In Argentina sciopero generale dal basso contro il disastro economico di Macri

In Argentina sciopero generale dal basso contro il disastro economico di Macri

È uno sciopero generale deciso dal basso quello che si svolge oggi in Argentina contro le disastrose politiche del governo di Mauricio Macri. Ed è per questo che, malgrado la mancata adesione dei vertici della Cgt – la sempre più screditata Confederazione generale del lavoro, convinta della necessità di attendere l’esito delle presidenziali del prossimo ottobre – sarà «uno dei più importanti degli ultimi anni». Così ha assicurato Pablo Moyano, segretario aggiunto del Sindacato dei camionisti, una delle innumerevoli sigle sindacali e associazioni di categoria che hanno risposto all’appello, di fronte all’evidente esaurimento del margine di sopportazione del popolo argentino.
LA GENTE, SPIEGA MOYANO, non ne può più dei licenziamenti, dell’aumento delle tariffe dei servizi pubblici, della caduta del salario minimo, dell’inflazione, che in marzo si è attestata sul 4,7%, giungendo, in termini annui, a un tasso del 54%, secondo solo al Venezuela. Solo nell’ultimo anno sono andati perduti circa 250mila posti di lavoro (750mila considerando anche quelli informali), a cui se ne aggiungono altri 65.400 nel primo bimestre del 2019. E mentre chiudono ogni giorno tra le 25 e le 30 piccole e medie imprese, si assiste alla crescita contemporanea della sottoccupazione, della precarietà, dell’economia informale. E, naturalmente, della povertà, il cui tasso è salito fino al 32% nella seconda metà del 2018, con un aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

UN QUADRO A TINTE FOSCHE completato dallo spread schizzato oltre i 900 punti e dalla svalutazione di più del 100% della moneta locale sul dollaro.

Eppure, secondo Macri, la responsabilità di tutto questo sarebbe degli avversari: prima per via della cattiva eredità lasciata dal kirchnerismo, ora a causa dei timori del mercato rispetto a una possibile candidatura presidenziale di Cristina Fernández de Kirchner, in vantaggio negli ultimi sondaggi.

I lavoratori, tuttavia, la pensano diversamente, ritenendo il governo Macri «il peggiore di tutta la storia argentina» e considerando tardivi gli ultimi, disperati provvedimenti adottati dal governo nel tentativo di risalire la china: un accordo con le imprese per il congelamento dei prezzi di 60 prodotti di base (sul genere di quelli a cui è ricorso il tanto vituperato governo Maduro), lo stop all’aumento delle tariffe, il sostegno alle esportazioni delle piccole e medie imprese. Misure a breve termine pensate per alleviare la situazione della popolazione finché – è l’argomento del presidente – non avranno effetto le politiche (di segno contrario) già applicate dal governo.

POLITICHE SELVAGGIAMENTE neoliberiste contro cui la popolazione scenderà in strada oggi – con blocchi stradali, mobilitazioni in tutto il territorio e un atto centrale di protesta in Plaza de Mayo – e il 1° maggio, quando allo sciopero dei trasporti si accompagneranno, per iniziativa delle organizzazoni sociali, 200 ollas populares, le cucine allestite in strada da gruppi di persone come forma di lotta contro le politiche che affamano il paese.

LE PROTESTE contro il programma economico del governo Macri non sono mancate neppure alla cerimonia di beatificazione – svoltasi sabato a La Rioja – del vescovo Enrique Angelelli e di suoi tre collaboratori (Carlos de Dios Murias, Gabriel Longueville e Wenceslao Pedernera), assassinati nel 1976 per mano della dittatura militare e proclamati martiri per volontà di papa Francesco. Una beatificazione che ha sfidato l’aperta contrarietà della destra politica ed ecclesiale, la quale si è spinta a denunciare il carattere «ideologico» della beatificazione di Angelelli, all’epoca accusato di marxismo e addirittura di terrorismo. E la cui morte, il 4 agosto del 1976, non fu accompagnata da una sola parola di protesta da parte dei vescovi argentini, pronti a credere alla versione ufficiale dell’incidente automobilistico.

IN DIFESA DELLA MEMORIA di Angelelli e dei suoi collaboratori un gruppo di preti ha contestato la presenza alla cerimonia della vicepresidente Gabriela Michetti, sollevando uno striscione con la scritta «Michetti: il governo nazionale insulta la memoria dei nostri martiri».

* Fonte: Claudia Fanti, IL MANIFESTO



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