Il fondatore di Wikileaks Assange arrestato a Londra su richiesta Usa

Julian Assange.  da sette anni viveva nell’ambasciata dell’Ecuador. I legali: «Serio precedente per ogni giornalista»

Daniele Salvini * • 12/4/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Informazione & Comunicazione, Internazionale • 318 Viste

Il video dell’arresto di Julian Assange, trascinato fuori dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra e preso in custodia dalla polizia inglese, mostra come a essere portata via sia la libertà d’informazione.

Il termine dell’epoca pur ambigua della trasparenza radicale coincide con la messa in discussone del Foia (Freedom of Information Act), un monito alle entità di supporto alla libertà d’espressione e di ogni legislazione di scudo ai giornalisti sul rivelare le fonti delle notizie di interesse pubblico. Un chiaro avvertimento ai giornalisti investigativi e agli attivisti in rete.

L’ARRESTO DEL FONDATORE di Wikileaks, organizzazione che fornisce l’infrastruttura per pubblicare leaks, informazioni riservate di interesse pubblico salvaguardando l’anonimato della fonte, è un duro colpo alle Sunshine Laws, le legislazioni che promuovono la libertà d’informazione stabilendo il: diritto a sapere, caratteristica delle democrazie avanzate.

Wikileaks nel 2010 rilascia gli Afghan War Diary, 76.000 documenti riservati del Pentagono su la guerra in Afghanistan tra cui il video Collateral Murder, dove vengono mitragliati civili e giornalisti e dopo anche i soccorsi. Nel 2010 vengono pubblicati gli Iraq War Logs e ha inizio il Cablegate, divulgazione dei documenti degli uffici diplomatici; si inizia a parlare degli «Wild Parties», i festini selvaggi dell’allora Presidente del consiglio Italiano, così definiti dall’Ambasciatore americano.

SEGUIRÀ IL BANKGATE del 2011, poi i documenti sui prigionieri a Guantanamo e il Vatican leaks. È dal 2010 che la situazione di Assange si complica e diventa controversa. Accusato di stupro in Svezia, per aver mentito ai partner riguardo l’uso del preservativo in due rapporti intimi, viene richiesta dagli Stati uniti l’estradizione per spionaggio.

Si rifugia in Inghilterra e trova asilo dal 2012 nell’ambasciata Ecuador, fino a ieri. La sua posizione era diventata sgradevole anche in conseguenza del Dnc, Clinton leaks del 2016, pubblicazione di email dell’allora Segretario di Stato Usa, indebolendone la corsa per le elezioni presidenziali poi vinte da Donald Trump. Scotland Yard comunica che l’arresto è per conto delle autorità Usa, in seguito al mandato di estradizione.

Se Assange verrà estradato negli Stati uniti è a rischio tortura, come successo a Chelsea Manning, il soldato che ha divulgato il video Collateral Murder e che ha trascorso 7 anni in un carcere militare, durante i quali ha cambiato sesso. Manning ha denunciato il trattamento eccessivamente punitivo di deprivazione del sonno e isolamento ed Amnesty International ha dichiarato che i suoi diritti umani sono stati abusati dal governo. Manning è stata graziata da Obama nel 2017 ma dall’8 marzo è nuovamente in carcere per aver rifiutato di testimoniare, davanti a un Gran Jury, proprio sul caso Wikileaks.

KRISTINN HRAFNSSON, attuale responsabile di Wikileaks, avvisa che l’estradizione di Assange rappresenta un serio precedente per ogni giornalista nel mondo. «Chi vorrà mai fermare altri governi dal domandare estradizione ad altri paesi? La gente dovrebbe domandarsi, specialmente i giornalisti, le conseguenze».

GLI ATTIVISTI DI INTERNET hanno il cuore spezzato: Assange è un hacker che si è schierato, ha avuto a che fare con cose sporche, ma lo ha fatto con chiarezza e ne sta pagando il prezzo in prima persona. È un libertario e a suo modo si è fatto carico delle istanze di libertà di parola e del diritto alla rivelazione anonima. La sua vicenda va a toccare le questioni dei diritti umani oltre che della libertà di stampa.

IL MEDIATTIVISMO della trasparenza radicale, come leva per la democratizzazione, era già nato sussunto nel grembo delle dottrine securitarie. Wikileaks ne è stata l’espressione più visibile. Il declino cui assistiamo non è quello di Assange o del mediattivismo, ma della rete come strumento di emancipazione.

Ci si domanda ora cosa avverrà del «deadman switch» di 83 GB. Il file cifrato rilasciato da Wikileaks nel 2016 di cui non si conoscono i contenuti. La password di sblocco potrebbe essere rivelata come conseguenza dell’estradizione. Un rapporto di forza e di potere che vede l’insurance file come ultima moneta di scambio.

* Fonte: Daniele Salvini, IL MANIFESTO

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