Allarme ONU, povertà e migrazioni aumentano con il riscaldamento globale

Cambiamento climatico. Rapporto del comitato scientifico dell’Onu sul rapporto tra clima e territorio: rischi di siccità, incendi e instabilità alimentare

Luca Martinelli * • 9/8/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Studi, Rapporti & Statistiche • 80 Viste

Gli scienziati del clima hanno lanciato l’ennesimo allarme di fronte al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. A Ginevra, l’8 agosto, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu ha presentato un rapporto speciale dedicato ad approfondire il rapporto tra uso del suolo e cambiamento climatico. Almeno mezzo miliardo di persone, spiega, vive in aree dov’è in corso un processo di desertificazione. Terre aride e desertiche sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici e a eventi estremi quali siccità, onde di calore, tempeste di polvere.

IL RISULTATO È INEVITABILE: caleranno la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. E a pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, costrette ad emigrare. Ecco perché il flusso non può essere fermato, anche se chi cerca rifugio in Europa non può sapere che anche il Mediterraneo è – secondo gli scienziati che hanno redatto il report – ad alto rischio di desertificazione e incendi.

È passato meno di un anno da quando, nell’ottobre del 2018, lo stesso Ipcc ha pubblicato il rapporto sul clima famoso per avvertire che senza ridurre immediatamente le emissioni di gas climalteranti, già nel 2030 le temperature medie globali potrebbero superare la soglia di 1,5 gradi in più rispetto ai livelli pre-industriali. Il limite fissato dall’Accordo di Parigi del 2015.

Questo nuovo rapporto si concentra invece sul rapporto fra il cambiamento climatico e l’uso del suolo, studiando in particolare il rapporto tra modello agricolo e di gestione forestale e climate change. Per il report, la stabilità delle forniture di cibo calerà all’aumento della grandezza e della frequenza degli eventi atmosferici estremi, che spezzano la catena alimentare, ma anche come conseguenza di un aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera, elemento che può abbassare le qualità nutritive dei raccolti.

Le zone tropicali e subtropicali saranno le più vulnerabili. Per gli scienziati che hanno redatto il rapporto (107 gli autori, da 52 Paesi, che hanno analizzato circa 7mila paper, e valutato oltre 28mila commenti), alcune risposte potrebbero mitigare l’impatto del climate change: produzione sostenibile di cibo, gestione sostenibile delle foreste, gestione del carbonio organico nel suolo, conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione (spesso direttamente legate alla produzione agro-industriale, con la soia in Amazzonia o le piantagioni di palma da olio in Indonesia), riduzione della perdita e dello spreco di cibo.

QUESTI SONO GLI STRUMENTI che riducono in modo diretto le emissioni di gas serra. Le politiche potenzialmente più efficaci, perché hanno un impatto immediato, in un momento di continue emergenze, sono la conservazione di quegli ecosistemi che catturano grandi quantità di carbonio, come le paludi, le zone umide, i pascoli, le mangrovie e le foreste.

Nelle grandi aree verdi, piante e alberi catturano l’anidride carbonica dell’atmosfera e la conservano in tronchi e foglie. Questi in seguito si decompongono a terra e lasciano la CO2 imprigionata nel terreno. Misure di lungo periodo, comunque necessarie, sono la forestazione e riforestazione, il ripristino di ecosistemi ad alta cattura di carbonio e di suoli degradati. «Il suolo e la biodiversità stanno soffrendo una pressione enorme a causa dell’aumento della deforestazione in Amazzonia e degli incendi che stanno devastando Siberia e Indonesia – spiega Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia -.

Questi fenomeni hanno un impatto diretto sulla vita di milioni di persone e sul clima, poiché minacciano la nostra sicurezza alimentare favorendo la desertificazione e il degrado del suolo». «Il messaggio del rapporto Ipcc è un ulteriore forte stimolo a rivedere le attuali pratiche agricole, favorendo quelle che consentono di aumentare il contenuto del carbonio nei suoli, e sottolinea l’importanza del contenimento del consumo di carne – sottolinea Gianni Silvestrini, direttore scientifico della ong sul clima Kyoto Club».In Italia, intanto, come sottolinea una nota del Wwf «non si hanno più notizie del disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” che nella passata legislatura, dopo essere stato approvato nel 2016 dalla Camera, si è interrotto al Senato». È solo una delle tante bandiera ammainate dal Movimento 5 Stelle.

* Fonte: Luca Martinelli, IL MANIFESTO

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This