Successo della Marche du siècle, scontri e saccheggi dei gilet a Parigi

Francia. Grossi cortei per il clima in tutti il Paese con manifestazioni allegre. Il canto del cigno dei gilet gialli, dopo la fine del Grand Débat, finisce nel dramma a Parigi

Anna Maria Merlo * • 17/3/2019 • Europa, Movimenti • 274 Viste

Scarsa partecipazione e saccheggi sugli Champs Elysées. Il primo ministro: «Chi scusa i criminali, è complice». Dalla destra richieste di intervento militare

PARIGI. Uno slogan è rimbalzato tra i vari cortei che ieri hanno attraversato Parigi: «Fine del mondo, fine del mese, stessi colpevoli, stessa lotta». Nel pomeriggio, all’Opéra, è partito il corteo della Marche du siècle, organizzato da ong e sindacati il giorno dopo la protesta dei giovani, per «una primavera climatica e sociale» (45mila secondo un istituto indipendente, più di 300mila in tutta la Francia secondo gli organizzatori). Una manifestazione calma e allegra, con slogan ironici («Macron sei fottuto, i panda sono in piazza»). Altri cortei hanno attraversato la capitale: una protesta contro le violenze della polizia per i 500 feriti nei 4 mesi di battaglia dei gilet, una marcia delle solidarietà verso i migranti partita dalla Madeleine, un’altra contro le violenze sulle donne, e persino una protesta dei lavoratori delle giostre (un’operazione-lumaca sulla tangenziale).

Ieri era anche il XVIII Atto dei gilet gialli, che hanno voluto dare una dimostrazione di forza, dopo il progressivo calo di partecipanti dei sabati precedenti (da 282mila del 17 novembre a 28mila sabato scorso, 33.200 ieri a metà giornata ieri, 10mila solo a Parigi), per marcare lo scontento persistente il giorno dopo la fine del Grand Débat, la prima risposta di Emmanuel Macron all’ondata di protesta che dura da 4 mesi. Per i gilet ieri era il giorno dell’«ultimatum» al presidente. Molta rabbia, tra i fumi dei lacrimogeni: «Macron, veniamo a cercarti a casa». A Lione e Marsiglia, manifestanti per il clima e gilet gialli hanno sfilato assieme, anche a Parigi dei gilet erano alla Marche du siècle. Ma la protesta è subito degenerata a fine mattinata, a causa della presenza di «1.500 violenti», secondo il ministro degli Interni Christophe Castaner. Abbandonato il gilet giallo e vestiti di nero, dei black bloc hanno preso d’assalto negozi e ristoranti di lusso sugli Champs Elysées e dintorni. Un episodio grave: una banca è stata incendiata in avenue Roosevelt e il fuoco è divampato in tutto l’edificio, una donna e un bambino piccolo sono stati evacuati, ci sono 11 feriti leggeri. Più di 150 i fermi.

L’Arco di Trionfo, all’Etoile in cima agli Champs Elysées, diventato il simbolo della rivolta dal 1° dicembre 2018 (quando era stato vandalizzato), è stato di nuovo preso di mira. Il primo ministro, Edouard Philippe, e Castaner si sono recati a metà pomeriggio sul posto in preda alla rivolta, per portare sostegno alle forze dell’ordine. Philippe è stato marziale: «Come la maggioranza dei francesi provo una grande collera per gli atti di oggi, che non sono dei manifestanti, ma di casseurs, saccheggiatori, criminali. Ieri a Parigi e dappertutto ci sono state manifestazioni nella più grande calma. Oggi centinaia, migliaia di casseurs sono venuti per distruggere Parigi. Chi li scusa si rende complice. Sono atti inaccettabili, che saranno giudicati nei tribunali e severamente puniti».

Così, la «convergenza delle lotte» è passata in secondo piano e il mondo politico (e le tv) si sono concentrate sulle violenze. La destra è partita all’attacco. Il capofila della lista Lr per le europee, il filosofo François-Xavier Bellamy, di solito molto pacato si è accanito contro il governo: «È inaccettabile vedere che il governo non riesce a mantenere l’ordine, oggi bisogna mettere fine all’impotenza dello stato». Nella destra parigina c’è chi evoca l’ipotesi di un intervento dell’esercito per mettere fine alle violenze di piazza.

Ieri, era anche la seconda giornata di riunione delle commissioni di cittadini tirati a sorte nelle regioni (sono previste 18 assemblee, tra questo e il prossimo week-end), per discutere sui risultati del Grande Dibattito (ci sono state 10mila riunioni in due mesi e mezzo in tutta la Francia, 1,7 milioni di contributi on line, 16mila cahiers de doléances compilati nei comuni). Adesso, il governo ha fino a metà aprile per tirare le fila degli interventi e dare delle risposte. Ma Macron ha intenzione di continuare a partecipare ad altri incontri con i cittadini, in una specie di campagna permanente, che si incrocia con quella delle elezioni europee. Laurent Berger, segretario della Cfdt, e l’ex ministro Nicolas Hulot, hanno presentato 66 proposte per un «patto del potere di vivere», che allea giustizia sociale, lotta contro le ineguaglianze e transizione ecologica.

* Fonte: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

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