Al G7 di Biarritz Macron fa tornare la diplomazia su Iran, dazi e Amazzonia

G7. Il presidente francese dallo scontro con Bolsonaro sugli incendi al tentativo di frenare l’escalation tra Washington e Teheran

Anna Maria Merlo * • 27/8/2019 • Internazionale • 144 Viste

Un’accelerazione diplomatica sull’Iran, grazie alla mediazione francese, con la possibilità di un incontro tra Donald Trump e il presidente iraniano Rohani, con lo scopo di allontanare i venti di guerra. Un «accordo», ancora da definire nei dettagli in sede Ocse, per arrivare a una tassazione internazionale sulle multinazionali del digitale. Una preoccupazione condivisa sulla deriva climatica e gli incendi in Amazzonia, con un finanziamento d’emergenza (20 milioni) per spegnere gli incendi e la prospettiva della foresta «patrimonio mondiale», mettendo all’angolo Jair Bolsonaro. Una prospettiva per uscire dal braccio di ferro sul commercio internazionale nelle relazioni con la Cina.

SENZA UN COMUNICATO FINALE dettagliato, in una sola pagina (più degli allegati su questioni specifiche) il G7, che si è concluso ieri a Biarritz, ha permesso a Emmanuel Macron di impacchettare con grande abilità un abbozzo di dialogo, che senza arrivare a decisioni concrete di fatto rilancia almeno il multilateralismo, in grande difficoltà in questo periodo di ascesa di leader nazionalisti. La conferenza stampa finale congiunta tra Macron e Trump (ufficialmente per «passare il testimone» alla presidenza Usa del G7 nel 2020) è stata il simbolo della ripresa della diplomazia. Anche se il G7 oggettivamente ha perso peso: i 7 “grandi” rappresentano ormai solo il 40-45% del pil mondiale, gli emergenti non accettano più da tempo i diktat del vecchio potere, mentre i cittadini chiedono con sempre maggiore determinazione dei conti ai leader sulle loro decisioni che non tengono conto degli interessi della maggioranza della popolazione, che puntualmente protesta.

Ma la “forma” diplomatica a Biarritz è servita a mettere in scena un prolungamento (illusorio?) del gioco di potere dei “grandi” (in sostanza, gli Usa e la Ue, dove Macron intende brillare, vista la debolezza di Angela Merkel a fine corsa e la Brexit). Nessuna decisione, invece, sull’eventuale ritorno della Russia, sospesa nel 2014 per l’annessione della Crimea.

IRAN. «Ci sono buone possibilità per un incontro» con Rohani, ha confermato Donald Trump, «se le circostanze lo permettono», dopo l’annuncio di Macron che spera «nelle prossime settimane» in un summit tra Trump e il presidente iraniano, per «fermare l’escalation». Il lavoro diplomatico è stato fatto dal ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, poi c’è stata una telefonata tra Macron e Rohani e l’arrivo a sorpresa domenica a Biarritz del ministro degli Esteri, Mohamad Javad Zarif (che ha incontrato Macron, ma non Trump, perché per quest’ultimo «è troppo presto»).

Si apre lo spiraglio di un allentamento delle sanzioni contro Teheran, «hanno bisogno di soldi – ha tradotto Trump – che saranno garantiti dal petrolio». In cambio, restano le condizioni Usa: cedere sul programma balistico e sull’influenza iraniana nella regione (Siria, Libano ecc.) perché Trump continua a considerare «ridicolo» l’accordo del 2015 sul nucleare da cui ha fatto uscire gli Usa. Ma non c’è unanimità nell’amministrazione Usa sull’Iran e la diplomazia francese ha giocato su queste sfumature. Fermo restando che per tutti al G7 l’Iran non deve avere l’arma nucleare, resta l’irritazione di Israele.

AMAZZONIA. I paesi del G7 stanziano 20 milioni d’emergenza per lottare contro il fuoco. C’è stata una conferenza stampa con il presidente del Cile Piñera, che il prossimo anno ospita l’edizione della Cop. L’obiettivo è arrivare a un coordinamento regionale e considerare l’Amazzonia come «patrimonio mondiale», contro la posizione nazionalista di Bolsonaro. «Ipocrita» hanno subito risposto gli altermondialisti di Alternative G7, perché il blocco della ratifica dell’accordo Ue-Mercosur da parte della Francia (e dell’Irlanda) è soprattutto legato alla politica «ipocrita» di Bolsonaro e non alla sostanza dell’intesa.

Niente diplomazia tra Francia e Brasile: Macron ha definito «straordinariamente irrispettose» le affermazioni di Bolsonaro sulla moglie Brigitte, e il presidente brasiliano ha continuato ad accusare il francese di «colonialismo» (ma la Francia è anche un paese amazzonico, con la Guyana). Trump non ha partecipato alla riunione sul clima, ma si definisce «ecologista».

DIGITAL TAX. L’obiettivo è arrivare a una proposta in ambito Ocse il prossimo anno. La Francia evita le ritorsioni Usa sul vino («Melania ha apprezzato molto il vino francese» ha detto Trump), e promette di abolire la tassa sulle Gafa (3% sul fatturato in Francia) quando ci sarà un sistema fiscale internazionale (e la restituzione del troppo versato, se questa sarà inferiore a quella francese). Un passo avanti, almeno diplomatico (Trump aveva definito «stupido» Macron per la digital tax «antiamericana»).

COMMERCIO INTERNAZIONALE. Macron si è fatto comprensivo verso le irritazioni Usa rispetto alla Cina, che non rispetta la proprietà intellettuale e minaccia posti di lavoro nei paesi G7. Ma l’obiettivo è arrivare a una riforma delle regole internazionali per «modernizzarle», ha precisato Macron, evitando lo scontro bilaterale Usa-Cina, che fa aumentare i rischi di rallentamento dell’economia mondiale, addirittura di recessione in alcune aree, Ue in testa.

* Fonte: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

 

photo: Tasnim News Agency [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)]

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