Saranno ospitati dalla Cei i 62 migranti salvati e sbarcati a Pozzallo

L’accusa di Carlotta Sami, Unhcr: «700 persone alla deriva in 24 ore nel Mediterraneo». Salvini prima ringrazia i vescovi, poi torna ad accusare l’Unione europea

Adriana Pollice * • 8/6/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 228 Viste

«Settecento persone alla deriva nel Mediterraneo in 24 ore. Non parliamo per decenza di pull factor. Nessuna Ong può essere presente. E ancor peggio nessun sistema di soccorso. Stiamo perdendo vite umane e l’esperienza di anni di salvataggio che rendevano onore a chi li faceva»: è l’accusa della portavoce dell’Unhcr, Carlotta Sami, diffusa ieri via social.

Ce l’hanno fatta, invece, a sbarcare a Pozzallo i 62 naufraghi salvati dalla nave mercantile Asso 25. Tutti adulti, due le donne, originari del Gambia, della Costa d’Avorio e del Senegal. Il capitano aveva fatto rotta su Lampedusa ma poi è arrivata l’indicazione di puntare sul porto del ragusano, dove sono arrivati ieri pomeriggio.

IL GRUPPO VERRÀ OSPITATO in strutture della Conferenza episcopale. Negli ultimi 40 giorni sono arrivate in Italia 1.100 migranti via mare. «È un’illusione pensare di fermare i flussi, vanno governati con umanità» il commento del sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna.

Il gommone era stato individuato martedì scorso dall’aereo Colibrì, della Ong Pilotes volontaires, intorno alle 12.55. Nonostante i ripetuti May day, il soccorso è arrivato solo giovedì intorno alle 22 e solo grazie all’Asso 25 che, a differenza di molte navi civili, ha deciso di intervenire invece di girare al largo, come accade sempre più spesso.

Il gommone era passato dalle acque libiche a quelle maltesi. Sea Watch e Alarm Phone hanno continuato a tenere alta l’attenzione. «I porti sono aperti. È un importante atto di responsabilità delle autorità italiane, sebbene l’assistenza sia arrivata dopo oltre 48 ore e a più di 24 ore dal nostro Sos» il commento da Sea Watch. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ieri si è scordato di twittare «porti chiusi». Anzi, la mattina ha ringraziato la Cei «per la disponibilità».

NEL POMERIGGIO la campagna elettorale ha ripreso il sopravvento: «Gli sbarchi si sono ridotti del 90% e i pochi che riescono ad arrivare, come quelli di Pozzallo, saranno accolti a spese del Vaticano». E ancora: «Grazie al nostro lavoro e alla nostra opera di dialogo e convincimento, saranno ospitati dal Vaticano. Volere è potere».

SCORDANDOSI, però, che la Cei è dall’anno scorso che offre le sue strutture mentre è il Viminale che fa la faccia feroce a fasi alterne. Salvini, poi, non rinuncia a un colpo a effetto, da vero leader della Vandea: «Ogni giorno mi arrivano messaggi di suore, frati, missionari, vescovi, parroci e cardinali che mi dicono ’vai avanti nella difesa dei nostri valori’». Nel pomeriggio un nuovo comunicato del Viminale informava del pieno accordo con Malta, dopo un anno di accuse reciproche: «Il salvataggio è stato gestito in piena sintonia. La Valletta, dopo aver soccorso centinaia di immigrati nelle ultime ore, ha chiesto all’Italia un aiuto».

QUINDI L’AFFONDO contro Ong e Ue: «L’operazione conferma la tutela della vita umana, l’assenza di pregiudizi nei confronti di privati che accettano il coordinamento degli stati. L’Europa che manda lettere al governo italiano continua a ignorare le richieste d’aiuto del nostro paese e di Malta».

Salvini ieri attaccava l’Ue mentre era in corso il vertice sui migranti, a cui non ha partecipato per la settima volta. In sua assenza gli stati hanno raggiunto un primo accordo sui ricollocamenti e i movimenti secondari. Se Asso 25 ha sbarcato i naufraghi, il rimorchiatore Maridive 601 è bloccato da sette giorni alla fonda al largo di Zarzis, in Tunisia, con 75 persone soccorse al largo della Libia, 32 i minori non accompagnati.

«Vogliamo andare in Europa, non vogliamo cibo, non vogliamo stare qui»: è quanto urlano i migranti in un video, pubblicato sui social da una Ong tunisina. Avrebbero rifiutato anche le cure mediche. Le autorità locali non autorizzano l’approdo mentre Medici senza frontiere puntualizza: «La Tunisia non ha un sistema di asilo funzionante e non può essere definito un luogo sicuro».

NON VOGLIONO TORNARE in Libia. Sono circa 3.400 i migranti e rifugiati detenuti a Tripoli, dove dal 4 aprile sono in corso combattimenti tra le forze del premier Fayez al Sarraj e l’esercito del generale Khalifa Haftar.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari ha ammonito: «Vanno immediatamente rilasciati. È necessaria un’indagine indipendente, ci sono notizie di sparizioni e di traffico di esseri umani dopo l’intercettamento in mare da parte della Guardia costiera libica. Alcuni migranti sarebbero stati venduti per compiere lavori forzati, sfruttamento sessuale o ai contrabbandieri che promettono il transito verso l’Europa».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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