Cambia il look della polizia: senza mostrine e senza codici identificativi
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C’è sempre l’aquila, con la testa incoronata, come cento anni fa, a incarnare «l’idea del primato e della forza» e «il legame identitario, il coraggio e la dedizione con cui quotidianamente ciascun poliziotto difende diritti e libertà». Ma per la prima volta, dopo 38 anni dalla smilitarizzazione e democratizzazione della Polizia di Stato, sulle uniformi dei 98 mila agenti italiani non compariranno più mostrine e gradi ma nuovi distintivi di qualifica disegnati dall’esperto di araldica Michele D’Andrea, con elementi grafici diversi per grado e funzione.
A molti piacciono, a qualcuno no. Qualche questore, nel presentarli, li ha definiti «il segno della vicinanza al cittadino» consolidata dal 1981 ad oggi. Mentre qualche sindacato (il Sap), addirittura a suo tempo, quando se ne stava discutendo, abbandonò sdegnato il tavolo istituito ad hoc, perché «cancellano la storia dell’Istituzione della Polizia di Stato».
Fatto sta che l’aquila – sebbene stilizzata ad arte – starebbe già prendendo il volo.
A sentire i sindacalisti più contrari ai nuovi distintivi, non sarebbe un effetto ottico prodotto dalla rabbia e dall’onor ferito, ma proprio un difetto di fabbrica: «A poche ore dall’entrata in vigore dei tanto chiacchierati nuovi distintivi di qualifica, ci sono giunte foto e segnalazioni dei nuovi gradi già scollati per via del caldo», denuncia Stefano Paoloni. Non che sia una voce super partes, ma il Segretario del Sindacato autonomo di Polizia si dice sdegnato per lo «spreco» di ingenti somme che «avrebbero potuto essere destinate a ben altre problematiche che affliggono l’apparato della sicurezza, come ad esempio la carenza di vestiario»: «È una vergogna infinita», commenta.
Il Viminale però smentisce: «Nessuna segnalazione» di difetti per i nuovi distintivi stretch. In ogni caso, precisa il ministero minacciando querele, sono in garanzia per 10 anni, perciò rimborsabili e sostituibili, in caso di problemi.
Per il resto, della diatriba “estetica” a noi importa molto poco, a dire il vero. Avremmo invece preferito doverci occupare della tenuta dei codici identificativi per gli agenti. Sarebbe stato un bel regalo alla Polizia, per i suoi 38 anni di democrazia.
* Fonte: Eleonora Martini, IL MANIFESTO
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Indegni d’indossare la divisa. Al di là di ogni retorica, la divisa di un agente di polizia indica il suo agire in nome della collettività , del rispetto delle istituzioni e delle leggi. Gli iscritti a un sindacatucolo di polizia che ancora ieri hanno manifestato sotto casa di Patrizia Aldrovandi non rappresentano il sentire di una società che è rispettosa verso le vittime e che è densa di quella pietas e di quel senso di giustizia che fanno sì che una madre non debba essere costretta a mostrare la foto del figlio morto, ucciso da alcuni agenti, per difendere se stessa dagli attacchi verbali e suo figlio dagli attacchi al suo ricordo.


