Fermati e interrogati i due americani per l’omicidio del carabiniere a Roma

Fermato anche l’uomo che ha chiesto l’intervento dei carabinieri il carabiniere ucciso a Roma nella notte di giovedì

Adriana Pollice * • 28/7/2019 • Criminalità, controllo & sicurezza • 254 Viste

Sono sottoposti a fermo, indiziati di tentata estorsione e omicidio aggravato in concorso i due statunitensi fermati venerdì per la morte del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. Si tratta di Lee Elder Finnegan di 19 anni (l’autore delle otto coltellate che hanno provocato la morte di Rega) e Gabriel Christian Natale Hjorth di 20 anni, entrambi californiani, in vacanza a Roma nell’hotel di lusso LeMeridien a pochi passi dal luogo dell’omicidio, nel quartiere Prati. Ieri pomeriggio c’è stata l’udienza di convalida del fermo, Finnegan non ha risposto, la gip si è riservata di decidere.

Sono stati rintracciati grazie alle telecamere, ai tabulati telefonici e alle numerose testimonianze. In hotel è stato trovato il coltello utilizzato (nascosto in un controsoffitto), in una fioriera accanto all’albergo il borsello oggetto del «cavallo di ritorno». I due ragazzi giovedì sera erano stati a Trastevere in cerca di cocaina: a fornire loro la dose è Sergio Brugiatelli (in stato di fermo). Ma la cocaina era solo aspirina tritata.

I due si sarebbero vendicati rubando il borsello di Brugiatelli per poi proporre lo scambio: 100 euro e un grammo di coca in cambio della refurtiva. Il romano ha avvisato i carabinieri (è stato lui a parlare di magrebini) e all’appuntamento è arrivato con Rega e il collega Andrea Varriale, entrambi in borghese. Quando i carabiniere hanno bloccato gli statunitensi è cominciata la colluttazione, Finnegan ha tirato fuori il coltello e Rega è rimasto a terra esanime. Venerdì notte la confessione con quella che per lui era una giustificazione: «Non capisco l’italiano, non sapevo fosse la polizia, credevo volessero fregarci ancora». Una tesi a cui i pm non credono. Nel decreto di fermo si legge: «Pur a fronte di parziali discordanze, entrambi hanno ammesso le loro responsabilità».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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Quella a corredo è la foto circolata in alcune chat, che mostra uno dei due fermati bendato in caserma, in una condizione decisamente non ortodossa, che somiglia a immagini di interrogatori alla “sudamericana” viste nelle dittature del secolo scorso. Il Comando generale dell’Arma dei carabinieri informa di aver preso “fermamente le distanze dallo scatto e dalla divulgazione di foto di persone ristrette per l’omicidio del Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega e avviato accertamenti diretti a individuare i responsabili”.

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