Sardegna.  Firmato l’accordo sul prezzo del latte: da marzo a 74 centesimi

In prefettura a Sassari firmano allevatori, industriali e governo: 57 milioni per migliorare la qualità. I pastori sardi: un primo passo, ora serve il tavolo di filiera per evitare le aste al ribasso

Costantino Cossu * • 9/3/2019 • Lavoro, economia & finanza • 228 Viste

Il latte ovino verrà pagato dai trasformatori ai pastori 72 centesimi al litro a febbraio e 74 centesimi da marzo sino a fine campagna, come acconto per il conferimento del prodotto appena munto. A novembre 2019, quando sarà il momento del saldo su tutto il latte prodotto e portato ai caseifici industriali e alle cooperative, il prezzo del conguaglio da corrispondere agli allevatori sarà calcolato in base al prezzo del pecorino romano rilevato alla Borsa di Milano, e seguendo una griglia crescente. È quanto prevede l’accordo sottoscritto ieri in prefettura a Sassari tra gli allevatori e gli indistriali caseari. La griglia stabilita durante l’incontro prevede: 72 centesimi al litro per un prezzo del formaggio di 6 euro al chilo, 76 centesimi al litro per il pecorino a 6 euro e 50 centesimi, 83 centesimi con il formaggio a 7 euro, 90 centesimi per il pecorino a 7 euro e 50, 96 centesimi con il formaggio a 8 euro, 1 euro e 2 centesimi con il pecorino a 8 euro e 50 al chilo.
Al vertice convocato dal prefetto di Sassari e Nuoro, Giuseppe Marani, ha partecipato anche il capo di gabinetto del ministero delle politiche agricole Luigi Fiorentini. Durante l’incontro è stato illustrato il decreto legge approvato l’altro ieri dal Consiglio dei ministri, con cui sono stati stanziati 29 milioni a sostegno della filiera lattiero-casearia. Soldi che si aggiungono ai 18 milioni messi a disposizione dalla Regione e ai 10 milioni del Banco di Sardegna, complessivamente 57 milioni. Un bel po’ di denaro che sarà utilizzato in parte per sostenere le imprese e per migliorare la qualità del latte e in parte per il ritiro dai caseifici del pecorino romano invenduto. Il tavolo ha anche rinnovato l’impegno per creare un sistema di filiera che tenga sotto osservazione l’andamento dei prezzi e delle produzioni. Per questo motivo il prefetto e il capo di Gabinetto del Ministero hanno incontrato i rappresentanti del Consorzio del pecorino romano, per sollecitare un nuovo dialogo con la rete degli allevatori e dei produttori.
«Soddisfatti? Diciamo che è un punto di partenza, ma ora c’è da prendere in mano tutta la fase strutturale». È cauto Gianuario Falchi, uno dei pastori hanno partecipato al vertice. «Non c’è solo la parte industriale e cooperativa – spiega – ma c’è anche la grande distribuzione, che nella filiera dovrà avere un ruolo molto importante, soprattutto per non riportarci nell’incubo delle aste al ribasso». «Per ora – aggiunge Falchi – tutti hanno promesso, adesso bisogna vedere: noi vigileremo. Certo, ad accontentare tutti non ce l’avremmo mai fatta. Questa dei 74 centesimi è un’apertura, ci stiamo concentrando sul futuro». Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Mulas, altro rappresentante dei pastori che ha seguito la trattativa: «Chiudiamo questa prima partita e andiamo avanti col secondo punto. Stiamo aspettando che ci diano una data per il tavolo di filiera, dove si dovrà trattare sulla piattaforma da presentare all’assemblea straordinaria dei consorzi di tutela». «Sarà quella la sede – conclude Mulas – per iniziare a modificare lo statuto e parlare di riforma per tutti i consorzi, per far ripartire la filiera, per il nostro futuro, per riprenderci i nostri diritti». In rappresentanza di chi produce il latte c’era anche Coldiretti. «Chiedevamo un acconto per ri-quantificare a saldo il prezzo in base alle vendite dei formaggi, speriamo di aver imboccato una strada nuova, stiamo a vedere – dice il presidente regionale, Battista Cualbu – Vogliamo veramente che questo impegno ricada positivamente sui pastori, su chi materialmente munge il latte».

* Fonte: Costantino Cossu, IL MANIFESTO

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