Dati ISTAT: più occupati, ma precari. Il ministro: «Il Dl dignità non si cambia di un virgola»

A maggio aumenta l’occupazione, anche per la stagione estiva. Messaggio del vicepremier pentastellato all’alleato leghista che ha presentato un «decreto bis»

Roberto Ciccarelli * • 2/7/2019 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 195 Viste

Guida all’analisi della congiuntura, senza perdere di vista le continuità con il Jobs Act, mentre cresce il ricorso alla cassa integrazione e lo scenario economico è sempre più incerto

«Il decreto dignità non si cambia nemmeno di una virgola» ha detto ieri il vicepremier ministro del lavoro e sviluppo Luigi Di Maio al suo sottosegretario leghista Claudio Durigon dopo avere visto i dati Istat sull’aumento dell’occupazione a maggio. Il messaggio è chiaro: la Lega ha presentato una riscrittura del decreto caro ai cinque stelle per impedire uno dei suoi effetti: il turn-over dei precari sostituiti dalle imprese alla scadenza dei contratti a termine. Nei rissosi equilibri tra Cinque Stelle e Lega la proposta di legge annunciata da Durigon è un contributo per accendere i fuochi in una notte dove brillano gli altri sul salario minimo, l’ex Ilva, il dossier autostrade. La risposta di Di Maio è arrivata pochi minuti dopo la pubblicazione dei dati alle dieci ed è stata amplificata per tutto il giorno dal consueto tripudio con cui i partiti al governo, in questo caso i Cinque Stelle, accompagnano ogni singhiozzo nelle statistiche dell’occupazione, senza contestualizzarli rispetto ad altri dati utili per comprendere la congiuntura. E, come sempre, l’interpretazione dei numerini è diventata l’occasione di una contesa con l’opposizione. «Il Pd se li sognava questi numeri quando governava» ha accusato Di Maio. Non è proprio così, gli ha risposto Matteo Renzi il quale ha sostenuto che l’aumento dell’occupazione nei primi cinque mesi dell’anno è invece dovuto al «suo» Jobs Act. Da quando è in vigore la legge (2015) ci sono stati più di un milione di occupati, mentre da quando c’è l’esecutivo Conte «solo» 92 mila. Renzi però non ha detto che la stragrande maggioranza degli assunti con il Jobs Act è a termine e che l’aumento degli occupati «stabili» attualmente registrato grazie alla modesta manutenzione sulla durata dei contratti a termine e la causale dopo 12 mesi operata dal «decreto dignità» non ha intaccato la logica del Jobs Act, diversamente da quanto annunciato dai Cinque Stelle. Oggi si assume di più con questa formula perché il tempo indeterminato non è più quello di una volta. Dopo il 7 marzo 2015, e prima la riforma Fornero, è molto più precario.

LA REALTÀ SI TROVA a metà tra le propagande contrapposte. L’aumento esiste: a maggio gli occupati erano +67mila unità, permanenti (+27mila), a termine (+13mila), autonomi (+27 mila); per la prima volta dal 2012 la disoccupazione è scesa sotto la soglia psicologica del 10%; quella giovanile si attesta al 30,5; il tasso di occupazione è aumentato al 59%, ma resta il penultimo nell’Eurozona. La causa potrebbe essere dovuta a tre fattori: la crescita delle trasformazioni dei contratti a tempo determinati in tempo indeterminato, dovuti al decreto dignità; all’inizio della stagione estiva, anche se in tono minore visto che l’anno scorso l’aumento è stato di 114 mila. Non è escluso che abbiano influito gli sgravi contributivi per le assunzioni al Sud, già fissati dal governo Gentiloni dopo l’esaurimento di quelli triennali previsti dal Jobs Act e rinnovati dai pentaleghisti nel dicembre scorso. A questo proposito sono state registrate difficoltà a causa del ritardo di un atto amministrativo: lo sgravio andrebbe solo a chi assumerà tra maggio e dicembre, e non dal primo gennaio. Meno probabile che l’aumento sia dovuto a «quota 100», come ha sostenuto Durigon, anche perché è prematuro parlare di «ricambio generazionale».

SUL PIATTO va fatto pesare un dato dell’Inps che è sfuggito ieri al governo, ma è stato ribadito dal Pd: l’aumento della cassa integrazione. I dati a disposizione risalgono ad aprile e hanno registrato oltre 25,3 milioni di ore nel mese, un aumento del 16% su marzo e del 30,5% rispetto al mese precedente. Esiste un’impennata della Cig straordinaria, usati nei casi più gravi: più dell’80%. Un esempio: gli oltre 1800 lavoratori di Mercatone Uno. È il segno di un’economia in grande affanno (180 tavoli di crisi aperti al Mise) e piena di incertezze che dureranno, mentre l’aumento in valori assoluti dell’occupazione potrebbe essere un effetto occasionale dovuto a più fattori. «Il trionfalismo di Di Maio è una beffa» ha commentato il responsabile lavoro del Pd Peppe Provenzano.

È CERTO INVECE che la struttura del mercato del lavoro dipendente (e autonomo) resta inalterata. I più danneggiati restano i 35-49enni, mentre continua la crescita degli over 50, ancor più dei 25-34enni. Sono tutti più occupati. E precari.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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