Stati uniti. Assange incriminato con 17 capi d’accusa, rischia 170 anni di carcere

Sono 17 i capi d’accusa sulla base dell’Espionage Act, mai usato contro un giornalista. Nel mirino di Washington i documenti e i file sui crimini commessi contro i civili iracheni che WikiLeaks pubblicò

Marina Catucci * • 25/5/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Informazione & Comunicazione, Internazionale • 118 Viste

NEW YORK. Julian Assange è stato incriminato negli Stati uniti sulla base dell’Espionage Act e rischia dieci anni di carcere per ognuno dei 17 capi di accusa che gli sono stati affibbiati dal Dipartimento di Giustizia Usa per avere cospirato al fine di ottenere e pubblicare informazioni classificate con la collaborazione attiva dell’ex analista dell’intelligence militare Chelsea Manning.

«Le azioni di Assange hanno messo seriamente a rischio la sicurezza nazionale degli Stati uniti e portato benefici ai nostri avversari – si legge nei documenti depositati dal Doj – Assange, Wikileaks e Manning hanno condiviso l’obiettivo comune di sovvertire le restrizioni legali sulle informazioni riservate». Per gli Usa Assange sapeva che Chelsea Manning gli stava fornendo illegalmente dei documenti riservati riguardanti informazioni sulla difesa nazionale degli Stati uniti, e, pubblicando su WikiLeaks i nomi delle fonti, avrebbe creato «un grave e imminente rischio per delle vite umane».

Le nuove accuse fanno parte di una più vasta mossa legale dell’amministrazione Trump che ha alzato significativamente la posta in gioco nel caso legale contro Assange, che a Londra sta combattendo contro un procedimento di estradizione sulla base delle accuse di hacking da parte dei procuratori federali del Nord Virginia, gli stessi che hanno incarcerato due volte Chelsea Manning per essersi rifiutata di testimoniare contro Assange e WikiLeaks davanti a un gran giuri.

L’ultima svolta di una carriera in cui Assange è passato da crociato per la trasparenza radicale dell’informazione a braccato da un’indagine svedese per aggressione sessuale, a strumento delle interferenze elettorali russe nelle elezioni Usa del 2016, fino a imputato criminale negli Stati uniti.

Anche se non è un giornalista convenzionale, molto di ciò che ha fatto su Wikileaks è difficilmente distinguibile in modo giuridicamente significativo da quello che fanno le organizzazioni giornalistiche tradizionali. Per cui, come ha fatto notare l’organizzazione giornalistica tradizionale per antonomasia, il New York Times, è la prima volta che l’Espionage Act è usato per incriminare un giornalista.

Dello stesso parere del Nyt è anche Aclu, l’associazione statunitense per la difesa delle libertà civili, che da quando Trump è alla Casa bianca ha visto moltiplicate esponenzialmente le cause per cui deve battersi.

«Per la prima volta nella storia del nostro Paese – ha scritto su Twitter Ben Wizner, direttore di Aclu – il governo ha intentato accuse penali contro un editore a causa della pubblicazione di informazioni vere. Questo stabilisce un pericoloso precedente che potrà essere usato per colpire tutte le organizzazioni giornalistiche ritenute responsabili dal governo».

Il caso per cui Assange ha ricevuto i 17 capi di accusa non ha nulla a che fare con le interferenze elettorali di Mosca nel 2016, quando WikiLeaks pubblicò le email del comitato democratico che la Russia avrebbe rubato per aiutare l’elezione di Trump, ma è tutta rivolta al ruolo di Assange nella pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti e file militari del Dipartimento di Stato forniti da Manning e riguardanti i crimini americani contro civili iracheni.

I funzionari del Dipartimento di Giustizia che hanno incriminato Assange a distanza di quasi dieci anni da quella pubblicazione non hanno spiegato perché abbiano deciso di usare l’Espionage Act, passo che era stato discusso anche dall’amministrazione Obama ma che non era stato intrapreso proprio a causa del primo emendamento e delle implicazioni con la censura giornalistica.

* Fonte: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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