Sciopero degli edili, in piazza con orgoglio: «Vogliamo solo lavorare»

Nel pomeriggio il confronto a palazzo Chigi: meno burocrazia non significhi meno diritti. Lunedì altro tavolo tecnico col governo. Landini: bloccata la norma sull’80% di esternalizzazioni nelle municipalizzate

Massimo Franchi * • 16/3/2019 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 219 Viste

Sovrastata mediaticamente dal contemporaneo sciopero sul clima con molti partecipanti – politici Pd e non – che hanno lasciato piazza del Popolo per unirsi alla folla di giovani sui vicini Fori imperiali, la manifestazione dei lavoratori edili aveva già ottenuto un risultato prima di compiersi.

SCESI DAL PALCO UNITARIO davanti ad una piazza abbastanza gremita, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Landini, Furlan e Barbagallo sono andati direttamente a palazzo Chigi dove erano attesi nella sala Verde riaperta alla «concertazione del cambiamento» dal premier Giuseppe Conte, dal suo vice Luigi Di Maio e dal ministro dei trasporti Danilo Toninelli. Il confronto sul fantomatico «decreto sbloccacantieri» veniva considerato «figlio della lunga mobilitazione di un settore che ha perso dalla crisi 800 mila di posti di lavoro e 120 mila imprese».

In mattinata era andato in scena l’«orgoglio edile» fatto di lavoratori dei piccoli cantieri dei comuni come di quelli del Tav Torino-Lione presenti in piazza – in realtà in pochi – con una tenda grigia lunga una ventina di metri a rappresentare il tunnel «bloccato dal governo». «Sono nostri iscritti, non possiamo non rappresentare le loro istanze», era il mantra verso i tanti che in Cgil si sono sempre detti contrari ad un’opera inutile, progettata 30 anni fa e che devasta la Val di Susa. Uscendo dalla piazza Landini ci passa davanti e fa una foto con loro.

L’OBIETTIVO DI FILLEA-CGIL, Filca-Cisl e Feneal-Uil per il confronto col governo era chiaro: «Un conto è sburocratizzare, ridurre possibili contenziosi; un conto tornare al massimo ribasso o depotenziare le clausole sociali: bene uno sblocca-cantieri, no uno sblocca-porcate», spiega il segretario generale della Fillea Cgil Alessandro Genovesi. «Vogliamo lavorare, perché il lavoro è dignità. Chiederemo di non fermare le opere già in corso, grandi come la Tav e piccole come la manutenzione delle strade provinciali, ma anche di investire maggiori risorse su rigenerazione, risparmio energetico, riqualificazione, dopo decenni di consumo di suolo». E ancora: «Se lo sbloccacantieri ha lo scopo di alzare la soglia che oggi mette il tetto al 30 per cento dei subbappalti allora – ha proseguito Genovesi – si aprirà un conflitto senza precedenti, a partire proprio dal sindacato delle costruzioni che vuole lavorare sì, ma guardando al futuro, alla qualità, alla sicurezza. Ciò che blocca i cantieri è il fatto che le stazioni appaltanti per il blocco del turn over nella pubblica amministrazione hanno perso 15mila professionalità a partire dagli architetti. E che per paura di essere chiamati a rispondere di danno erariale nessun dirigente se la sente più di dare via libera ad un appalto», chiosa Genovesi.

DALL’INCONTRO- INTERLOCUTORIO – con il governo una buona notizia però arriva. Landini lo aveva già chiesto a Di Maio martedì: il blocco della norma del codice degli appalti che prevede che le aziende municipalizzate possano esternalizzare l’80 per cento dei servizi. «L’unico punto che il governo ha accolto è questo: la norma che doveva entrare in vigore dal primo aprile verrà bloccata nel decreto e rinviata a fine anno», ha annunciato Landini. Su tutto il resto, il giudizio rimane sospeso: «Non ci è stato consegnato alcun testo, per questo abbiamo chiesto la possibilità di avere un incontro tecnico lunedì mattina: lì si entrerà maggiormente nel merito. Noi abbiamo ribadito la disponibilità a migliorare sul piano delle procedure e dei tempi» ma non a toccare altri aspetti «come non liberalizzare il sub-appalto e mantenere i diritti, la sicurezza e la legalità. Sul piano del metodo ok, sul piano del merito vedremo», ha ribadito Landini.

GIUDIZIO POSITIVO INVECE dall’Ance, l’associazione dei costruttori edili che aveva espresso «solidarietà» allo sciopero con il presidente Gabriele Buia che parla di «clima propositivo e costruttivo» con governo ma ora bisogna «passare dalle parole ai fatti perché siamo allo stremo in un settore nevralgico per la crescita».
«Il paese ha bisogno di interventi infrastrutturali e di mettere in sicurezza il territorio. Ha bisogno di sbloccare i 600 cantieri fermi», insiste anche la leader della Cisl Annamaria Furlan. Mentre il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, nota che «le risorse ci sono: è criminale non spenderle».

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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