Sanità. Le liste di attesa arrivano a 60 giorni, i tagli spingono verso i privati

Sessanta giorni in media di attesa per ottenere una visita medica nella sanità pubblica, mentre nel privato si aspetta solo sette. È il risultato del progressivo definanziamento del servizio sanitario nazionale. Lo sostiene il secondo rapporto «Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali» presentato ieri dalla Funzione [&hellip

Mario Pierro * • 16/5/2019 • Salute & Politiche sanitarie • 212 Viste

Sessanta giorni in media di attesa per ottenere una visita medica nella sanità pubblica, mentre nel privato si aspetta solo sette. È il risultato del progressivo definanziamento del servizio sanitario nazionale. Lo sostiene il secondo rapporto «Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali» presentato ieri dalla Funzione pubblica Fp-Cgil, dalla Fondazione Luoghi comuni e elaborato da Crea Sanità. La ricerca ha analizzato undici prestazioni senza indicazione di urgenza, specialistiche e diagnostiche, da una radiografia a una per visita oculistica, erogate da otto regioni (Emilia Romagna, Liguria, Campania, Veneto, Sicilia, Lombardia, Lazio, Marche) in 326 strutture sanitarie (195 private e 131 pubbliche). In Emilia i tempi di attesa sono in media di un mese. All’ultimo posto si trovano le Marche con una media di 110 giorni per una visita. Prendiamo un esempio circoscritto: per una colonscopia ci vogliono quasi quattro mesi di attesa: 112 giorni, contro 11 giorni di attesa in intra-moenia, 79 nel privato convenzionato e appena 11 nel privato.

Dall’ecografia al cuore alla gastroscopia, «circa la metà delle prestazioni mediche prese in considerazione hanno un costo inferiore nel privato rispetto a quelle in intramoenia». Ad esempio l’ecocardiografia: in intra-moenia costa in media 109 euro, contro i 98 del privato. I dati complessivi sono impressionanti: la spesa privata dei cittadini è arrivata a quasi 35 miliardi di euro, di cui ben il 92% di tasca propria.

Sull’efficienza e i costi pesa come un macigno le sperequazioni e le diseguaglianze tra le regioni: quelle tra il Nord e il Sud, ma anche tra regioni limitrofe. L’Emilia Romagna ha fatto 5 mila assunzioni, di cui 1.450 precari stabilizzati, negli ultimi due anni. Non è avvenuto altrove dove, anzi, le liste di attesa non si sono mai ridotte e per alcune prestazioni sono aumentate.

Il progressivo definanziamento ha creato inefficienze che portano ad allungare le liste di attesa e incentivano lo sviluppo di un’offerta privata messa in concorrenza con quella pubblica sul costo e sui tempi di risposta». I dati mostrano, ha sostenuto Serena Sorrentino, segretaria Fp Cgil, che è «urgente un investimento straordinario in termini di risorse, personale, professionalità e tecnologie in tutto il nostro Servizio sanitario nazionale, che mostra evidenti segni di collasso».

* Fonte: Mario Pierro, IL MANIFESTO

Immagine di Silas Camargo Silão di Pixabay

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