Picchetto contro il caporale, ma arrivano 16 denunce per violenza

Adl Cobas. A Belfiore (Verona) dopo lo sciopero contro un caporale – sospettato di essere il mandante di un pestaggio di un delegato – per 16 arriva il reato di violenza privata

Massimo Franchi * • 5/3/2019 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 190 Viste

Uno sciopero di solidarietà contro un delegato picchiato per aver denunciato un caso di caporalato si trasforma in 16 denunce per violenza privata. È successo a Belfiore, nel veronese dove la lotta del sindacato Adl Cobas per le condizioni di lavoro nella cooperativa che gestisce la logistica del magazzino MaxiDì va avanti da molti mesi.

Il 27 novembre Trilok, un delegato Adl Cobas che si batte contro lo sfruttamento dei suoi connazionali da parte di uomo da tutti conosciuto come Taru, viene aggredito e pestato a sangue da tre persone incappucciate «in un’azione di stampo criminale organizzatata in modo chirurgico». Due giorni dopo l’Adl Cobas organizza una manifestazione davanti al magazzino MaxiDì di Belfiore che rallenta il flusso dei camion che servono le catene di supermercati della zona.
Ieri la notizia: 16 persone tra sindacalisti di Adl Cobas e lavoratori sono state denunciate con l’accusa di violenza privata. Un reato molto grave e una tempistica sospetta visto che per le denunce sindacali e penali degli stessi lavoratori contro il caporale non si è ancora mosso alcunché.

«A maggio scorso un lavoratore indiano ha denunciato di aver dovuto pagare 5mila euro a Taru per un posto di lavoro alla cooperativa, altri due dello Sri Lanka l’hanno fatto nei mesi successivi. Almeno un terzo dei 400 lavoratori del magazzino sono indiani e lo stesso Taru è accusato di fare lo stesso a Dueville nel vicentino e a San Sepolcro ad Arezzo», spiega Teo Molin Fop, sindacalista Adl Cobas fra i 16 denunciati. «A dicembre in Prefettura a Verona siamo riusciti ad avere un incontro con la cooperativa Skycoop che si è impegnata a un protocollo sulle assunzioni, ma da quel giorno non è più successo niente, anche l’incontro promesso a gennaio non c’è stato».

«Ci sorprende la rapidità con cui i carabinieri di San Bonifacio e la Procura di Verona, per mezzo del Pm Alberto Sergi, abbiano chiuso le indagini nei confronti dei lavoratori, andando ad incriminare chi sta lottando per sconfiggere il caporalato e ripristinare la legalità nei luoghi di lavoro. Respingiamo con forza la criminalizzazione delle lotte sindacali e invitiamo le autorità ad intervenire per porre fine ai caporali e alle truffe del sistema dei cambi d’appalto tra coop», scrive Adl Cobas in una nota.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

foto da pagina facebook di ADL COBAS Vicenza – Verona

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