Il piano Bolton. Cinquemila mercenari Blackwater pronti per il Venezuela

Il piano Bolton. Cinquemila mercenari Blackwater pronti per il Venezuela

Fallito il tentato golpe di Guaidó, il super gorilla della sicurezza nazionale Usa, John Bolton, non disarma. Nemmeno dopo non essere riuscito – per ora – a convincere il suo capo Donald Trump della necessità di inviare i marines in Venezuela. Bolton infatti ha un piano B. Che prepara da mesi. Da quando, lo scorso gennaio, presentandosi a una conferenza stampa, mostrava un block notes giallo con una scritta a penna che i fotografi e cameramen hanno filmato e ingrandito e dove si leggeva «5000 militari in Colombia».

A chiarire ci ha pensato alcuni giorni fa Erik Prince, il proprietario della Blackwater, la prima compagnia privata di sicurezza – leggi di mercenari – costituita inizialmente per appoggiare le Forze armate Usa. Prince ha affermato, per la Reuters, che per sbloccare la situazione in Venezuela, occorre «un evento dinamico». E lui sta preparandolo da tempo formando un corpo appunto di 5000 mercenari, di lingua spagnola, soprattutto colombiani, peruviani e ecuadoriani, da inviare in Venezuela. A un costo, 40 milioni di dollari, tutto sommato accettabile, sia per il milionario The Donald – di cui Prince è un sostenitore tanto da aver contributo a finanziare la sua campagna presidenziale – sia per gli adinerados venezuelani residenti a Miami e dintorni.

In materia di guerre e dintorni il Pentagono e la Cia si dimostrano assai creativi. Quello che, per un minimo di decenza internazionale, non possono fare i marines lo affidano ai contractors. Così avviene dal 2002, quando la Blackwater inviò i suoi contractors in Afghanistan e poi in Iraq. Salvo che alle volte questi mercenari esagerano anche per i bassi standard etici del Pentagono. È quanto accadde nel 2007 in Iraq quando il New York Times rivelò che i mercenari erano responsabili dell’assassinio di 17 civili in un’azione in piazza Nisour a Baghdad, dove fecero anche 24 feriti. Non solo, il giornale statunitense rivelò che la Blackwater aveva partecipato anche a «detenzioni extragiudiziali» (rapimenti) e ad assassinii programmati dalla Cia. A parte contratti milionari, naturalmente la Blackwater ha avuto anche garantita l’immunità per i suoi scherani, dopo condanne di facciata per i killer.

Per aggirare la cattiva propaganda, e assicurarsi nuovi contratti, la società ha cambiato nome in Academi, ma la Blackwater/Academi continua a fare buoni affari. Questa impresa di mercenari, secondo The Guardian, è passata da un fatturato di 200.000 dollari annui prima dell’11 settembre 2001 ai 600 milioni del 2006 e a circa un miliardo di dollari attuali.

Lital Leshem, direttore delle relazioni con gli investitori di una delle compagnie di Prince, ha confermato che il suo capo stava lavorando a una soluzione della crisi in Venezuela «come pure ha una soluzione per molti altri posti». A parte, forse, Bolton pochi credono che Prince e la Blackwater/Academi possano veramente intervenire nella crisi venezuelana. Ma anche per i mercenari la pubblicità è l’anima del commercio.

* Fonte: Roberto Livi, IL MANIFESTO

 

photo: soldiersmediacenter [CC BY 2.0]



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