Ex Ilva. Mittal conferma la cassa integrazione, i sindacati chiamano allo sciopero

Ex Ilva. Mittal conferma la cassa integrazione, i sindacati chiamano allo sciopero

Mentre inizia la cassa integrazione per 1.400 lavoratori di Taranto, sull’ex Ilva M5s e Lega continuano a darsele di santa ragione sull’aborgazione dell’immunità penale e sulle possibili conseguenze. Se Mittal ha minacciato la chiusura di tutta l’acciaieria dal 6 settembre, ieri è partito il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia a dare fuoco alle polveri di maggioranza. In un’intervista al Corriere ha dettato la posizione del Carroccio: «Non possiamo assolutamente fare a meno dell’Ilva. Nella pubblica amministrazione c’è un principio consolidato che è quello della continuità amministrativa», dice. Ne va della credibilità «dell’intero sistema». Riguardo all’immunità per Arcelor Mittal, cancellata dall’entrata in vigore del decreto Crescita, non ha dubbi: «Gli accordi presi vanno mantenuti».
Luigi Di Maio risponde poche ore dopo con un videomessaggio su Facebook in cui parla anche di Ilva. «Non ci possiamo fare ricattare», assicurando però: «Non si perderanno i posti di lavoro e credo che ci si possa fidare di me».
La ministra M5s Barbara Lezzi ha poi rincarato la dose: «È doveroso – ha scritto sempre su Facebook – respingere la spinta verso la conservazione di privilegi inaccettabili quali il ripristino dell’immunità per Mittal. Non esiste alcun precedente di questo genere e mi auguro che nessuno voglia svendere un’intera città come ha fatto il governo Renzi. Arcelor non ha nessuna ragione di aver timore se prosegue con gli impegni che ha assunto. La norma è chiara. Siamo il governo del cambiamento che deve assicurare equità».
La chiosa di fine giornata di Salvini è un tentativo – non si sa quanto riuscito – di abbassare i toni: «Come per Ilva e Alitalia, non devono essere i lavoratori a pagare per errori di altri».
Intanto i primi a pagare la situazione sono come al solito gli operai. Niente accordo in extremis con i sindacati, ArcelorMittal avvia ugualmente la procedura di cassa integrazione ordinaria per 1.395 dipendenti dello stabilimento di Taranto da ieri e per 13 settimane.
La reazione di Fim, Fiom, Uilm e Ugl è stata la proclamazione di 24 ore di sciopero su tre turni per giovedì 4 luglio. Le parti restano distanti. I sindacati, si legge in una nota, «percorreranno tutte le strade possibili, anche attraverso il ricorso agli enti competenti, per impedire l’utilizzo da parte di ArcelorMittal della stessa cassa integrazione». Non si escludono, dunque, altre iniziative di mobilitazione. «Nonostante i vari incontri – spiegano Fim, Fiom, Uilm e Ugl – ancora ad oggi l’azienda ha mostrato una totale chiusura sulle richieste avanzate dai sindacati». Nello specifico i sindacati «hanno chiesto – si precisa – uno slittamento dell’avvio della procedura della cassa integrazione, in attesa dell’incontro ministeriale previsto il 9 luglio, provando ad entrare nel merito sull’integrazione salariale, rotazione del personale e gestione delle ferie programmate. Tali richieste si rendevano necessarie per arrivare ad un confronto con il ministro Luigi Di Maio ed affrontare anche la complessità della vertenza ex Ilva e di quanto sta emergendo in queste settimane». ArcelorMittal ha deciso «di fatto – sostengono i sindacati – di voler proseguire unilateralmente, con l’avvio della procedura di Cigo, assumendosi una responsabilità che peserà nei rapporti futuri con i lavoratori e le loro rappresentanze».

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO



Related Articles

Edison, fumata bianca tra Edf e italiani

Romani e Proglio: entro il 30 ottobre accordo sul riassetto migliorativo rispetto a marzo.  “I francesi avranno un ruolo anche nel piano energetico” Centrali Edipower verso la spartizione 

COME OSTAGGI DI GUERRA

È DAGLI albori del capitalismo che il padronato aspira a comprimere reddito e diritti delle maestranze esacerbando la concorrenza al loro interno. Ma non avremmo mai potuto immaginare che di un tale ritorno all’antico si facesse interprete il management di un’impresa come la Fiat che ha chiuso il terzo trimestre 2012 con 575 milioni di utili (+18,5% rispetto all’anno scorso).

Il keynesismo criminogeno del Cavaliere

Solo degli inguaribili idealisti possono giudicare un problema morale e non economico il fatto che il 30% del nostro Pil sia al nero. La realtà  dice che la spinta alla delinquenza è sistemica. Berlusconi l’ha capito subito e ha così potuto recitare la parte del «campione dell’interesse nazionale» interpretando lo Zeitgeist meglio degli avversari Gramsci scrisse una volta che dire la verità  è una necessità  politica.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment