Clima. Trump, il negazionista: censura e intimidazioni contro gli scienziati

Lo scienziato Lewis Ziska si è dimesso dal Ricerca del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense per il clima di censura e intimidazione instaurato dall’amministrazione Trump

Andrea Capocci * • 9/8/2019 • Copertina • 94 Viste

Tra le ricerche citate dall’Ipcc nell’ultimo rapporto, ci sono quelle dello statunitense Lewis Ziska. Per oltre vent’anni, Ziska si è occupato dell’impatto del cambiamento climatico sulla produzione agricola per la divisione di Ricerca del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, tanto che fino al 2014 aveva rappresentato direttamente gli Usa proprio nell’Ipcc.

LA SUA BRILLANTE CARRIERA al Dipartimento si è però interrotta volontariamente venerdì scorso, quando il ricercatore sessantaduenne si è dimesso dal suo posto di senior researcher, il più alto in grado. Il suo addio, ha spiegato al magazine Politico, è dovuto al clima di censura e intimidazione instaurato dall’amministrazione Trump. L’episodio che lo ha toccato direttamente riguarda una ricerca pubblicata nel 2018 sulla rivista Science Advances. La ricerca rivelava che l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera sta erodendo il potere nutritivo di coltivazioni fondamentali per l’uomo come il riso.Il cambiamento climatico mette dunque a repentaglio la salute di circa seicento milioni di persone al mondo per le quali il riso fornisce la maggior parte delle calorie e delle proteine. Nonostante l’impatto della ricerca, il dipartimento statunitense ha impedito alla rivista e al ricercatore di dare pubblicità ai dati: interviste vietate, nessun comunicato stampa e la ricerca di Ziska, anche se pubblicata su una rivista scientifica importante, non è mai giunta sulle pagine dei giornali. Tra gli addetti ai lavori, però, non è passato inosservato, tanto da meritare abbondanti citazioni nel rapporto odierno dell’Ipcc.

ZISKA HA DESCRITTO IL CLIMA di terrore nel suo laboratorio da quando Trump ha nominato come segretario all’agricoltura (l’equivalente del nostro ministro) il negazionista climatico Sonny Perdue. Per paura di perdere finanziamenti, sostiene Ziska, «nessuno voleva pronunciare parole come ‘cambiamento climatico’, si parlava di ‘incertezza climatica’ o di ‘eventi estremi’». Un sondaggio dell’Unione degli scienziati responsabili conferma la denuncia di Ziska: il 18% degli intervistati ha ammesso di aver ricevuto richieste per omettere l’espressione «cambiamento climatico» e il 20% di essersi auto-censurato.

* Fonte: Andrea Capocci, IL MANIFESTO

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