Unità sindacale. Per Landini è «dal basso» ma non parte dai metalmeccanici

Il segretario Cgil: parta dai luoghi di lavoro unificando i diritti, difficoltà colpa delle divisioni. Fim, Fiom e Uilm in piazza il 14 giugno, ancora distanti però su Fca e piattaforma per il contratto

Massimo Franchi * • 3/5/2019 • Sindacato • 145 Viste

In un mondo del lavoro sempre più diviso e in preda ad una vera guerra fra poveri la sfida principale è ricostruirne l’unità dal basso riunificando i diritti. Maurizio Landini esprime questo concetto da mesi, anche da prima di diventare segretario generale della Cgil. Lo ha rifatto il primo maggio, prima in un’intervista a Repubblica la cui titolazione – «Un solo sindacato per il lavoro» – era evidentemente esagerata e nel comizio a piazza Maggiore a Bologna. Nei 27 minuti a chiusura della manifestazione nazionale per la festa del lavoro Landini ha riproposto a metà del suo intervento il suo ragionamento facendo leva sul concetto di uguaglianza dei diritti dei lavoratori: «L’unità è quella che ci chiedete voi che state riempendo queste piazze, l’unità sindacale è il bisogno che le persone hanno di non sentirsi da sole».

E PIÙ TARDI VERSO IL FINALE: «Penso che sia il tempo di una discussione anche sull’unità sindacale che vada anche oltre l’importante unità di azione di Cgil, Cisl e Uil che abbiamo oggi. Sento una doppia esigenza: sia che al nostro interno ci mescoliamo, discutiamo, ma l’unità sindacale non la si costruisce al vertice. Certo, dobbiamo essere convinti, discuterne, lavorare assieme ma l’unita sindacale vera la costruisci nei luoghi di lavoro, è l’unità tra le persone, è lì che dobbiamo sperimentare: non è più accettabile quello che succede negli appalti, sub applati, finte cooperative, persone che fanno lo stesso lavoro non hanno gli stessi diritti e le stesse tutele. L’unità deve parlare alle condizione delle persone, alla loro intelligenza. Dobbiamo essere pronti ad accogliere questa domanda: una domanda che è stanca di divisioni, questo paese è già troppo diviso, e se ci pensiamo è proprio la divisione nel mondo del lavoro che ci ha reso più deboli e ci ha fatto arretrare in questi anni. E allora non è un appello ad essere buoni, è un appello alle nostre intelligenze perché ci sono dei momenti in cui non devi semplicemente dire che è colpa di qualcun altro, se c’è questa situazione ragioniamo sulle nostre responsabilità, fossero anche il 5 per cento, però sono quelle da cui possiamo ripartire. E se non lo facciamo non diamo il senso e la credibilità a tutto il mondo del lavoro, ai giovani, ai precari di essere il soggetto che rioffre a tutti una nuova unità sociale per cambiare davvero questo paese, il messaggio forte che dobbiamo mandare è che noi siamo il cambiamento, perché la ricchezza del paese la produce chi lavora, non la finanza che distrugge la ricchezza di chi produce».

MA PROPRIO IERI una obiettiva frenata all’unità sindacale – intesa come sindacato unico e non quindi di unità dal basso – è venuta dalla categoria di origine dello stesso Landini, dove nonostante gli sforzi e la firma unitaria dell’ultimo contratto nazionale metalmeccanico le divisioni originate dal modello Pomigliano imposto da Marchionne e perduranti in Fca fanno mantenere posizioni distanti fra i sindacati delle tre confederazioni. Presentando lo sciopero generale unitario di venerdì 14 giugno con 3 grandi manifestazioni nord-centro-sud (a Napoli) le divisioni sono emerse inevitabili.

SE IL SEGRETARIO GENERALE della Fim Cisl Marco Bentivogli non ha perso occasione per attaccare Landini – «accanto agli annunci sui giornali, bisogna avere comportamenti concreti» – la posizione «realista» del leader Uilm Rocco Palombella dà la misura: «Non sappiamo se riusciremo a fare una piattaforma comune insieme» per il prossimo rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che scade a fine dicembre, «oggi i contenuti dello sciopero dei metalmeccanici sono condivisi, ma di qui a parlare di sindacato unico, non lo so, mancano le condizioni minime». Da Francesca Re David che da Landini ha preso il testimone della guida della Fiom, sono arrivate parole di speranza: «In una situazione di pluralismo il tema vero sono è la democrazia e la rappresentanza: la legge che chiediamo da anni per la rappresentanza sindacale in questo senso è alla base di un’unità organica. Ovviamente ci sono diversità tra i sindacati, però di fronte all’attacco ai diritti l’unità fa la forza, come dimostra lo sciopero unitario proclamato e speriamo la piattaforma unitaria per il contratto dei metalmeccanici. Di certo l’unità deve partire dal basso e per questo partiranno le assemblee sui luoghi di lavoro sullo sciopero, un’occasione per parlare di unità. Di certo il sindacato deve rimanere conflittuale e per questo noi denunciamo come le imprese vogliono solo flessibilità e sono contrarie a tenere i tavoli di settore, a partire dall’automotive, che come Fiom chiediamo con forza».

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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