Elezioni comunali a Riace. Si chiude un’epoca e Salvini si prende ancheLampedusa

Addio al modello di integrazione. Mimmo Lucano non entra neppure in consiglio

Silvio Messinetti * • 28/5/2019 • Immigrati & Rifugiati, Politica & Istituzioni • 279 Viste

Riace (Rc). C’era una volta la Riace percorsa da Wim Wenders ne Il volo, quella cantata da Vinicio Capossela in Povero Cristo, quella interpretata da Beppe Fiorello in un film per la Tv, prodotto da mamma Rai e poi abortito per la censura salviniana. C’era, insomma, Riace, capitale dell’accoglienza Oggi il cielo sopra Riace è invece bruno come la pece. La cittadina, celebrata in tutto il mondo per il suo modello d’integrazione multietnica volta pagina e fa un balzo all’indietro di 15 anni. La lista espressione del sindaco Mimmo Lucano, sospeso per le traversie giudiziarie e non più ricandidabile per il vincolo del terzo mandato, «Il cielo sopra Riace», finisce terza, e con essa finisce anche un’epoca.

Il nuovo corso ha il volto di Antonio Trifoli, autista di pullman. Ma la mente dell’operazione, preparata in prima persona da Salvini, è Claudio Falchi, suo emissario nella Locride per condurre la campagna, non prima di avere fondato in estate la sezione leghista alla marina. Il commento di Lucano è amaro: «Lasciamo l’opera pubblica immateriale più importante della Calabria e che ci ha fatto conoscere nel mondo intero. Abbiamo reso Riace capitale dell’umanità nel mondo. Un orgoglio per i tanti riacesi emigrati e uno strumento per realizzare tante opere pubbliche concrete nel borgo. Il centro storico riqualificato, due beni sottratti ai clan, un lungomare in legno senza colate di cemento, i pozzi che permetteranno a Riace autonomia idrica, i 100 posti di lavoro legati al sistema dell’accoglienza. Stavamo dimostrando al mondo che l’immigrazione non è un problema».

Fino a quando Lucano, suo malgrado, è diventato un target d’odio della ruspa salviniana. Persino, ieri mattina, durante la conferenza stampa in via Bellerio, il capo leghista non s’è trattenuto e, a proposito dei dati locali sulle europee (la Lega primo partito a Riace con il 30, 7%), ha sentenziato sprezzante: «I due comuni che la sinistra ha scelto come simbolo dell’anti-salvinismo, Riace e Lampedusa, ci vedono come primo partito. Anzi saremo noi a costruire il nuovo modello Riace, ovvero entra chi ha il permesso di entrare».

Il neosindaco Trifoli ha conquistato il 47,9% dei voti, 20 punti avanti Maurizio Cimino con il 29,1 e la candidata lucaniana, Maria Spanò, con il 29,1. Per soli 4 voti non scatta il secondo consigliere alla lista per cui Lucano non sarà neanche in consiglio. Un annus horribilis per lui, con l’attacco frontale di governo e magistratura. In pochi mesi “l’idea Riace” è andata disfacendosi, i progetti azzerati, i rifugiati deportati chissà dove. La recente sentenza del Tar di Reggio aveva dato un po’ di speranza ma il risultato di ieri l’ha seppellita. Evidentemente a Lucano non è stato perdonato di aver osato estromettere la ‘ndrangheta dagli appalti sulla raccolta dei rifiuti e aver dato un’immagine della Calabria di speranza e progresso. Andava distrutto politicamente e ora anche elettoralmente.

Per il resto, tra i dati elettorali calabresi va segnalato il responso delle urne dell’altra Riace di Calabria, ovvero Acquaformosa, borgo di coesione interetnica alle pendici del Pollino. Qui vince la continuità e si afferma la lista Firmoza, con il sindaco uscente Giovanni Cepparelli con il 73,3%. Infine, San Luca che ha finalmente dopo 11 anni un nuovo sindaco. È Bruno Bartolo che ha ottenuto 1.263 voti, il 90%, contro i 137 di Klaus Davi, il massmediologo che ha lavorato alacremente per riportare le elezioni nel piccolo centro dell’Aspromonte.

* Fonte: Silvio Messinetti, IL MANIFESTO

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