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RDC. Epidemia di Ebola, il secondo vaccino stende il ministro della Sanità

Repubblica democratica del Congo. L’epidemia colpisce anche la politica a Kinshasa. Oly Ilunga lascia in polemica con il presidente Tshisekedi e attacca la J&J: «Hanno nascosto informazioni». È giallo sulla disponibilità dei farmaci

Andrea Capocci * • 24/7/2019 • Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Internazionale, Salute & Politiche sanitarie • 149 Viste

L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo colpisce anche il governo del paese. Il 22 luglio si è dimesso il ministro della Sanità Oly Ilunga. Ilunga ha denunciato la sua estromissione dalla lotta anti-Ebola, ora affidata a una segreteria tecnica che risponderà direttamente al presidente Tshisekedi.

La decisione non provocherà terremoti, perché erano comunque in corso trattative per un nuovo governo e molti giudicano i metodi di Ilunga nepotisti e clientelari. Ma le sue dimissioni segnalano le tensioni nella gestione della risposta a Ebola, a cominciare dal rapporto con le case farmaceutiche che forniscono i medicinali.

IN QUESTO MOMENTO la prevenzione è affidata a un vaccino sperimentale della casa farmaceutica Merck. Le dosi a disposizione non sono sufficienti a coprire l’intera popolazione congolese e questo costringe gli operatori sanitari a vaccinare solo le categorie a rischio. In un anno, sono stati vaccinate 150 mila persone tra medici, infermieri e persone entrate in contatto con i malati.

Questa strategia sta dando scarsi risultati, perché rintracciare gli individui a rischio nel Nord Kivu è molto difficile. Secondo il vicepresidente di Medici senza frontiere Italia Ruggero Giuliani, «occorre una strategia di vaccinazione di massa per cui servono molte più dosi». Secondo la Merck, entro la fine dell’anno saranno pronte 600 mila dosi. In realtà, tutta questa disponibilità sembra più virtuale che reale, come spiega Giuliani: «La logistica per far arrivare il vaccino dagli Usa al Nord Kivu è complicata, per le difficoltà di garantire i trasporti e la catena del freddo per la conservazione». Dunque, Msf ha chiesto «piena trasparenza» sulla disponibilità dei vaccini e l’Organizzazione mondiale della Sanità ha proposto di utilizzare un secondo farmaco sperimentale, prodotto dalla Johnson & Johnson (J&J).

ILUNGA SI ERA OPPOSTO, sostenendo in disaccordo con il presidente che un doppio vaccino avrebbe generato confusione nella popolazione. Nella lettera di dimissioni ha aggiunto altro veleno: i fautori del secondo vaccino avrebbero dimostrato «scarsa etica, nascondendo volontariamente informazioni rilevanti alle autorità sanitarie». Peter Piot, scopritore del virus Ebola, direttore della London School for Hygiene & Tropical Medicine e collaboratore della Johnson & Johnson nella messa a punto del vaccino, ha definito «oltraggiose» le accuse dell’ex-ministro.

LA DIPARTITA DEL MINISTRO probabilmente condurrà all’introduzione del nuovo vaccino. Le ricadute non saranno solo sanitarie. Per case farmaceutiche come Merck e J&J che hanno investito nella ricerca anti-Ebola, l’epidemia rappresenta un’occasione rara. A differenza di altri farmaci, un vaccino contro Ebola non può essere sperimentato attraverso i normali trial clinici, troppo rischiosi. Un’epidemia, invece, permette di valutare l’efficacia dei vaccini e autorizzarne il commercio. Se la malattia si allargasse ulteriormente costringendo i governi a fare scorte di vaccino, potrebbe aprirsi un mercato appetitoso.

* Fonte: Andrea Capocci, IL MANIFESTO

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