Cina/Usa. Dopo i dazi ora Trump prova ad affondare il colosso del 5G Huawei

Decreto esecutivo e inserimento dell’azienda cinese nella blacklist. Il colosso hi-tech replica: «Limitarci non renderà gli Usa più forti»

Simone Pieranni * • 17/5/2019 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 159 Viste

La cinese Huawei, oltre ad essere il secondo produttore al mondo di smartphone, è anche il più grande produttore mondiale di apparecchiature per telecomunicazioni. Secondo alcune analisi oggi deterrebbe circa il 28% del mercato (più delle europee Ericsson e Nokia, suoi competitor). Ma soprattutto Huawei oggi ha stipulato più di tutte le altre aziende contratti 5G, ben rappresentando la nuova spinta globale cinese nell’ambito tecnologico.

LA GUERRA DEI DAZI tra Cina e Usa ha sempre avuto come background la sfida più generale sul 5G e sull’Intelligenza artificiale: Washington ha provato in ogni modo a ostacolare Pechino in questo senso, dapprima affossando Zte (azienda statale cinese di telecomunicazioni) poi provando a colpire Huawei attraverso processi per spionaggio e furto di proprietà intellettuale, senza però arrivare a produrre alcuna prova. Per questo Trump ha deciso di procedere con altri metodi.

Ieri un doppio colpo partito da Washington potrebbe davvero complicare la vita al colosso cinese, ma non solo. In primo luogo Trump si è detto pronto a firmare un decreto esecutivo che vieterà alle telco statunitensi di utilizzare apparecchiature elettroniche prodotte da aziende considerate rischiose per la sicurezza nazionale. Non si fa esplicito riferimento a Huawei – in questo caso – ma l’intento è chiaro, anche perché preceduto da diverse boutade presidenziali al riguardo.

A questo proposito bisogna chiarire un aspetto: le grandi aziende americane che si occupano di telefonia e reti non utilizzano Huawei; ad appoggiarsi alle infrastrutture «cinesi» sono per lo più piccole e medie aziende – raccolte nella Rural Wireless Association – che operano su una scala decisamente inferiori rispetto alle «big» in termini di utenza.

IL DECRETO dunque non dovrebbe cambiare più di tanto le carte in tavola. Quanto invece potrebbe fare male a Huawei è la seconda novità arrivata ieri dagli Usa, ovvero l’inserimento dell’azienda di Shenzhen in una black-list (insieme ad altre 70 compagnie): questo significa che le società nella «lista nera» non potranno acquistare componentistica prodotta negli Stati uniti senza l’approvazione amministrativa di Washington. In questo caso l’obiettivo è chiaro: fare pagare a Huawei e alla Cina l’unico punto debole della filiera hi-tech cinese, ovvero i semiconduttori. Qualcomm, ad esempio, è fornitore di Huawei (per il 22% degli smartphone, secondo il suo ultimo bilancio).

SIGNIFICA dunque che Trump vuole da un lato colpire Huawei sacrificando anche il business di alcune aziende americane e dall’altro vuole «stanare» la Cina per quanto riguarda l’autosufficienza in tema di componentistica, ambito nel quale Huawei si starebbe preparando da ormai sei mesi.

In ogni caso, come segnalato dal New York Times, «anche se Huawei sarà bandita dagli Usa, controllerà dal 40 al 60% delle reti in tutto il mondo», grazie alla posizione consolidata tra America latina e Asia, «dove detiene un’enorme influenza economica». Altro aspetto da sottolineare è la possibilità che la decisione di Trump finisca per smuovere anche gli alleati – o supposti tali – in Europa: la Ue ha sempre sostenuto di non poter escludere la Huawei dalle gare per il 5G considerando che neanche gli Usa l’avevano fatto. Ora non sarà più così.

* Fonte: Simone Pieranni, IL MANIFESTO

 

Foto della torre Huawei Headquarters a Shenzen. Foto di Brücke-Osteuropa

via Goodfreephotos

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