Crisi Bancarie. Deutsche Bank, in Italia tremila a rischio

Giovedì l’incontro (già previsto) con i sindacati: la paura è la necessità di dover vendere. Circa 200 filiali a macchia di leopardo sul territorio, specie in Lombardia

Massimo Franchi * • 9/7/2019 • Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 299 Viste

Circa tremila dipendenti e ben tre piani di riorganizzazione già subiti in 8 anni. I numeri della crisi di Deutsche Bank in Italia sono pesanti. Così come la paura per le conseguenze delle decisioni del consiglio di amministrazione di Francoforte di domenica. I 18mila licenziamenti previsti dal piano lacrime e sangue per salvare l’ex capofila europeo saranno concentrati più in Asia che nel resto d’Europa ma di certo i dipendenti delle circa 200 filiali in Italia non si sentono di certo tranquilli.
Il loro futuro potrebbe essere svelato già giovedì. Un incontro con i sindacati è in programma l’11 luglio. La riunione era stata già fissata in precedenza, prima del via libera al piano, ma ora acquista tutt’altra valenza.
Da tempo poi si parla della possibile partenza del numero uno di Deutsche Bank in Italia, Flavio Valeri che solo pochi mesi fa era stato indicato per una nomina i vertici della Cdp, poi sfumata.
In attesa di notizie, i sindacati sono comunque molto preoccupati. «La crisi di Deutsche Bank va avanti da tempo e dal 2011 noi sindacati abbiamo già sottoscritto tre piani di riorganizzazione – spiega Claudio Cornelli, segretario nazionale con delega alla banca tedesca per la Fisac Cgil – . L’ultimo lo abbiamo firmato l’anno scorso e prevedeva l’uscita di 200 persone tra buona uscita per i pensionabili e accompagnamento alla pensione, tutti utilizzando il Fondo di solidarietà interbancario». Circa 120 domande di esodo incentivato sono rimaste inevase. Per cui eventuali tagli dovrebbero tradursi in uscite volontarie.
«Il nuovo piano di ristrutturazione va a intrecciarsi con una questione specifica italiana – spiega il responsabile aziendale di Deutsche Bank per la First Cisl Maurizio Gemelli – . Da tempo come sindacato stiamo chiedendo che ci sia un piano industriale verificabile, mentre negli ultimi mesi abbiamo navigato a vista», prosegue Gemelli. In particolare, era stata già prospettata una riduzione dei costi: «L’incontro – spiega il sindacalista – sarà l’occasione per capire se la volontà di Francoforte di puntare sulla banca commerciale sia compatibile con la richiesta di nuovi tagli fra i dipendenti». Una parte degli esodi già programmati, spiega inoltre Gemelli, è prevista attualmente all’inizio dell’anno prossimo. «Uno degli effetti della ristrutturazione potrebbe quindi essere quello di accelerare le uscite del precedente piano Strategy 2020».
«La nostra vera preoccupazione più che i licenziamenti è che Deutsche Bank venga venduta. I tedeschi hanno necessità di liquidità e cedere le filiali mantenendo il settore private con tutti i clienti più ricchi potrebbe essere una possibilità che i tedeschi potrebbero scegliere», continua Cornelli della Fisac Cgil.
Gli altri sindacati stanno attendendo di avere informazioni dirette dalla casa madre e preferiscono non commentare le notizie da Berlino.
La storia di Deutsche Bank in Italia è lunga. La banca è presente a macchia di leopardo sul territorio: a regioni in cui è consolidata si contrappongono zone dove Deutsche Bank è totalmente assente. La zona con più filiali è il nord della Lombardia perché nel 1993 Deutsche Bank rilevò la Banca Popolare di Lecco (dalla Banca Popolare di Novara) con una presenza rilevante sul territorio. Altre regioni in cui le filiali Deutsche Bank ha una rilevante presenza sono la Toscana, il Lazio e la Campania. Totalmente senza filiali è la Sicilia mentre in Sardegna ne sono rimaste pochissime.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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