Processo penale. La riforma del rito abbreviato, una bomba innescata

L’abolizione del rito abbreviato per i reati punibili con l’ergastolo è legge. Hanno votato sì oltre alla maggioranza anche Leu e Fratelli d’Italia

Andrea Fabozzi * • 4/4/2019 • Carcere & Giustizia • 435 Viste

Le toghe progressiste e gli avvocati penalisti spiegano che peserà sulla durata dei processi. E la ministra Bongiorno conferma la sua previsione: così lo stop alla prescrizione sarà come un ordigno sul sistema giudiziario

Approvata definitivamente nella serata di martedì dal senato, la legge che esclude dalla possibilità di accedere al rito abbreviato gli imputati per reati che prevedono la pena dell’ergastolo è criticata dalle toghe progressiste e dagli avvocati penalisti. Il provvedimento è stato proposto dalla Lega ed è stato votato da uno schieramento insolito che comprende, oltre alla maggioranza, Fratelli d’Italia e Leu, con l’astensione di Forza Italia e il voto contrario del Pd. Per il ministro della giustizia Bonafede «è un segnale fortissimo che c’è la certezza della pena e non ci sono più gli sconti di pena a cui i criminali un po’ si sono abituati». Dichiarazione curiosa, dal momento che la riforma interviene sul modo in cui la pena si assegna e non sugli eventuali e successivi «sconti». Per magistrati e avvocati invece la novità sarà fonte di gravi problemi.

I quattro consiglieri togati di Area chiedono allora che il Csm monitori gli effetti, perché «la riforma comporterà un rilevante aumento del carico di lavoro per le Corti di assise, anche negli uffici minori». Oggi infatti la grande maggioranza dei processi che prevedono la pena dell’ergastolo vengono chiusi senza passare dalle Corti, con il giudizio abbreviato del giudice monocratico. Torneranno invece «lunghi dibattimenti penali per processi che adesso posso essere definiti rapidamente» e dunque «la disposizione è incoerente con il principio della ragionevole durata del processo e della riduzione della custodia cautelare», spiega la segretaria di Area, Cristina Ornano. Che poi ricorda come si tratti di «un intervento mai invocato dagli operatori della giustizia, che chiedono anzi un ampliamento del ricorso ai riti alternativi». Il tutto avviene mentre non si vede la riforma del processo penale (la legge delega era stata annunciata da Bonafede per febbraio), al contrario si avvicina la data (gennaio 2020) in cui la prescrizione non potrà più funzionare come tagliola per i processi più lunghi, perché il governo l’ha cancellata dopo il primo grado. La stessa ministra Bongiorno ieri ha ripetuto che «se la riforma della prescrizione entrerà in vigore mentre i processi durano ancora tantissimo tempo, avremo l’effetto bomba atomica sulla giustizia».

L’Unione della camere penali ha espresso «ferma censura e profondo sconcerto» per una legge che «segna un ulteriore arretramento del livello di civiltà della giustizia penale in Italia. Invece di riflettere sulla compatibilità tra l’ergastolo e il principio costituzionale per cui la pena deve tendere al reinserimento nella società, il legislatore interviene perfino sulle norme processuali per assicurarsi che l’ergastolo non potrà mai essere evitato».

Intervistato dall’agenzia Redattore sociale, il professore di diritto penale Glauco Giostra ha indicato più di un «baco» nella legge, per esempio quello che spingerà tutti gli imputati a chiedere comunque il rito abbreviato, anche per vederselo respingere. Solo in questo caso, infatti, se il reato verrà ridimensionato nel processo, potranno accedere ugualmente allo sconto di pena. Anche se la giustizia non avrà risparmiato un giorno.

* Fonte: Andrea Fabozzi, IL MANIFESTO

 

Foto: Pixabay CC0 Creative Commons

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