Salvini-Arlecchino, servitor di tre padroni

Salvini un mese fa è volato in Usa e si è allineato con Trump sulle sanzioni all’Iran, in pieno contrasto con la linea europea e gli interessi delle nostre imprese

Alberto Negri * • 13/7/2019 • Internazionale, Politica & Istituzioni • 127 Viste

L’Arlecchino di Goldoni era servitor di due padroni, la Lega di tre. Salvini un mese fa è volato in Usa e si è allineato con Trump sulle sanzioni all’Iran, in pieno contrasto con la linea europea e gli interessi delle nostre imprese. Tutto questo senza che i Cinquestelle dicessero una parola. È andato diverse volte in Russia e forse – ma è da accertare – ha ricevuto soldi da Mosca, per poi non fare niente sulle sanzioni. E nel dicembre scorso il ministro degli interni è andato in Israele e ha schiacciato le sue posizioni su quelle dello Stato ebraico come mai aveva fatto un ministro nella storia della repubblica italiana, mettendo persino a rischio i soldati italiani in Libano, si ricorderà, con le sue dichiarazioni contro Hezbollah.
Negli Stati uniti ora compaiono registrazioni che replicano quanto già apparso sui giornali mesi fa. C’è qualche cosa che non quadra: due Stati ottengono da Matteo Salvini appoggi importanti in contrasto con la nostra politica estera e pure gratis. La Russia invece paga per non avere contropartite. Qual è la logica?

Come vedete bene le questioni aperte non sono soltanto eventuali finanziamenti russi alla Lega, sui quali è in corso un’indagine della procura di Milano. La questione di fondo è la politica estera di questo governo e di questo Paese, che nel 2011 con la caduta di Gheddafi ha subito la peggiore sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Il progetto della Lega è di entrare a far parte del «nuovo atlantismo» che vede la Nato tradizionale sempre meno importante. Anzi in queste ore la vecchia Nato è in crisi nera per lo scontro tra Trump e Erdogan sulla prima consegna ad Ankara del sistema missilistico di difesa S-400 russo mentre gli Usa hanno congelato la fornitura dei caccia F-35 (di cui la Turchia produce 900 componenti). Una sfida che ci interessa: gli Usa, con il favore di Salvini, potrebbero «scaricare» all’Italia una parte delle mancate forniture alla Turchia dei cacacciabombardieri F-35.

Donald Trump sta cercando di costituire alleanze trasversali perché la Nato non gli serve quasi più. La sua prima visita all’estero è stata in Arabia saudita, con un carico miliardario di armi, per vedere come avvicinare Riad a Israele e costituire un fronte tra Usa- monarchie del Golfo, stati arabi «amici» e Stato ebraico.
Questa alleanza ha quattro funzioni 1) tenere a bada il ritorno della Russia in Medio Oriente e la crescente influenza cinese 2) mettere nel mirino l’Iran sciita, avversario delle monarchie sunnite e di Israele, che è riuscito a tenere in piedi Assad con l’aiuto di Putin 3) manovrare l’integralismo islamico secondo le necessità degli Usa e delle monarchie arabe facendo fuori i Fratelli Musulmani che si oppongono alle dittature regionali 4) comprarsi – ma pare difficile per il momento – i palestinesi con i soldi del Golfo.

In questo quadro la nuova Nato dovrebbe fare leva sui Paesi dell’Est che tutti sono entrati nell’Alleanza ben prima di entrare nell’Ue, per fronteggiare la Russia e contenere l’espansione dei progetti nel gas e infrastrutturali della Germania con Mosca e Pechino. La manovra è riuscita solo in parte trascinando la Polonia nel campo americano ma è fallita quando si è trattato di attuare l’avvicinamento tra Varsavia e Israele.

Per questo la Lega si è opposta agli accordi dei Cinquestelle con la Cina. La Lega obbedisce alle grandi strategie degli Stati Uniti che intendono mantenere sotto tiro Pechino. E comunque anche nel caso gli Usa e la Cina si mettessero d’accordo sui dazi gli spazi di mercato saranno occupati soprattutto da aziende americane non da quelle europee e italiane.

Per quanto riguarda il Mediterraneo, Salvini si allinea a Israele, privando l’Italia del ruolo storico di Paese «ponte» con la Sponda Sud. In poche parole la politica estera leghista rinuncia a ulteriori spazi di manovra sperando che alleati forti come Usa e Israele lo tengano in sella bilanciando il suo isolamento in Europa con una posizione di rilievo nella Nuova Nato. Per questo obiettivo è più disposto a pagare che a essere pagato.

In questo contesto i russi avrebbero beneficiato Salvini per niente. O forse per qualche partita futura. Del resto Putin e Trump si guardano con simpatia e forse un giorno appianeranno la questione Ucraina, visto che l’Europa non ci riesce. Mentre Israele tiene sotto botta il Cremlino e i suoi oligarchi che per operare all’estero si servono di passaporti israeliani, Non c’è un contrasto così lacerante ad avere tre padroni, tre padrini, tre sponsor. Sono questi i moderni sovranisti del protettorato americano.

* Fonte: Alberto Negri, IL MANIFESTO

photo: Secretary Pompeo Meets with Italian Deputy Prime Minister Salvini.
U.S. Secretary of State Michael R. Pompeo meets with Italian Deputy Prime Minister Matteo Salvini at the U.S. Department of State in Washington, D.C, on June 17, 2019. [State Department photo by Michael Gross/Public Domain]

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