Notav, una marcia orgogliosa senza più sponde politiche

Il corteo dal «Festival dell’alta felicità» di Venaus al cantiere contestato di Chiomonte. I grillini sono i grandi assenti. Rispetto al passato, quando in Val Susa arrivavano da tutta Italia, ieri non c’era nessun parlamentare

Marco Boccitto * • 28/7/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Movimenti • 173 Viste

Una nube di gas lacrimogeno ha posto fine alla manifestazione Notav nei boschi della val Clarea. Finale ampiamente previsto, che soddisfa i manifestanti, che volevano raggiungere il cantiere diventato nel corso degli anni sempre più grande e invasivo.

DOPO UN’ORA DI ASSEDIO alla prima delle recinzioni esterne del cantiere di Chiomonte i gas invadono il fitto bosco perché sparati in ogni direzione al fine di disperdere la folla che si era avvicinata alle recinzioni: chi è sprovvisto di maschere anti gas, quasi tutti, subisce gli effetti dei fumi e indietreggia velocemente.
Circa cinquemila manifestanti avevano in precedenza sfondato una barriera d’acciaio piantata in mezzo ad un sentiero largo un metro e mezzo, nel nulla: dopo un primo lancio di lacrimogeni i poliziotti posti a difesa della surreale cancellata nei boschi – distante un chilometro dal cantiere – abbandonano il terreno di scontro, lasciando campo libero ai carpentieri Notav, che a colpi di flessibile aprono un varco attraverso il quale passano i manifestanti.

LA CANCELLATA VIENE successivamente smontata e privata del filo spinato. Giunti alla fortezza entro la quale è stato scavato il tunnel geognostico, i manifestanti si dividono in due parti e tentano un doppio assalto: vengono gettati sassi e tre petardi che provocano violenti boati che rimbombano nei boschi.
Alle otto di sera il movimento Notav ripiega e torna verso Giaglione, e poi ancora a Venaus dove si sta svolgendo il Festival dell’Alta Felicità. Visibilmente soddisfatto per il livello di conflittualità espresso, che metteva d’accordo i duri dei centri sociali giunti in gran numero e la componente popolare che non avrebbe accettato una degenerazione.

Termina all’imbrunire una giornata di lotta molto diversa da quelle campali del 2011 – anno della massima conflittualità – quando venne sgomberata la cosiddetta «repubblica della Maddalena»: ieri meno partecipanti, ma molto più giovani.

IL CORTEO, QUINDICIMILA persone all’inizio della marcia, muove i primi passi verso le due del pomeriggio e dopo circa due ore di cammino nella morsa dell’afa, prima lungo la statale e poi nei sentieri che attraversano una valle coperta di castagni secolari, raggiungeva il suo obiettivo. Lunghe file di automobili creano, ferme in attesa del passaggio del corteo: una accanito servizio di «propaganda» parla a tutti coloro che subiscono l’attesa, spiegando i motivi della manifestazione.

GIUNTI A GIAGLIONE la quasi totalità dei partecipanti che prendono le vie sterrate nel bosco sono giovani e giovanissimi, giunti in valle per partecipare al festival.

Pochi minuti prima della partenza un nubifragio si scatena in val Susa, abbattendosi anche sul campeggio adiacente alla grande arena del Festival e per alcuni minuti si teme che il corteo non riuscirà a partire, data la violenza della tempesta d’acqua: ma dopo alcuni minuti di furore meteorologico il cielo si rasserena e il corteo parte ordinato.

IL MONDO NOTAV cammina così per l’ennesima volta lungo percorsi disseminati di vigne che odorano di verde rame, con i versanti ancora coperti di antichi terrazzamenti abbandonati che raccontano un lontano passato contadino. Nel 2007 si decise, dopo i violentissimi scontri di Venaus del 2005, di posizionare il cantiere della galleria gegnostica in una valle laterale della val Susa, giudicata imprendibile a causa della dura opposizione popolare.

LA «ZONA ROSSA» che circonda il cantiere negli anni si è espansa ed è stata punteggiata da cancelli e sbarramenti, uno dei quali ieri è stato abbattuto e poi superato dai manifestanti.

In mattinata i capi del movimento Notav avevano invitato a non lanciare sassi o altro contro le forze dell’ordine: richiesta che da alcuni viene disattesa, come era del resto prevedibile.

Il lungo serpentone voleva raggiungere il cantiere e qui inscenare quella che viene chiamata «battitura», ovvero colpire ripetutamente e per minuti i cancelli con dei sassi. Rituale che veniva attuato negli anni passati e che viene ripetuto con successo.

IL GRANDE ENIGMA sulla presenza di rappresentanti del mondo cinque stelle non riscuote particolare successo tra i manifestanti, disinteressati alle capriole del partito di Beppe Grillo. Parlamentari grillini non vengono avvistati, mentre si presenta una solitaria consigliera comunale di Torino, Viviana Ferrero. La quale non si avventura verso i boschi della val Clarea e il cantiere, rimane presso l’arena del Festival. Negli anni passati la presenza del M5s fu massiccia, con deputati a profusione in arrivo da tutta Italia.

LA DECISIONE DEL GOVERNO gialloverde, e in particolare della sua componente cinque stelle, ha quindi portato energia a un movimento che non esprime una forza così da lungo tempo, diviso proprio dalle sensibilità politiche.

Nilo Durbiano, ex sindaco di Venaus, commenta: «Il movimento Notav aveva promesso che avrebbe raggiunto il cantiere e lo ha fatto: ma il punto non è questo. Il punto è che siamo di fronte a un mondo a cui è stato detto, numeri alla mano, che ha ragione ma deve subire un’ingiustizia. Nel governo si sono piegati a delle logiche di potere, e questo genera situazioni come quella di oggi».

È ORMAI SERA. I manifestanti, terminata la lunga marcia, tornano al campeggio dove assistono ad un concerto e alla festa finale del «Festival dell’Alta Felicità».

* Fonte: Marco Boccitto, IL MANIFESTO

 

Foto: notav.info

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