In 70mila al lungo 25 aprile di Milano

Liberiamoci. Iniziative per tutta la giornata e grande manifestazione. Sala: «Raccogliamo il testimone dai partigiani, il lavoro non è finito»

Andrea Cegna * • 26/4/2019 • Storia & Memoria • 388 Viste

MILANO. Il 25 aprile a Milano inizia presto, in ogni quartiere si fa il giro delle lapidi per ricordare partigiane e partigiani che hanno perso la vita per liberarsi e liberarci dalla tirannia nazi-fascista. E finisce tardi, con il concertone targato Partigiani in Ogni Quartiere, arrivato alla 12esima edizione, che a causa del pessimo clima si è spostato negli spazi coperti di Macao. Nel mezzo la manifestazione nazionale che, nonostante pioggia, ponti, e provocazioni è stata nuovamente imponente nei numeri.

COME SEMPRE quando la testa entra in piazza Duomo e dal palco i comizi prendono voce la coda è ancora ben lontana dall’approssimarsi alla partenza, e come sempre il balletto delle presenze e dei numeri è elemento di discussione. Sessanta, settanta o ottantamila poco importa, mentre è importante dire che i volti giovani erano tantissimi, ovunque. Anche quest’anno non sono mancate le contestazioni alla Brigata ebraica da parte di associazioni filo palestinesi. «Via i sionisti dal corteo» e «Israele Stato terrorista» gli slogan gridati contro gli esponenti della Brigata che hanno risposto cantando «Bella ciao».

Per le e gli antifascisti si aspetta un mese di alta attenzione. Non è banale dirlo, perché sul capoluogo lombardo i gruppi della destra razzista, identitaria e fascista fanno più che semplici ragionamenti. E così nella notte tra 24 e 25 succede che la corona di fiori vicino alla lapide per un partigiano, Carlo Ciocca, venga incendiata.

Non è certo un caso che il 24 aprile, prima della partita di calcio Milan-Lazio, alcuni neofascisti romani, in trasferta con la Lazio, guidati dai milanesi di Lealtà e Azione si siano materializzati in piazzale Loreto e abbiano srotolato uno striscione inneggiante a Mussolini. E proprio a Milano lunedì 29 aprile i fascisti delle più disparate sigle vorrebbero manifestare per ricordare alcuni «camerati» morti negli anni ’70. Il corteo è vietato, ma 60 tra esponenti e parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia hanno mandato una lettera a prefetto e questore per chiedere di rivedere la misura, ed è facile pensare che ciò apra il campo ad una possibile forzatura di piazza dei neofascisti.

LA PIAZZA DI IERI, nei suoi diversi spezzoni e nelle sue diverse anime, per molti e molte è stata certamente una festa, ma anche un momento per tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo e accadrà in città. «Milano antifascista, antirazzista, meticcia e solidale» sarà in piazza lunedì 29 per evitare che i fascisti possano muoversi in corteo e per ricordare Gaetano Amoroso.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, pare cogliere con pienezza l’importanza del momento, anche per la città, e nel suo applauditissimo intervento dal palco davanti al Duomo dice: «Raccogliamo il testimone dai partigiani, il lavoro non è finito. Non facciamo nessun passo indietro, i valori della Resistenza sono quanto mai vivi e contemporanei». Rincara la dose sulla sua pagina Facebook, scrivendo: «Oggi come 74 anni fa Milano alza la testa contro ogni tentativo di riesumare tempi bui e nefasti.

All’oscurantismo noi rispondiamo con la cultura, l’inclusione e la solidarietà, valori tutti milanesi, portatori di ricchezza e modernità. Milano è e resterà sempre profondamente una città antifascista: Viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva la libertà!». Tra le tantissime persone e i politici che sfilano in corteo – tra gli altri il segretario del Pd Zingaretti, l’ex sindaco Pisapia, l’ex presidente della camera Laura Boldrini, il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni – si intravedono anche volti noti, come Pif, con tanto di maglia della sezione Anpi del quartiere Barona.

C’È ANCHE il neo-segretario della Cgil Maurizio Landini, che interviene sulla politica nazionale, attaccando chi in questi giorni ha cercato di delegittimare la festa più bella del nostro calendario: «La lotta alla mafia non bisogna ricordarla solo oggi, sarebbe utile che il governo se la ricordasse tutti i giorni». Per poi «ricordare a tutti che la mafia c’è da 150 anni e si era messa pienamente d’accordo anche con il fascismo. Credo che sia stupido mettere sullo stesso piano fascismo e comunismo: il fascismo è stato combattuto anche dal comunismo insieme a tutte le altre culture e se siamo liberi è perché c’è stata libertà».

* Fonte: Andrea Cegna, IL MANIFESTO

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