Cambia il look della polizia: senza mostrine e senza codici identificativi

Cambia la divisa degli agenti, a 38 anni dalla smilitarizzazione. E gli identificativi

Eleonora Martini * • 14/7/2019 • Criminalità, controllo & sicurezza • 283 Viste

C’è sempre l’aquila, con la testa incoronata, come cento anni fa, a incarnare «l’idea del primato e della forza» e «il legame identitario, il coraggio e la dedizione con cui quotidianamente ciascun poliziotto difende diritti e libertà». Ma per la prima volta, dopo 38 anni dalla smilitarizzazione e democratizzazione della Polizia di Stato, sulle uniformi dei 98 mila agenti italiani non compariranno più mostrine e gradi ma nuovi distintivi di qualifica disegnati dall’esperto di araldica Michele D’Andrea, con elementi grafici diversi per grado e funzione.

A molti piacciono, a qualcuno no. Qualche questore, nel presentarli, li ha definiti «il segno della vicinanza al cittadino» consolidata dal 1981 ad oggi. Mentre qualche sindacato (il Sap), addirittura a suo tempo, quando se ne stava discutendo, abbandonò sdegnato il tavolo istituito ad hoc, perché «cancellano la storia dell’Istituzione della Polizia di Stato».

Fatto sta che l’aquila – sebbene stilizzata ad arte – starebbe già prendendo il volo.

A sentire i sindacalisti più contrari ai nuovi distintivi, non sarebbe un effetto ottico prodotto dalla rabbia e dall’onor ferito, ma proprio un difetto di fabbrica: «A poche ore dall’entrata in vigore dei tanto chiacchierati nuovi distintivi di qualifica, ci sono giunte foto e segnalazioni dei nuovi gradi già scollati per via del caldo», denuncia Stefano Paoloni. Non che sia una voce super partes, ma il Segretario del Sindacato autonomo di Polizia si dice sdegnato per lo «spreco» di ingenti somme che «avrebbero potuto essere destinate a ben altre problematiche che affliggono l’apparato della sicurezza, come ad esempio la carenza di vestiario»: «È una vergogna infinita», commenta.

Il Viminale però smentisce: «Nessuna segnalazione» di difetti per i nuovi distintivi stretch. In ogni caso, precisa il ministero minacciando querele, sono in garanzia per 10 anni, perciò rimborsabili e sostituibili, in caso di problemi.

Per il resto, della diatriba “estetica” a noi importa molto poco, a dire il vero. Avremmo invece preferito doverci occupare della tenuta dei codici identificativi per gli agenti. Sarebbe stato un bel regalo alla Polizia, per i suoi 38 anni di democrazia.

* Fonte: Eleonora Martini,  IL MANIFESTO

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