Fridays for future, gli studenti in piazza chiedono di votare per l’ambiente

Ultimo venerdì di mobilitazione globale dei ragazzi che chiedono per le Europee di scegliere candidati che difendano il clima. I portavoce vicini a Greta: cambieremo strategia per fare pressione per il cambiamento

Gabriele Annicchiarico * • 25/5/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Movimenti • 141 Viste

«Votate per il clima» è l’appello degli studenti del secondo Global strike for future, lo sciopero scolastico mondiale per il clima. È l’atto finale, in vista delle elezioni europee, di un movimento che chiede a gran voce un cambio di passo per salvare il pianeta da «un imminente disastro».

LA SECONDA MARCIA GLOBALE dei Fridays for future (gli scioperi scolastici del venerdì) ha visto la partecipazione di 1.800 città in 128 paesi diversi, in tutti i continenti del pianeta. Un movimento globale che chiede a gran voce di «cambiare la rotta prima che sia troppo tardi». Gli appelli sempre gli stessi, come un mantra che si ripete da quando l’iniziativa di una singola studentessa, Greta Thumberg, è diventata virale fra i suoi coetanei. «Cambiamo adesso», «non c’è più tempo», o ancora «ci avete rotto i polmoni», sono gli slogan che hanno accompagnato le migliaia di iniziative in tutto il globo, sottolineando l’urgenza di rendere le attività umane compatibili con l’ambiente «prima che sia troppo tardi». «Fate presto, non abbiamo un pianeta B» è il grido disperato che ha risuonato in tutto il pianeta, rivolto agli adulti ed in particolare ad una classe dirigente vista come indifferente alle problematiche ambientali.

DALL’AUSTRALIA ALL’ASIA, passando per le Americhe e l’Europa: sit-in, flash mob e marce di protesta in tutto il mondo, per mettere l’accento sulla questione ambientale. In Europa hanno sfilato in 10 mila per le vie della capitale europea Bruxelles, in 5 mila a Berlino e in 18 mila ad Amburgo.

Anche in Italia il movimento è riuscito a mobilitare migliaia studenti. Fra i cortei più partecipati Milano e Roma.

Ed è proprio sul continente europeo che sono puntati i riflettori, per l’imminente tornata elettorale di questo 26 maggio. Un evento su cui gli studenti ripongono le proprie speranze. «Molti di noi non potranno andare a votare» spiega Adelaïde Charlier, una delle portavoci del movimento studentesco belga, che aggiunge «chiediamo agli adulti di informarsi bene prima di scegliere i propri candidati, perché la scelta vada verso chi vuole fare della questione climatica una priorità». Ed a quanti le chiedono se il movimento abbia una particolare affinità con il partito dei Verdi, la giovane studentessa belga risponde: «Tutti i partiti sono chiamati in causa e noi abbiamo bisogno che tutte le forze politiche collaborino per scongiurare i rischi del riscaldamento globale».

I CORTEI CHE HANNO ANIMATO le piazze nella giornata di ieri sono infatti l’atto conclusivo di un percorso di «disobbedienza civile» iniziato nell’agosto del 2018 quando la giovane studentessa svedese, Greta Thumberg, diventata il volto di tutto un movimento, decide di saltare i corsi del venerdì per protestare davanti al Parlamento svedese. L’iniziativa è stata raccolta da migliaia di studenti in tutto il mondo. «Scenderemo in piazza tutte le settimane fino alle prossime elezioni europee», avevano promesso gli studenti ad inizio gennaio. Ora la parola passa agli adulti: elettori europei e dirigenti politici.

MA LE PROTESTE non si fermeranno: «Continueremo a vigilare sulla classe politica», anche se, anticipano i portavoce del movimento, con modalità diverse. «A partire dalla settimana prossima non ci saranno più gli scioperi settimanali, ma questo non vuol dire che smetteremo di fare pressione sul mondo politico» dichiara la studentessa belga Adelaïde, che infine annuncia una prossima ondata di «azioni di disobbedienza civile di cui sentirete certamente parlare».

* Fonte: Gabriele Annicchiarico, IL MANIFESTO

 

Fridays for future a Milano – Foto DirittiGlobali.it

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