazionalismi.

NEL MANIFESTO pubblicato online e intitolato «The Great Replacement», Tarrant sostiene di considerarsi un partigiano né di destra né di sinistra, ma comunque deciso a fermare la presunta islamizzazione del mondo attraverso la sostituzione etnica dovuta all’immigrazione di massa. Le sue stelle polari sono due: Dylann Roof (responsabile della strage di Charleston nel 2015) e Breivik, con una spiccata simpatia anche per il presidente Usa Donald Trump, «simbolo di una rinnovata identità bianca». Lunga la lista dei nemici, con auguri di morte per la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente turco Tayyp Erdogan e Sadiq Khan, il sindaco laburista di Londra figlio di immigrati pachistani.

La parola d’ordine dell’attentato è «vendetta». Vendetta «contro gli invasori», vendetta «per le centinaia di migliaia di morti causate da invasori stranieri sulle terre europee nella storia», vendetta «per la schiavitù di milioni di europei prelevati dalle loro terre dagli schiavisti islamici», vendetta «per le migliaia di vite umane perse in attacchi terroristici in tutte le terre europee».

SEMBRA UN DELIRIO, ma in realtà l’analisi di Tarrant è lucidissima e ricorda molto da vicino anche molti temi ormai divenuti comuni nelle campagne elettorali permanenti effettive di casa nostra.

Con una consapevolezza spaventosa: non si parlerà solo dei morti delle moschee di Christchurch, ma anche delle idee degli attentatori. E infatti Tarrant, su 8chan, arriva a scriverlo chiaro e tondo nell’annuncio del suo manifesto: «I giornalisti lo adoreranno».

* Fonte: Mario Di Vito, IL MANIFESTO

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