Bruxelles. Comincia la partita per i posti in Europa, Macron prova a tirare i fili

Consiglio straordinario sui nuovi dirigenti delle istituzioni europee. Per la guida della Commissione Ppe e S&D difendono il sistema dello spitzenkandidat

Anna Maria Merlo * • 29/5/2019 • Europa • 204 Viste

I 28, due giorni dopo le elezioni europee, cercano una difficile quadratura del cerchio per trovare i nuovi dirigenti delle istituzioni Ue. La novità è che i cittadini Ue si interessano a questo “mercato” che è una delle prove, anche se non certo la migliore, della nascita di uno spazio politico europeo. Ed è importante: dalla scelta delle personalità dipende l’indirizzo politico.

Il Consiglio straordinario di ieri era in effetti anche dedicato a una riflessione sulle conseguenze delle elezioni, nei difficili equilibri tra schieramenti politici dopo il terremoto del voto, appartenenza nazionale, est-ovest, nord-sud, differenze di genere. Ieri, con una cena che era più un aperitivo in attesa del piatto forte, i 28 (c’era anche Theresa May) hanno cominciato a muovere le rispettive pedine nel gioco di scacchi che potrebbe trovare una soluzione, al meglio, al Consiglio di fine giugno, ma che può continuare fino alla conclusione del mandato dell’attuale Commissione, il 31 ottobre (giorno della Brexit definitiva, sulla carta), se non addirittura oltre.

I Trattati dicono: il presidente della Commissione è proposto dal Consiglio, «tenuto conto dei risultati delle elezioni europee». Nel 2014, Jean-Claude Juncker era lo Spitzenkandidat del Ppe, arrivato in testa e la nomina è venuta da sé, poi convalidata dal Parlamento. Oggi è più difficile. Il Ppe e S&D, i due gruppi che finora si spartivano il potere a Strasburgo ma che sono stati detronizzati dagli elettori – non hanno più la maggioranza – ieri hanno ribadito la difesa del sistema dello Spitzenkandidat: il Ppe propone contro venti e maree lo scialbo Manfred Weber, 46 anni, Csu (ala destra dei democristiani), i socialisti sono dietro il più brillante Frans Timmermans, 58 anni, che per il leader del gruppo S&D, Udo Bullmann, è «l’unico candidato capace di costruire un’alleanza progressista per riformare la Ue» e la «democrazia deve prevalere». Ma Angela Merkel, che dovrebbe essere la grande elettrice del tedesco Weber, arrivata a Bruxelles ha insistito sulla «priorità» attuale, «la capacità della Ue di agire», pur affermando ma senza entusiasmo che stando ai Trattati il posto spetterebbe a Weber. Più decisa la sua erede, Annegret Kramp-Karrenbauer: «Weber è in posizione di leader e noi l’aiuteremo ad ottenere la maggioranza al Parlamento europeo».

Ma la maggioranza non è facile, il Ppe ha perso una trentina di seggi e la Cdu, primo partito del gruppo, arriva indebolita. Però non c’è maggioranza senza Ppe, anche se centristi e verdi sono determinanti nel nuovo Parlamento (la maggioranza è di 376 seggi). Emmanuel Macron, che pure non ha vinto, si mette al centro del gioco al costo di spaccare l’asse franco-tedesco. Timmermans ha «esperienza e credibilità» ha detto arrivando a Bruxelles, «come Margrethe Vestager», la commissaria alla Concorrenza. Ma Macron fa anche il nome di Michel Barnier, francese, negoziatore della Brexit, che è Ppe, ma aperto all’ecologia. Timmermans non piace invece a Ungheria e Polonia, perché è stato molto attivo nella denuncia delle violazioni dei diritti. L’est del gruppo Visegrad, che ha incontrato Macron, gioca la sua carta e evoca, senza crederci, il nome del commissario slovacco Maros Sefcovic (S&D), ma è noto che l’ungherese Viktor Orbán, sospeso dal Ppe, non appoggia Weber. Macron cerca di tessera una tela al di là dei centristi, con i socialisti (lunedì c’era lo spagnolo Pedro Sánchez all’Eliseo e ieri ha corteggiato altri dirigenti).

In questo gioco delle parti, l’estrema destra è all’angolo: i governi nazionalisti non hanno alleati. Al massimo possono fare opera di disturbo, ma non più di tanto, la maggioranza è comunque europeista. Timmermans ha evocato un clima da Game of Thrones, tra tradimenti, complotti e massacri, senza pensare che il finale può essere deludente anche a Strasburgo (nel 2004 il candidato-sorpresa Barroso ha strappato la vittoria e poi ha contribuito non poco ad affossare la Ue). I posti importanti da distribuire sono 5 (presidenze Commissione, Consiglio, Parlamento, Bce e Pesc), il gioco delle influenze e degli scambi è appena all’inizio (Merkel alla presidenza del Consiglio risolverebbe dei problemi). La bulgara Georgieva Kristalina, segretaria generale della Banca mondiale, può essere una carta, come Christine Lagarde, ora alla testa dell’Fmi, ma Ppe, S&D e Verdi (ma non i liberali) non vogliono un «esterno».

* Fonte: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

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