Spagna. La speranza socialista in Europa riparte da Pedro Sánchez

Spagna. Il premier spagnolo fa il bis, il Psoe stacca i popolari. Podemos arranca

Luca Tancredi Barone * • 27/5/2019 • Europa • 152 Viste

Il partito socialista è di nuovo il primo partito alle elezioni europee, e anche per le municipali e le regionali, superando addirittura la soglia psicologica del 30% (un mese fa era al 28,7%): oggi sfiora il 33%, con 20 eurodeputati (ne ottenne 14 cinque anni fa). L’affluenza al voto è attorno al 65%, dieci punti in meno che ad aprile, ma 20 punti in più che nelle ultime europee.

MA GLI ALTRI RISULTATI di ieri notte sono meno entusiasmanti. Il Pp ritorna al 20%, quando un mese fa ottenne solo il 16,7%, e ottiene 12 eurodeputati (erano 16 nel 2014). Ciudadanos è al 12% (erano al 16 ad aprile) e con i loro 7 eurodeputati (5 in più del 2014) rimangono lontani da diventare leader della destra spagnola, come speravano. Unidas Podemos conferma la sua debolezza: ottiene solo il 10% dei voti, ad aprile erano quasi al 14%. Ottiene 6 eurodeputati, ma nel 2014 Podemos e Izquierda Unida (che allora andavano separati) ottennero in tutto 11 deputati. Vox si sgonfia un po’, passa dal 10% abbondante al 6%, ma ottiene comunque 3 eurodeputati.

La coalizione Ahora repúblicas guidata da Esquerra Republicana e da Oriol Junqueras (leader indipendentista in carcere), ottiene 3 seggi, due vanno invece alla coalizione guidata da Carles Puigdemont (in esilio in Belgio), ne ottiene due; un seggio infine ai nazionalisti baschi del Pnv, nella coalizione chiamata Ceus. In totale la sinistra manda 29 eurodeputati, la destra 23. Oltre ai 52 che le toccano, la Spagna quando il Regno unito uscirà dall’Unione europea, guadagnerà altri 5 seggi, che toccheranno 1 ciascuno a Pp, Psoe, Ciudadanos, Vox e Ahora repúblicas.

MA LE ELEZIONI LOCALI sono quelle che portano le peggiori notizie. Le due simboliche sindache di Madrid, Manuela Carmena, e Barcellona, Ada Colau, hanno perso. A Madrid, la somma del partito di Carmena, Más Madrid, che è arrivato primo, e dei socialisti ottiene un seggio meno della maggioranza: le tre destre si metteranno d’accordo per restituire il comune al Pp e José Luis Martínez-Almeida sarà probabilmente il prossimo sindaco. La lista guidata dall’ex assessore di Carmena, da lei allontanato, Carlos Sánchez Mato di Izquierda Unida, non supera la soglia, fermandosi al 3%. A Barcellona per un soffio arriva primo Ernest Maragall, di Esquerra Republicana, ma ottiene lo stesso numero di consiglieri dei Barcelona en Comú, guidato dalla sindaca uscente, Ada Colau: 10.

Il Psoe cresce da 4 a 8 consiglieri, Ciudadanos (nella lista dell’ex premier francese Manuel Valls) passa di 5 a 6 e Junts per Catalunya (partito di Puigdemont che a Barcellona presentava l’incarcerato Joaquim Forn) dimezza da 10 a 5 i suoi consiglieri. E il Pp, che supera di un soffio la soglia, ne ottiene 2 (ne aveva 3). La Cup rimane fuori. Se non c’è accordo che arrivi a 21 voti, sarà Maragall il nuovo sindaco (per la prima volta un sindaco indipendentista), ma i giochi qui sono ancora aperti.

C’È DI PEGGIO: anche nell’emblematica comunità di Madrid la sinistra non riesce a strappare dopo 30 anni dalle mani del Pp. Socialisti, más Madrid (guidato dall’ex Podemos Íñigo Errejón) e Podemos (che ottiene un terzo dei voti che Errejón) a mezzanotte era sotto di un seggio rispetto alla destra. Emblematico invece il risultato di Valencia e Cadice: nel primo caso, il sindaco appoggiato da Compromís (ex alleati di Podemos e ora distanziati) riesce a rivincere, e lo stesso accade al sindaco di Cadice, in rotta con Podemos, e marito della leader di Podemos Andalusia, da tempo in conflitto con la direzione di Madrid.

* Fonte: Luca Tancredi Barone, IL MANIFESTO

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