Migranti. La Germania solidale sta con Carola, «Captain Europe»

Novanta comuni, cento Ong, trentamila tedeschi scendono in piazza in tutto il Paese al fianco delle ong e contro il ministro dell’interno Seehofer

Sebastiano Canetta * • 7/7/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 713 Viste

Seehofer boicotta l’accoglienza di 60 municipi, ma scrive al collega Salvini per chiedere «di riconsiderare la chiusura dei porti italiani»

BERLINO. Novanta comuni, cento Ong, trentamila tedeschi scesi in piazza in ogni parte della Germania. Bastano i numeri a restituire l’altezza dell’ondata di solidarietà ai naufraghi e ai volontari delle missioni di salvataggio manifestata ieri nella Repubblica federale. «Accoglienza subito» da Berlino a Monaco, da Bonn a Colonia passando per Duisburg, Francoforte, Hannover, Brema e Amburgo. Uno slogan scandito per le strade da una marea di persone per oltre dieci ore, agitando cartelli di libertà per le comandanti Carola Rackete e Pia Klemp di Sea Watch e contro il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, che boicotta la solidarietà dei 60 municipi pronti ad accogliere i naufraghi.

Echeggia il messaggio in diretta della Captain Europe celebrata in copertina da Der Spiegel insieme alle richieste «Per un’Europa della diversità e dei diritti umani» e contro la «Fortezza razzista dell’Unione europea». Un centinaio di cortei pacifici con piccoli canotti e i giubbotti di salvataggio, simbolo della strage nel Mediterraneo. «Il salvataggio in mare non conosce confini» scandisce la comandante Carola ai “colleghi” di Seebrücke, l’Ong-ponte che ha riunito la maxi rete di associazioni tra cui Medici senza frontiere, Pro Asyl, Attac, Borderline Europe oltre a Sea Watch.

«Ci si può aspettare che il governo tedesco prosegua con coraggio e dica che si preoccuperà di tutti coloro che verranno salvati nel Mediterraneo, cioè delle migliaia di persone che in questo momento stanno tentando di attraversarlo. Ma non sono le persone giuste» ha spiegato la comandante Rackete ai manifestanti scesi in strada fin dalle 11 nelle città dell’Ovest e alle 14 a Berlino dove la protesta è iniziata davanti alla cancelleria federale di Angela Merkel prima di snodarsi lungo la Friedrichstrasse e raggiungere il piazzale della stazione centrale. Cinquemila berlinesi con gli striscioni «Contro i porti chiusi» prima per la Sea Watch e adesso per i naufraghi della Alan Kurdi, la nave battente bandiera tedesca della Ong Sea Eye.

«Chiediamo che la Germania accolga tutti i profughi attualmente a bordo. Nessuno Stato europeo in questo momento si sta assumendo la propria responsabilità. Siamo in un vicolo cieco» riassume Liza Pflaum, portavoce di Seebrücke. Il paradosso, come ricordano gli attivisti, è che in Germania (e a Berlino) da mesi è attiva la rete di Solidarity Cities che è arrivata a contare quasi cento municipi. Nel caso della Alan Kurdi oltre sessanta sarebbero già pronti ad accogliere i naufraghi, se non fosse che il ministro Seehofer insegue la soluzione europea che possa accontentare, prima di tutto, gli elettori della Csu. Ad aprile il Senato di Berlino dovette sollecitare ripetutamente il ministro dell’Interno per potere accogliere 8 naufraghi raccolti dalla Alan Kurdi a largo della costa libica.

Ieri pomeriggio alla manifestazione di Magdeburgo anche il rappresentante del Consiglio della Chiesa protestante in Germania, Heinrich Bedford-Strohm, ha precisato: «È ovvio che le persone in pericolo vanno salvate. I soccorritori civili non dovrebbero più essere criminalizzati. E Soren Moje, macchinista della nave Sea Watch 3, appena sbarcato dopo il sequestro della nave in Sicilia, da Oldenburg in Bassa Sassonia ieri ha chiesto maggiore coinvolgimento dei Land tedeschi nell’accoglienza dei profughi salvati. «Il Mediterraneo è oggi la frontiera più mortale al mondo. Molti migranti hanno ripetutamente fallito i tentativi di fuga e sono stati abusati nei campi di tortura in Libia».

Tutto mentre a Berlino passa quasi sotto traccia lo scontro politico, frontale, tra il ministro Matteo Salvini e Horst Seehofer, firmatario della lettera con cui a nome del governo Merkel «chiede urgentemente di riconsiderare la posizione sulla chiusura dei porti italiani». Il No secco e immediato di Salvini rimbalza in cancelleria come al Bundestag al pari delle accuse per la bandiera tedesca sulla poppa della Alan Kurdi.

Un testa a testa fra sovranisti nel pieno dell’avvio della nuova Commissione Ue in cui la politica nazionalista (o la linea dell’ex candidato Csu a Bruxelles, Manfred Weber) saranno in minoranza. Un bel problema per Roma e la parte di Berlino che risponde a Monaco.

* Fonte: Sebastiano Canetta, IL MANIFESTO

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This