Non c’è pace in Colombia, ucciso l’ex comandante FARC Wilson Saavedra

Sembra proprio ispirato al gramsciano pessimismo della ragione e ottimismo della volontà il giudizio sugli accordi di pace tra il governo colombiano e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia che diede il comandante Wilson Saavedra. «Io sono convinto che la soluzione politica del conflitto sia possibile, io sono ottimista. Però sono necessari dei cambiamenti nelle [&hellip

Maurizia Mezza * • 16/5/2019 • Talking Peace • 123 Viste

Sembra proprio ispirato al gramsciano pessimismo della ragione e ottimismo della volontà il giudizio sugli accordi di pace tra il governo colombiano e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia che diede il comandante Wilson Saavedra. «Io sono convinto che la soluzione politica del conflitto sia possibile, io sono ottimista. Però sono necessari dei cambiamenti nelle istituzioni di questo paese. Dobbiamo avere le garanzia di poter fare politica liberamente senza la paura di essere assassinati, perseguitati o minacciati».

IL 14 MAGGIO 2019 due sicari hanno assassinato Wilson Saavedra, l’ex comandante dell’ormai smobilitata guerriglia colombiana Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, Ejercito del Pueblo (Farc-Ep), facendo aumentare a 130 il numero degli ex guerriglieri uccisi in tutto il paese dopo l’accordo di pace, firmato il 26 novembre 2016.

Wilson Saavedra

Proprio nel 2016, tra il referendum che annullò il primo accordo raggiunto e la firma dell’accordo ufficiale, in un momento di grande incertezza per le negoziazioni tra governo e guerriglia, conobbi e intervistai Jorge Enrique Corredor Gonzalez, ufficialmente conosciuto come Wilson Saavedra. L’allora comandante del Fronte 21 del Blocco occidentale Alfonso Cano, rivelò paure e speranze per un futuro di pace, e le difficoltà relative alla transizione dalla lunga lotta armata alla lotta politica.

WILSON SAAVEDRA era entrato nella guerriglia «perché era necessario» quasi 35 anni fa, poco più che un bambino. «Impugnare le armi a quel tempo era l’unico modo per difendere la vita». Ci tiene a sottolineare che lui ha vissuto tutta la sua vita come un rivoluzionario perché bisogna «lottare per la vita e la dignità. Il Governo e i media ci hanno sempre rappresentato come dei mostri, almeno qui in Colombia, ma io vorrei che le persone sapessero che noi siamo rivoluzionari, che combattiamo per una società più equa, dove tutti possano avere accesso alla salute e all’educazione».

CIÒ NON TOGLIE che in 40 anni di storia le Farc abbiano commesso errori e orrori di guerra. «Ma abbiamo sempre avuto una buona relazione con le comunità locali. Sappiamo come vivono i contadini e le persone che guadagnano un dollaro al giorno, senza accesso all’acqua potabile o all’elettricità», diceva Saavedra. Che è stato uno dei comandanti più attivi per la promozione del dialogo tra il governo e i vertici delle Farc. Sperava in una «pace con giustizia sociale», consapevole dei rischi e delle responsabilità che comporta negoziare con il governo.

«LE PERSONE CHE PENSANO in modo distinto dall’oligarchia sono sempre state assassinate in questo paese. Il paramilitarismo ha impedito che in Colombia si possa fare politica liberamente, e se, finalmente, si firmeranno questi accordi, spero che lo Stato possa garantire il diritto alla vita. Ho paura per me, ma soprattutto per i miei uomini. Sono io che li sto guidando a consegnare le armi, a rendersi vulnerabili, ed è mia responsabilità la loro sopravvivenza».

In quel momento non potevamo sapere che pochi giorni dopo, il 26 novembre 2016, l’allora presidente Juan Manuel Santos avrebbe firmato uno storico accordo di pace con le Farc-Ep, celebrato in tutto il mondo. L’accordo valse all’ex-presidente il Nobel per la pace, mentre a molti ex combattenti la vita stessa. Le garanzie concordate, infatti, non vennero rispettate dal passato governo né dall’attuale, guidato da Iván Duque.

A POCO PIÙ DI DUE ANNI da quella lunga chiacchierata, ci ritroviamo a ricordare un altro dirigente delle Farc che ha creduto alla possibilità di aprire una strada pacifica per il futuro del paese. A quell’uomo, cresciuto nella foresta con le armi in mano, che ripeteva proprio pochi giorni prima della firma dell’accordo «io sono ottimista, so che arriveremo a uno scenario senza armi, dove sarà possibile fare politica legalmente, esprimendo la nostra umanità», non è stata concessa alcuna umanità.

Le persone che pensano in modo distinto dall’oligarchia sono sempre state assassinate in questo paese. Il paramilitarismo ha impedito che in Colombia si possa fare politica liberamente, e se, finalmente, si firmeranno questi accordi, spero che lo Stato possa garantire il diritto alla vita. Ma ho paura
Wilson Saavedra

* Fonte: Maurizia Mezza, IL MANIFESTO

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