Riace, Mimmo Lucano si ricandida come consigliere comunale

Correrà con la lista «Il cielo sopra Riace», che candida a sindaca Maria Spanò, assessora uscente ai Lavori pubblici, in ballo c’è la lotta per non far morire quel modello di accoglienza dei migranti

Adriana Pollice * • 28/4/2019 • Immigrati & Rifugiati • 244 Viste

Dopo tre mandati, il sindaco sospeso di Riace Mimmo Lucano si ricandida alle prossime amministrative del 26 maggio ma come consigliere comunale. Non potrà fare campagna elettorale tra i suoi concittadini perché, nonostante le due indagini che lo vedono coinvolto sono entrambe chiuse, continua a essere sottoposto al divieto di dimora.

Correrà con la lista «Il cielo sopra Riace», che candida a sindaca Maria Spanò, assessora uscente ai Lavori pubblici, in ballo c’è la lotta per non far morire quel modello di accoglienza dei migranti giudicato tra i migliori al mondo ma messo in discussione prima dall’ex ministro dem dell’Interno, Marco Minniti, e poi apertamente contrastato dall’attuale titolare del Viminale, Matteo Salvini.

IL PROSSIMO 11 GIUGNO comincerà a Locri il processo in cui Lucano è imputato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio: gli vengono contestati gli affidi diretti a due cooperative sociali della raccolta differenziata (accusa che la Cassazione ha giudicato insussistente, chiedendo al tribunale del Riesame di rivedere la decisione sul divieto di dimora, decisione però confermata) e l’aver favorito «presunti matrimoni di comodo». Mentre il 12 aprile ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per un secondo filone, in cui gli vengono contestati i reati di truffa e falso ideologico, per «avere indotto in errore il ministero dell’Interno e la prefettura di Reggio Calabria ricorrendo all’artificio di predisporre una falsa attestazione in cui veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico-sanitarie».

IN ESILIO fuori dal suo comune, costretto a difendersi in tribunale e dagli attacchi politici, il rischio è che si cancelli un modello di convivenza che aveva ridato viva a un piccolo dentro del Sud che si stava spopolando: «Non è una scelta demagogica quella di ricandidarmi – ha raccontato Lucano – ma è la volontà di ripartire per dare ancora un contributo. Ho iniziato tanti anni fa dal basso, dai luoghi non luoghi, e dal basso voglio ripartire. Per me la politica ha il significato di creare un rapporto diretto con le persone, di dare un contributo per il riscatto della nostra terra».

E ANCORA: «Avrei potuto approfittare dell’involontaria notorietà che mi circonda per candidarmi al parlamento europeo. Invece ho preferito candidarmi nel mio paese per proseguire quell’esperienza positiva». Per concludere con una stoccata a Salvini, salvato dal senato sul caso Diciotti: «Quando si sfrutta l’immunità che proviene da un mandato elettorale non si fa altro che dire a tutti che la legge non è uguale per tutti. Ho sempre detto di volermi difendere nel processo e non dal processo, come qualcuno invece ha fatto utilizzando certi escamotage. So che in una lista, che si oppone a quella nella quale ci sono io, sono in lizza candidati che si ispirano alla Lega. Vediamo come andrà».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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