Georgia. Rivolta antirussa a Tiblisi, già 240 i feriti

Georgia. Le manifestazioni intendono impedire la rinascita di un dialogo tra i due Paesi ex-sovietici

Yurii Colombo * • 22/6/2019 • Internazionale • 290 Viste

Cariche davanti al Parlamento di Tiblisi contro i manifestanti antirussi. Casus belli la partecipazione alla seduta della Camera del deputato Sergey Gavrilov

Notte turbolenta quella di giovedì a Tiblisi capitale della Georgia. Polizia in assetto antisommossa e manifestanti anti-russi si sono scontrati fino all’alba davanti alla sede del Parlamento. Proiettili di gomma e lacrimogeni da una parte, bottiglie molotov e razzi dall’altra: il bilancio finale è stato di 240 feriti (tra cui 80 agenti mentre una giovane di 18 anni ha perso un occhio) decine di fermi e qualche arresto. Durante la notte i manifestanti per qualche minuto sono riusciti perfino a penetrare all’interno del Parlamento per poi essere ricacciati verso il parco antistante dove i dimostranti hanno costruito una tendopoli. Il motivo, o forse sarebbe meglio dire il pretesto, la presenza alla Camera georgiana di una delegazione di deputati russi all’interparlamentare dei rappresentanti cristiano-ortodossi. Veniva contestata principalmente la partecipazione alla riunione del deputato comunista Sergey Gavrilov, accusato dal partito ultranazionalista “Sogno georgiano” di aver direttamente partecipato alla guerra russo-georgiana del 2008 (accusa poi dimostratasi priva di fondamento).

In realtà le manifestazioni intendono impedire la rinascita di un dialogo tra i due Paesi ex-sovietici. Le relazioni diplomatiche tra Russia e Georgia sono interrotte da più di dieci anni e la nuova presidente Salomé Zurabishvili non ha fatto altro che tentare nella prima fase del suo mandato di ricostruire con Mosca quel minimo di rapporti che permetta al suo Paese di acquistare petrolio e gas a prezzi concorrenziali. Tuttavia le ali più estreme e scioviniste del Parlamento georgiano intendono impedire ogni relazione: non è un caso che gli incidenti di giovedì abbiano per ora avuto come unico risultato le dimissioni del presidente del Parlamento Irakli Kobakhidze, uno dei politici propugnatori del “dialogo minimo” con il Cremlino. Ma agli organizzatori delle proteste non sembra bastare: mentre scriviamo già alcune migliaia di persone si sono assiepate di nuovo davanti al Parlamento e si potrebbe assistere a un’altra notte di incidenti, se il governo non volesse dimettersi. A incendiare ancora di più gli animi giungono a raffica i comunicati di Sasha Saakashivili da Kiev. L’ex presidente georgiano ricercato ancora oggi in patria per corruzione e bancarotta, riavuto da Zelensky il passaporto ucraino, gioca la sua partita in solitaria creando ancora più confusione di quanto già non ce ne sia. L’ex presidente attacca i sostenitori di Sogno georgiano per aver occupato lo spazio politico del nazionalismo estremo e si schiera curiosamente con il governo in nome “della liberazione della Georgia, come hanno già dimostrato di saper fare Ucraina e Moldavia, dal dominio russo”.

Preoccupata la reazione del Cremlino. Secondo il portavoce di Putin Dmitry Peskov “quello che è successo ieri in Georgia non è altro che una provocazione russofoba”. “Non dimentichiamo che la Georgia è un Paese visitato ogni estate da molti turisti russi, alla cui incolumità siamo molto interessati”, ha concluso il portavoce del presidente russo.

* Fonte: Yurii Colombo, IL MANIFESTO

photo: OSCE Parliamentary Assembly from Copenhagen, Denmark [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]

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