Antigone denuncia: detenuti stipati. Bonafede: «Nuovo piano di edilizia»

Siglato un accordo con la Difesa per riconvertire le ex caserme in istituti penitenziari

Eleonora Martini * • 26/7/2019 • Carcere & Giustizia • 176 Viste

Sì, è vero, le carceri italiane sono sovraffollate. Tanto. Perciò ne costruiremo di nuove. Ventiquattro, ne aveva promesse Silvio Berlusconi nel 2009 con l’allora ministro di Giustizia Angelino Alfano. «Mille nuovi posti letto entro la fine dell’anno», per poi arrivare a «9 mila posti in più in 5 anni», con un investimento di «13 milioni» per l’edilizia penitenziaria e «23 per la manutenzione», promette il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

«Basta svuotacarceri», ha premesso il ministro Bonafede parlando ieri davanti alla commissione Giustizia del Senato. Il governo, ha riferito il leader pentastellato, ha «avviato un piano per la riconversione in istituti penitenziari di complessi ex militari», siglando un protocollo d’intesa con la Difesa per trasformare le caserme Cesare Battisti di Bagnoli, Nino Bixio di Casale Monferrato e altre a Grosseto e Bari. Un piano che «consentirà di implementare il patrimonio immobiliare e attivare nuove strutture in tempi più brevi».

Entro la fine dell’anno, ha assicurato Bonafede, «saranno completati 2 padiglioni da 200 posti a Sulmona e Taranto». In totale si aggiungeranno «mille nuovi posti letto nelle carceri», per poi arrivare a «9 mila letti in più in 5 anni». Con un investimento di «13 milioni» per l’edilizia penitenziaria e «23 per la manutenzione», si punta anche ad innalzare gli «standard qualitativi» della vita nelle carceri italiane.

Standard che però, secondo Bonafede, non sono così bassi come vengono descritti nel rapporto di metà anno presentato ieri dall’Associazione Antigone secondo la quale «il tasso di sovraffollamento al 30 giugno 2019 è pari al 119,8%, ossia il più alto nell’area dell’Unione Europea, seguito da quello in Ungheria e Francia». «A Como, Brescia, Larino, Taranto siamo intorno a un tasso di affollamento del 200%, ossia vivono due detenuti dove c’è posto per uno solo – si legge del rapporto – Nel 30% degli istituti visitati da Antigone in questi primi mesi dell’anno sono state riscontrate celle dove non era rispettato il parametro minimo dei 3 mq per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante».

Negli ultimi anni si è registrato un nuovo aumento del sovraffollamento che, sottolinea il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, «al di là dei luoghi comuni agitati da alcune parti politiche, non è dovuto ad un aumento della criminalità, in particolare quella straniera. Infatti, da una parte, il numero di reati è in costante calo e anche gli ingressi in carcere sono in conseguente diminuzione. Il numero più alto di detenuti si spiega dunque con l’aumento delle durata delle pene, frutto anche delle politiche legislative degli ultimi anni. Gli stranieri in carcere poi, negli ultimi 10 anni, sono diminuiti del 3,68%. Se nel 2003 ogni 100 stranieri residenti regolarmente in Italia l’1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36%». Così come – buona notizia – è diminuito il numero di detenuti in attesa di sentenza definitiva (sono il 31,5% della popolazione carceraria, due punti in meno rispetto allo scorso anno, ma ancora lontani dalla media Europa del 21% circa».

Numeri che il Guardasigilli non smentisce: «I detenuti presenti nelle carceri italiane al 16 luglio sono 60.320 su 46.782 posti regolamentari con un tasso di sovraffollamento pari al 128,94%», sono i dati aggiornati da Bonafede. Secondo il quale, però, lo spazio minimo riservato a ciascun detenuto nei 190 penitenziari italiani è «maggiore rispetto a quasi tutti i Paesi europei». Il ministro a 5 Stelle non parla, come fa Antigone, di «peggioramento della qualità della vita» nelle celle che «si ripercuote sul numero dei suicidi».

Al contrario, per Bonafede, «sono 16 i casi di suicidio in carcere al 20 giugno di quest’anno (per Ristretti Orizzonti, sono 27 fino a ieri, 76 il totale dei morti, ndr). Nel 2018 sono stati 61. In 10 anni il numero è oscillato tra 39 e 63. Mi sembra quindi che la media si sia abbassata». Il ministro si preoccupa invece di seguire le richieste dei sindacati più destrorsi della polizia penitenziaria e assicura: «Valutereremo i margini dell’impiego delle pistole taser nelle carceri» e «l’uso dei droni per la videosorveglianza». E un occhiolino lo strizza anche alla Lega parlando di rimpatrio dei detenuti stranieri.

Anni luce distante da Antigone, che suggerisce di abbandonare la solita e inefficace ricetta dell’edilizia carceraria, e invece «investire sulle alternative alla detenzione e nel rendere la custodia cautelare un istituto utilizzato solo nei casi dove essa è realmente necessaria».

* Fonte: Eleonora Martini,  IL MANIFESTO

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