Verona diventa nera. Le donne nell’”arena” dell’oltranzismo

Si apre nella città scaligera la tre giorni del XIII World Congress of Families che riunisce l’integralismo prolife e omofobo globale. Consegnate alla Provincia oltre 143 mila firme di cittadini di tutto il mondo contrari al raduno

Gilda Maussier * • 29/3/2019 • Libertà & Nuovi diritti, Welfare & Politiche sociali • 435 Viste

Non sarà l’inno nazionale russo, la colonna sonora del Congresso mondiale della famiglia che si apre oggi a Verona, malgrado la generosità degli oligarchi vicini a Putin che, secondo un’inchiesta pubblicata da l’Espresso, avrebbero trovato il modo di spostare un po’ di fondi dai paradisi offshore e farli arrivare zigzagando al raduno integralista. Invece, nel tempio dello stereotipo che si tingerà tutto di rosa e azzurro, un coro di ragazzi intonerà le arie della Traviata, dell’Habanera e del Rigoletto («La donna è mobile»).

E nel Palazzo della Gran Guardia saranno così evocate Violetta, Carmen, Gilda e Maddalena, trasformate forse in prototipi di donne che o fanno la fine che meritano quando sono troppo dedite al lusso e ai piaceri della carne, o diventano eroine perché mostrano totale dedizione all’uomo. La coreografia della nuova arena oscurantista si arricchirà poi di un “pantheon della famiglia” che tiene insieme Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta, Omero, Aristotele e Tolkien, a riprova del mondo fantasy in cui fluttuano gli organizzatori del convegno. Su tutto campeggerà la scritta: «L’eroe è chi accende la speranza nel mondo, e il mondo ha bisogno di eroi». Con buona pace di Bertolt Brecht.

IN QUELLO che don Antonio Mazzi ha definito «un’ammucchiata di persone che dicono una serie di baggianate» parteciperanno, come è noto, il sindaco di Verona che ha organizzato l’evento, Federico Sboarina (FI), i governatori di Veneto e Friuli, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga e tre ministri della repubblica italiana, Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e Marco Bussetti, tutti della Lega. Assente invece il M5S, fortemente critico con l’iniziativa, che potrebbe trasformare l’evento sulle politiche giovanili in programma per domani a Cinecittà in una sorta di risposta politica a distanza ai suoi alleati di governo schierati anche in questo contesto con l’ultradestra oltranzista.

Dal canto suo, il ministro dell’Istruzione Bussetti, ha spiegato di non riuscire neppure a capire perché la sua presenza in un tale consesso possa destare scalpore: «Sono stupito di tutte queste reazioni intorno ad un convegno. Non voglio entrare in tali discussioni. Sono stato invitato, andrò e parlerò del rapporto scuola-famiglia. Questo non significa sposare certe idee o essere d’accordo, né tantomeno discriminare altre idee. Non andrò a parlare per conto della scuola, ma parlerò di come può essere strutturato il rapporto scuola-famiglia. La mia idea di famiglia la tengo per me, ma – ha poi aggiunto – la migliore situazione è quella dove i ragazzi si trovano bene e questo può avvenire anche in famiglie allargate. Ogni persona ha il diritto di vivere la propria vita e va rispettato per questo».

A BENEDIRE I PROLIFE, gli antiabortisti e gli antidivorzisti di tutto il mondo ci sarà il vescovo della città scaligera, Giuseppe Zenti, che dopo essersi consultato con il prefetto vaticano anticipa il dogma della famiglia che «è una sola, non esiste quella tradizionale e quella moderna». Ed è cosa diversa dalle unioni civili, «che hanno un grande valore» ma sono altro. La partecipazione del vescovo al fianco di formazioni come Forza Nuova (che ha dato appuntamento ai suoi camerati domenica in Piazza Brà per «la meravigliosa Marcia» che concluderà la tre giorni), e ad ascoltare oratori del calibro della scrittrice Silvana De Mari, autrice di libri fantasy condannata per diffamazione delle persone omosessuali e sostenitrice di una relazione tra omosessualità e satanismo, ha fatto arrabbiare don Mazzi, il fondatore della comunità Exodus, che ha riferito: «Su questo congresso molti la pensano come me, ma non lo dicono».

Chi invece lo dice esplicitamente sono i 240 accademici, le decine di associazioni e gli oltre 143 mila cittadini di tutto il mondo che hanno sottoscritto un appello contro il World Congress of Families (WCF). Firme consegnate ieri alla provincia di Verona da una delegazione formata dall’Arcigay, dall’Arci e da Allout, la rete internazionale che ha promosso la petizione. Alle istituzioni pubbliche è stato chiesto di ritirare il proprio riconoscimento a un convegno «i cui ospiti sono portatori di istanze di odio e discriminazione».

E CRESCE ANCHE il numero di adesioni alla contromanifestazione che si terrà domani promossa da collettivi e movimenti femministi e «transfemministi». Una mobilitazione che vedrà protagonisti anche i sindacati confederali e le Donne democratiche europee. Alla marcia, che partirà da Piazzale 25 Aprile, parteciperanno tra gli altri Susanna Camusso, Maurizio Landini e Laura Boldrini. Mentre i centristi prendono le distanze dal Wcf per «non cadere nella trappola della Lega», come spiega l’ex ministra Betrice Lorenzin «che vuole scatenare un’ulteriore fonte di divisione su temi delicati» per «provocare la ribalta di contrapposti estremismi» e accaparrarsi così «dividendi elettorali».

* Fonte: IL MANIFESTO

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